
Dando un occhio alla storia della RAI ci si rende conto di come non sia affatto semplice dovervi lavorare: l’Azienda molti la chiamano, come se fosse un’entità metafisica uscita da un romando di Kafka; qualcosa di inquietante.
Ne sa qualcosa ad esempio Raffaella Carrà le cui vicende lavorative la videro più volte protagonista oltre che sul piccolo schermo anche in Parlamento: come per esempio quella volta in cui il suo maxi contratto da 7 miliardi di vecchie lire vide l’allora presidente della Rai, Zavoli, convocato direttamente da Bettino Craxi per fornire spiegazioni in merito all’esorbitante cifra. Il contratto rimase, ma Buonasera Raffaella, trasmesso da New York, finì sotto indagine presso la Corte dei Conti per i costi esorbitanti. Ma ai socialisti proprio la Carrà non stava simpatica e in seguito vi fu anche un’interrogazione parlamentare per quando la conduttrice in diretta tv, durante Domenica In, si difese dalle accuse per le quali, secondo Novella2000, avrebbe trascurato la madre gravemente malata: uso privato di servizio pubblico. Pippo e Raffaella nell’87 fecero allora armi e bagagli attorniati da una nube di polemiche e presunti licenziamenti anticipati e trasmigrarono da Berlusconi, laddove pareva che i vertici parlamentari potessero intrudersi di meno. La parentesi sarà breve. Per una che da Bettino non era ben vista, a qualcun’altra per cui Craxi stravedeva, e lei per lui stravede tutt’ora: Alda D’Eusanio, una delle prime intercettate nella storia delle intercettazioni. Laureata in sociologia e iscritta all’albo dei giornalisti dal 1988 Alda è protagonista di una storia travagliata con mamma Rai. Nel 1992 conduceva Tg2 Notte, erano quegli anni in cui il Tg2 era in quota nella lottizzazione della Tv di Stato e secondo molti la di lei carriera ebbe sostegno proprio grazie alla sua amicizia con Bettino: moglie del sociologo Gianni Statera, per anni vicino a Craxi, la D’Eusanio è arrivata in Rai con Ghirelli, successivamente sostituito da Alberto La Volpe. Ma lei subito tuonò: “Non sono la zarina, non ho fatto carriera e a Craxi non ho mai chiesto niente”. Zarina fu il soprannome che le diede Panorama a seguito di un’intervista di Locatelli rilasciata a La Stampa, nella quale l’ ex direttore di Rai2 denunciava lo strapotere di tre donne, tre Zarine le definì lui, imposte dalla nomenklatura socialista (si parlava anche di Albero delle Zoccole tra l’altro): la D’Eusanio querelò Panorama e vinse. Anni dopo un’enciclopedia della Tv alla voce Alda D’Eusanio riportò l’epipeto n questione; Alda querelò di nuovo, e di nuovo vinse.
Alda per la querela lanciata a Panorama venne però allontanata dalla conduzione del Tg2 Notte: il direttore La Volpe la accusò di avere infangato “l’ immagine del giornale e la dignità dei colleghi”, di mirare più “all’ apparire che all’ essere. Poi arrivò tangentopoli e una bufera sembrò abbattersi sull’Italia dei partiti e di conseguenza si attendeva anche un maremoto in Rai2 la rete amata dai partiti; Alda allora si toglierà qualche sassolino “Sono sincera, trasparente, non nascondo quello che penso. Per questo il direttore La Volpe e la banda del Tg2 me l’hanno fatta pagare. La banda è quella degli “avantisti”, li chiamo così perchè qualcuno di loro viene dall’Avanti!: i Genah, i Marrazzo, Cucuzza, la Foschini. Tutta gente che ha fatto carriere fulminanti, che ha avuto promozioni a raffica e concentrate in pochi mesi. Io sono rimasta incatenata alla conduzione del Tg della notte per cinque anni”. Ma lei, la moglie di Statera, il sociologo di Craxi, non avrebbe avuto tutto da guadagnare al Tg2? “Certo, se avessi fatto appello all’amicizia con Craxi. Se mio marito avesse avuto la mancanza di stile di occupar si del mio lavoro. Mi dispiace, ma non appartengo al genere. Gianni è uno studioso serio, uno che non è diventato ministro […]. Io ho fatto quello che potevo per denunciare il rampantismo. Non ho fatto spot elettorali per Bettino, io, e non avevo conti da presentare. Per questo vincerò la causa con Panorama: ho presentato querela con ampia facoltà di prova“.
