Necropop di Luca Mainini

Viviamo nella “age of videocracy”, ne siamo coscienti da prima che Erik Gandini portasse sullo schermo il suo documentario dal caustico sottotitolo “basta apparire”, ma quali[...]

Necropop di Luca Mainini

Viviamo nella “age of videocracy”, ne siamo coscienti da prima che Erik Gandini portasse sullo schermo il suo documentario dal caustico sottotitolo “basta apparire”, ma quali intellettuali (e qui consigliamo la lettura del testo di Asor Rosa Il grande silenzio), quali artisti o scrittori sono stati così pronti e disponibili a raccontare questa nuova era di minimalismo morale a braccetto con quello che potremmo definire “voyeurismo lavorativo”?

Già ai tempi del suo blog di culto popvoyeur Luca Mainini, reduce dal reality Open Space di Gay TV, ci aveva raccontato lo straniamento catodico e casalingo, l’esperienza mesmerizzante del tubo catodico (rigorosamente analogico…) e l’importanza sempre troppo sottovalutata dell’arena mediatica.

Fra libri (Poppers, PopOpera 50 mg), fotografia, mostre (Pop Insomnia) e tanto tanto web Mainini ha portato alla nostra attenzione la genesi dell’age of videocracy: dalle televisioni private alla casa del Grande Fratello, dalle cartomanti catodiche a Pomeriggio Cinque e così via.

Oggi il nostro torna con una mostra, Massacro Show Live! e un libro: Necropop (come a dire: sappiate che è troppo tardi per tornare indietro…) le cui pagine sono sorprendentemente vicine all’approccio di Videocracy e possiedono una profetica comunione con l’estetica militante del film di Gandini.

Per esempio:

Ho la schizofrenica impressione che la tv sia sempre accesa a fissarmi.
Le trasmissioni sono nicotina per il popolo. Annamaria Franzoni è la Paris Hilton italiana, immortalata come una bionda mediatiche ereditiera da Red Carpet, è la più amata dal catodico italiano lobotomizzato.
Attempate conduttrici tg imitano Madonna con disincanto di mezza età.
MaurizioCostanzoShow e le sue psicosomatiche estroflessioni è un trademark, che, apocalittico, incombe.
” (pag. 56).

O ancora:

Manichine con le gambe scoperte. Pose innaturali le innalzano alla credibilità estetica popolare. Impreziosite da morire, donano plastici approcci languidi. Scavano nell’inconscio maschile vomitando carnalità, brutalità, plasticità.” (pag. 10).

Un ritmo incalzante, un rullo continuo (come la programmazione televisiva of course, ma altresì affine alla poesia sperimentale) che schiaccia, annichilisce e porta il lettore/spettatore allo straniamento, all’esperienza affine (ma finalmente cosciente) della visione catodica, qui quasi sovrannaturale o divina (non a caso una delle espressioni più note di Silvio Berlusconi è proprio: “sono unto dal signore”).

Ci sarà, più avanti, tempo per interrogarsi, studiare, indignarsi e stupirsi nelle accademie come al bar, ma adesso non possiamo che lasciarsi accarezzare dal flusso di impulsi elettrici (da poco digitali) dalle opinioni, dai volti e dalle sfatte maschere luminose narrate con approccio profetico e mai didascalico da Luca Mainini.

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