Questo sito contribuisce alla audience di

Heroes: la prima stagione

Iniziò con Heroes l’era calante (degli ascolti) delle serie TV in chiaro. Ricordo che a soli quattro episodi dalla fine Heroes venne sostituita da Italia 1 con “The Bourne Identity”,[...]

Hiro Nakamura di Heroes

Iniziò con Heroes l’era calante (degli ascolti) delle serie TV in chiaro. Ricordo che a soli quattro episodi dalla fine Heroes venne sostituita da Italia 1 con “The Bourne Identity”, replica, blockbuster e primo capitolo di una trilogia avente come protagonista Matt Damon. Sulle motivazioni molto si è scritto (e si è ripetuto in merito ad altri flop in chiaro come The Tudors, Dirty sexy money e Damages): collocazione barbara, messa in onda prematuramente, poca valorizzazione da parte della rete.
Ma sono queste le cause reali?

La messa in onda anticipata non è mai stato un problema serio dato che gli amanti delle serie TV proprio nell’estate hanno sempre trovato il loro habitat naturale con le decine e decine di repliche da gustare e rivedere. Neanche la poca valorizzazione regge come ipotesi dato che la rete aveva da tempo proposto ben 4 promo diversi per altrettanti fasce di pubblico.
Allora perché il fallimento?

Potrebbe darsi che il problema sia insito nel meccanismo seriale, sfruttato perfettamente dagli sceneggiatori e dal creatore Tim Kring che hanno perfezionato trame, personaggi, riferimenti e dettagli allo sfinimento. L’impegno richiesto al pubblico è grande ma ripagato. Heroes non è LOST e di episodio in episodio è possibile seguire la direzione giusta per comprendere gli eventi. I personaggi si evolvono in maniera naturale (cosa che ahinoi verrà stravolta nella terza confusa stagione) e piacevole, inoltre gli intrecci si svelano costantemente.

Il pubblico dei canali generalisti è disabituato alle grandi architetture narrative a episodi (e dire che in passato tutti, dal feudatario alla servetta leggevano con voracità gli episodi dei romanzi d’appendice sui giornali) e per questo preferisce serie autoconclusive come N.C.I.S. (in onda proprio contro Heroes), C.S.I., Cold Case, Criminal minds, Numb3rs, HOUSE M.D. (che altro non è che un giallo in ambiente medico sanitario) e Grey’s Anatomy.

Ad ogni modo notazione speciale meritano gli ultimi due episodi della prima stagione di Heroes. Plebiscito e Come si ferma un uomo che esplode? sono tra i finali di stagione più belli degli ultimi anni. Essenziale, quasi minimale la risoluzione degli eventi e per questo motivo condivisibile e decisamente emozionale. L’intervento di Nathan Petrelli e l’abbraccio-salvataggio del fratello Peter rende giustizia alle architetture narrative realizzate dal creatore Tim Kring e dagli sceneggiatori tutti. Si cominciano a delineare anche le dinamiche future, le famiglie, a mio parere, risultano essere il motore principale della crescita e della formazione dei vari eroi. I Petrelli, I Nakamura, I Suresh e in parte anche i Bennet.

La girandola di eventi e situazioni attorno al Kirby Plaza coinvolge e dipana quasi tutti gli interrogativi con equilibrio, in un giocoforza unico e piacevolissimo. Forse troppo poco spazio per l’ironia ma immagini decisamente stupende (come dimenticare la morte di Mr. Linderman per mano di DL Hawkins?).

Lo spettatore riesce anche a intravedere le prime pagine del secondo volume, con Hiro catapultato nel passato e Sylar forse (leggi sicuramente) salvo in un tombino. In attesa di nuovi sviluppi non possiamo che aprire e iniziare già sfogliare il secondo volume: Generazioni (coincidente con la seconda stagione).

I promo prodotti da Italia 1 in occasione della messa in onda della prima stagione di Heroes:

Le categorie della guida