L'ombra dello scorpione di Stephen King

Divertente leggere L’ombra dello scorpione (in originale The Stand) in questi giorni di pandemia da influenza H1N1. Era il lontano 1978 quando Stephen King dava alle stampe una delle sue opere più[...]

L'ombra dello scorpione di Stephen King

Divertente leggere L’ombra dello scorpione (in originale The Stand) in questi giorni di pandemia da influenza H1N1. Era il lontano 1978 quando Stephen King dava alle stampe una delle sue opere più articolate e ricche di suggestioni (salvo poi ripubblicare il testo nel 1991 in una “Edizione integrale”) in cui un virus (chiamato Captain Trips) elaborato a scopi militari, con un tasso di infettività del 99,4% decima la popolazione della terra.

Il lungo romanzo (823 pagg.) parte da un riazzeramento sociale (tematica fra le più amate da Stephen King) e propone uno scenario post-apocalittico e visionario in cui i sopravvissuti americani al virus si riuniscono in due fazioni differenti, una a est (oriente, la nascita) l’altra a ovest (occidente, il tramonto, la morte). La prima fazione è guidata dalla ultracentenaria Mother Abagail Freemantle, una donna afroamericana in comunione spirituale con “Dio” (biblico e atavico), la seconda retta e organizzata nel terrore da Randal Flagg, creatura sovrannaturale rappresentazione del male assoluto. È quest’ultimo il riferimento intertestuale più evidente ad altre opere del re del brivido, lo ritroveremo infatti nei romanzi L’occhio del drago, nel racconto Cuori in Atlantide e nella serie più famosa dello zio Steve, quella della Torre Nera. Riferimenti a quest’ultima saga sono poi stati aggiunti nell’edizione del 1991 in particolare al concetto di “ka” (destino) e “ka-tet” (gruppo di persone unite, anche per un breve tratto di tempo, dallo stesso destino).

Le suggestioni de L’ombra dello scorpione sono moltissime e meriterebbero una descrizione più ampia e dettagliata, a partire dalla riflessione/rappresentazione del bene e del male (così simili e a volte difficilmente distinguibili), del libero arbitrio (tutti i personaggi scelgono da quale parte stare a seconda delle proprie attitudini, del proprio background, delle proprie aspirazioni), dei concetti di “colpa” e “espiazione”. Vi sono poi moltissime citazioni sia a livello della struttura: per sua ammissione L’ombra dello scorpione ha come modello di riferimento l’epica de Il Signore degli Anelli; che a livello di tematiche: ancora una volta il fantasy, ma anche l’horror (basti pensare alla sotto-trama riguardante Nadine Cross), il thriller (con il personaggio di Harold Lauder), lo sci-fi (il virus segreto del governo), il racconto d’amore e così via in una macro-tessitura che si fa celebrazione del narrare tutto.

Interessante a mio avviso anche la rappresentazione da “guerra fredda” (con tanto di spauracchio dell’atomica) affatto semplicistica. Entrambi gli schieramenti non sono definiti ma “frastagliati” (nei desideri, nelle intenzioni), come è nella natura umana il bene (come il male) non sta tutto da una parte, da qui la difficoltà da parte di King di portare gli eventi a una risoluzione definitiva (ne parlerà in On writing), che di fatto non arriva neanche nelle ultime pagine dove il dubbio (forza motrice e ri-generatrice) chiude magistralmente gli eventi.

In definitiva un testo godibilissimo, un ottimo esempio di narrativa pop e intelligente.

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