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Ho Magalli in testa ma non riesco a dirlo di Marco Marsullo

Esiste la possibilità di una nuova direzione per la narrativa pulp? Quali sono gli autori che prenderanno in mano la “patata bollente” (ormai abbandonata dai cannibali) e proveranno a[...]

Ho Magalli in testa ma non riesco a dirlo di Marco Marsullo

Esiste la possibilità di una nuova direzione per la narrativa pulp? Quali sono gli autori che prenderanno in mano la “patata bollente” (ormai abbandonata dai cannibali) e proveranno a re-inventare un genere che negli ultimi anni ha vissuto fra le maglie policrome e spettacolari del postmoderno?

Due autori, a mio parere, si sono fatti carico di rielaborare e “adattare” il genere a questi tempi così, come dire… Nie. Trattasi di Matteo Righetto (occorrerà parlare di lui al più presto) e del giovane Marco Marsullo, entrambi esempi (l’uno per il nord l’altro per il sud) di una nuova sperimentazione cattivissima all’italiana.

Nella sua raccolta di racconti Ho Magalli in testa ma non riesco a dirlo il giovane Marco Marsullo ci propone un brand new pulp caratterizzato da una particolare attenzione per la lingua italiana, per la sua sintassi e le sue potenzialità immaginifiche. Quella di Marsullo è una serie di racconti feroci e senza via d’uscita, spogliati dall’ironia postmoderna per mostrarsi in tutta la loro natura orribile e in parte iperrealistica e ancora divertita e godibile. Da La sagra di Pezzan (che sfida a singolar tenzone Come Dio comanda di Ammaniti) a Cose che non devono essere raccontate il giovane Marsullo dimostra di aver il totale controllo de confini del proprio universo narrativo, fatto di provincia, candore, ferocia e (ovviamente) delirio e sangue.

Ma c’è molto di più nella raccolta di Marsullo, una parte dei racconti, programmaticamente introdotti da Ho Magalli in testa ma non riesco a dirlo che dà il titolo alla raccolta, mettono sul proscenio tutta la verve surrealista e sorprendente del nostro. Lasciarsi condurre e stupire dalla prosa di Marco Marsullo sarà un’esperienza nello stempo originale e tradizionale (nei continui rimandi a certi topoi deliziosamente avantpop). Dei micro-percorsi che speriamo di ritrovare presto in un’opera di lunghezza maggiore.

Non ci resta che augurare una lunga e proficua carriera a Marco Marsullo che si presenta già come il classico autore “da tenere d’occhio” (prima della rasoiata finale).

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