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Il demone sotto la pelle di David Cronenberg (1975)

Credo che il commento di Cristiana Danila Formetta in merito al film di David Cronenberg Il demone sotto la pelle nella sua sintesi sia perfettamente calzante: “folle, delirante, erotico, il corpo[...]

Il demone sotto la pelle di David Cronenberg (1975)

Credo che il commento di Cristiana Danila Formetta in merito al film di David Cronenberg Il demone sotto la pelle nella sua sintesi sia perfettamente calzante: “folle, delirante, erotico, il corpo come una vergine da violare”. La metafora dell’isolamento elaborata con l’introduzione all’unità di luogo del condominio autosufficiente “L’arca di Noè” si completa con la sua materializzazione corporea con il virus in grado di proliferare e muoversi proprio alla periferia del corpo, “sotto la pelle”, scivolando e profanando lentamente carni e inibizioni e portando silenziosamente alla frustrazione (cult il frammento in cui Nicholas Tudors dialoga con il suo ospite sottopelle per farlo uscire) e poi alla follia intesa come liberazione panica dai freni inibitori, una libido centuplicata e libera di esprimersi rispetto all’asettica quotidianità del condominio.

La visione di Cronenberg è chiara e lisergica: la profanazione “esterno/interno” si compie prima nell’apertura del ventre della giovane naiade Susan Petrie (sventrata con ancora indosso la divisa scolastica) poi - in tutta la sua carica immaginifica - nella vasca da bagno in cui langue Betts (una Barbara Steele in versione dark lady catatonica) che attratta dall’amica e vicina di casa dovrà subire l’ingresso del virus per poter liberare tutta la propria carica sessuale.

Tanti i riferimenti filosofici, da quelli più pop come il nome dello scienziato che ha elaborato il virus in laboratorio Emil Hobbes a quelli più narrativi ed eleganti come il monologo dell’infermiera Forsythe (una spigolosissima Lynn Lowry) che richiama il “doppio sogno” schnitzelriano e neanche a dirlo la psicoanalisi di Sigmund Freud.

La sintesi tra eros e thanatos (e il riferimento carico di affetto a Romero) si completa nel finale agghiacciante in cui una sorta di “battesimo” chiude ogni possibilità di limitazione della diffusione. Il fallimento della visione isolazionista e conservatrice è chiaro e la diffusione ecumenica del virus comincia all’alba, quando il rassicurante rullo continuo della everyday life riprende il suo corso come tutte le mattine apparentemente indisturbato.

Per approfondire la conoscenza de Il demone sotto la pelle e del cinema virus-batteriologico consiglio il prezioso dossier di Nocturno Magazine Pandemia. Il cinema (ANTI)batterico in edicola ora.

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