UP di Peter Docter e Bob Peterson (2009)

E dire che ormai dovremmo essere preparati, che anche le pellicole di “transizione” prodotte dalla Pixar sono pur sempre straordinarie e ricche di carica immaginifica (vedi Alla ricerca di[...]

UP il nuovo film della Disney

E dire che ormai dovremmo essere preparati, che anche le pellicole di “transizione” prodotte dalla Pixar sono pur sempre straordinarie e ricche di carica immaginifica (vedi Alla ricerca di Nemo), a maggior ragione dopo il salto nell’universo sci-fi ecologista fatto con il meraviglioso Wall-E, ma niente ogni volta lo stupore ci coglie in sala (per i fortunati anche in 3D) in maniera totalmente originale. Ormai è assodato: le pellicole Disney-Pixar possiedono proprie peculiarità, propongono un diverso immaginario (citazionistico, stilistico ed emozionale) e una ogni volta differente proposta del materiale narrativo.

Con UP si parte dalla realtà, dalle convenzioni e dallo scorrere della everyday life che finisce per inglobare le proiezioni fantastiche della nostra infanzia, cristallizzandole in preziosi punti fermi a cui aggrapparsi nei momenti più bui. Succede allora che una coppia di giovani bambini, Carl e Ellie, amanti dell’avventura progettino (croce sul cuore!) di portare la casa abbandonata (poi trasformata in dolce nido d’amore) dei giochi d’infanza sino alle Cascate Paradiso, in Perù, sulle orme di Charles F. Muntz, succede anche che ogni riferimento a questo desiderio d’avventura si trasformi - col passare del tempo - in una mensola su cui costruire la propria quotidianità fatta di gioie semplici e preziose ma anche di dolori (l’impossibilità di avere un bambino) in grado di segnare la propria esistenza.

Peter Docter condensa l’esistenza di Carl e Ellie in dieci/quindici minuti di racconto poetico per immagini e musica (meraviglioso il commento musicale di Michael Giacchino) che racconta la storia d’amore fra i due fino alla vecchiaia. Da questo momento in poi però in poi si proverà a distaccarsi dalla vita quotidiana che rischia di fagocitare e mettere da parte l’anziano e ormai solo Carl, in grado di salvarsi solo grazie a una potente scarica d’immaginazione degna dei suoi giorni da bambino: mentre due inservienti della casa di riposo attendono di portarlo via si librano dal comignolo centinaia e centinaia di palloncini colorati che sollevano la sua casetta di legno quasi come in un’opera di Magritte (l’azzurro del cielo, la sovversione pesantezza-leggerezza, l’how-to d’immaginazione), portandola lontano dalla città.

Insieme a Carl, il piccolo esploratore della natura selvaggia Russell che accompagnerà il burbero e spigoloso vecchietto lungo il percorso di formazione che lo restituirà letteralmente alla vita (non prima di aver portato a termine il compito catartico per conto di Ellie).

Come in ogni pellicola Disney che si rispetti c’è bisogno di un antagonista e ovviamente di aiutanti, ecco allora che dall’era del cinegiornale i nostri eroi incontreranno l’anziano e rancoroso esploratore Charles F. Muntz (dichiarato riferimento a Charles B. Mintz che rubò il personaggio di Oswald il coniglio costringendo Disney a creare un nuovo personaggio chiamato Mickey Mouse) che accompagnato da una muta di cani parlanti (grazie alla tecnologia, mica siamo in Cenerentola!) e tuttofare cercherà il proprio riscatto con la comunità scientifica letteralmente a tutti i costi.

Fra azione, rimembranza e decine di citazioni (da Myazaki a Fitzcarrado) i nostri eroi porteranno a termine le loro missioni: portare la casa di Ellie e Carl in prossimità delle cascate paradiso e salvare l’enorme uccello tropicale Kevin e i suoi piccoli dalle grinfie di Muntz.

Commovente, diretto e curatissimo. Un vero must-see disneyiano.

TRAILER IN LINGUA ITALIANA:

CONTRIBUTI ESTERNI:

QUI la recensione degli amici di cineblog.

QUI la recensione dal cineblog Memorie di un giovane cinefilo.

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