Dollhouse: la prima stagione

Lo stile di Joss Whedon è sempre stato un pò posticcio, a volte (ok, molte volte) ha sfiorato il kitsch, ma è sempre fedele a una visione personale e originale della serialità. Nel dettaglio Whedon[...]

Dollhouse

Lo stile di Joss Whedon è sempre stato un pò posticcio, a volte (ok, molte volte) ha sfiorato il kitsch, ma è sempre fedele a una visione personale e originale della serialità. Nel dettaglio Whedon sembra vedere nella serialità televisiva una preziosa occasione per dare vita alle creature che abitano le pagine dei suoi adorati fumetti, (L’ammazzavampiri Buffy e la corte di mostri usciti dalla Bocca dell’inferno e Angel con la sua gang di creature sovraumane ne sono la dimostrazione principale) ero per questo convinto che avrebbe continuato su questa linea, magari esagerando i tratti del filone (effetti speciali compresi), con la sua nuova creatura Dollhouse appena conclusasi su FOX.

Con la sua nuova “casa delle bambole” Whedon prende un’altra linea, maggiormente sci-fi (identità, tencologia, etica, avatar e surrogati), oscura e “programmata” (il programmare le serie già dalla prima puntata con cliffangher e misteri assortiti disseminati qua e là ha ormai soppiantato il buon vecchio legame intertestuale fra le puntate). Lo dico subito, l’idea è eccellente e ha un potenziale narrativo praticamente infinito (se sfruttato bene): un luogo celato in cui alcuni individui selezionati vengono svuotati della propria coscienza per essere programmati con personalità ad hoc con lo scopo di appagare i desideri (lascivi, perversi, sadici, malinconici e… romantici) di gente ricca e potente.

La prima parte della stagione – dove bisogna ammetterlo si stentava ad apparsionarsi – racconta delle missioni di Echo/Caroline (interpretata dalla magnifica Eliza Dushku) e spiega il funzionamento della Dollhouse presentandoci alcuni dei protagonisti principali: la sua maitress..ehm autorità superiore Adelle DeWitt, apparentemente senza scrupoli e convinta del valore umanitario della Dollhouse, il geek solitario e cinico programmatore delle dolls Topher e Boyd un ex polizziotto e ora guardiano di Echo. Insieme a loro gli imbabolati “attivi” della casa: Sierra e Victor, November e Whiskey. Fuori (scoprirero solo dopo: in superficie) le leggende sull’esistenza della Dollhouse si moltiplicano (bellissimo l’episodio in cui si simulava un servizio televisivo con interviste fatte per strada alla gente sulla Dollhouse), solo un detective sta provando a risolvere il mistero, lo sdrucito Paul Ballard (indovinate un pò a chi fa riferimento il cognome?) che solo nel confuso penultimo episodio riuscirà ad entrare nella Dollhouse.

La seconda parte, compreso Omega, il dodicesimo episodio (che doveva essere l’ultimo ma a cui verrà aggiunto nell’edizione in DVD un tredicesimo episodio: Epitaph One) svela alcuni interrogativi: chi è Caroline e perché ha deciso di vendere il proprio corpo alla Dollhouse per cinque anni? Quali sono realmente gli scopi della Dollhouse e cosa nasconde la casa farmaceutica Rossum che finanzia il progetto? Il tutto accompagnato dalla presenza dell’attivo seriale Alpha (impazzito dopo un “evento composito” possiede decine e decine di personalità e ricordi) deciso a uccidere e mutilare il volto di chi si metterà fra lui e Echo/Caroline.

Dopo il confuso episodio Omega gli autori e lo stesso Joss Whedon hanno prodotto l’interessante e cupo Epitaph One che mostra – questa volta in stile fumettistico – uno scorcio di futuro in cui la tencologia della Dollhouse è irrimediabilmente degenerata.

Ma come si dice, questa è un’altra storia.

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