Dice di lei: “Sono nata a Tollo, un paesino in provincia di Chieti: 3500 abitanti, 3499 analfabeti e una giornalista. Sono figlia di contadini poverissimi, ho studiato lavando i piatti […] Mai voluto apparire: non vado alle feste, non presento festival, non mi faccio fotografare“.
Poi arrivò il caso L’Italia in Diretta.
Alda il 18 agosto 1995 parlava telefonicamente con Craxi, che nel frattempo si era teletrasportato ad Hammamet, e gli diceva: “Se mi riesce una cosa, sarò la tua voce”.
Intercetta e sbattuta in prima pagina, quella telefonata sembra poterle costare la conduzione di Italia in diretta, il popolare programma che fu di Cecchi Paone, affidatole dalla Moratti e previsto per 23 ottobre successivo (sfilato, pare, a Carmen Lasorella, sgradita a Berlusconi): tutto il Parlamento è unito (caso raro) nel chiedere la sua testa. “E’ la prova che non sono la voce di nessuno, ma una seria professionista del servizio pubblico”.
Una leghista chiede che venga licenziata perché per chiamare Bettino ha usato i telefoni della Rai. “E invece si informino questi onorevoli forcaioli prima di straparlare. Io Craxi l’ ho chiamato da casa mia[…] l’ ho chiamato come amico. Io ruppi ogni rapporto con lui quando il Psi decise di mandare via Enrico Mentana (è stata la sua fortuna, beato lui!). Ma poi siamo tornati amici […] non lo rinnego ora che è vecchio, malato e in difficoltà […] e ripeterei ogni frase, anche quella del bacino che ha fatto ridere tutti (bacino sull’ ernia, che così a Bettino gli passava prima la bua). Ma io sono così, affettuosa… Io bacio chi mi pare e poi è un mio modo di dire“.
Alda e Bettino sapevano di essere sotto controllo, ma certo non pensavano che potesse nascere tutto quel clamore: “Certo che lo sapevamo, e infatti ogni tanto salutavamo il maresciallo. Ma mai avrei immaginato di trovarmi tutto sui giornali […], ma ora vivo nel terrore di dover cambiare linguaggio. Poco fa mia madre al telefono mi ha detto: Alda, quella cosa te la porta coso […] Era il timballo per Enzo. Le ho detto: dillo che è un timballo…“.
La Moratti, un po’ imbarazzata, concluse: “Un conto sono le amicizie della signora D’ Eusanio, un conto l’ uso che farà del suo programma. Se darà garanzie di non mescolare i due piani non vedo perché non possa condurlo“. Alda promise, mano sul cuore e il programma si fece. E andò benissimo! Su Rai2, di pomeriggio, in giorni feriali, macinava addirittura il 30% di share (in netto aumento con l’edizione precedente): il programma fu chiuso anzitempo: “Sono davvero dispiaciuta” disse la giornalista “Una trasmissione che faceva il 30 per cento di share costretta di fatto a sparire dal palinsesto della rete, abbiamo avuto il 5 per cento in più rispetto alla passata edizione. Per me, per tutti noi, è una vittoria. Non meritavamo di andare a casa prima“.
Che poi, diciamocelo, alla Vanoni o a Milva nessuno ha mai rotto le palle per la loro amicizia con Bettino (entrambe sono ancora qui che lo rimpiangono!).
Poi arrivò l’epoca dei tarocchi, dalla è un consiglio e non un cantante, nuove bufere e piogge di tapiri. Alda è trash, è diseducativa, è un’imbrogliona e rossa di capelli come Wanna Marchi: su di lei se ne son sparate di tutti i calibri.
La verità è che Alda d’Eusanio è una signora che sa fare buona TV anche senza avere le spalle coperte (al contrario di certe colleghe) e l’ha recentemente dimostrato nel suo ultimo garbatissimo programma, Ci vediamo domenica, un salotto tv di interviste bon ton che ricordava un po’ i divanoni di Pronto Raffaella: talk show piazzato la domenica mattina in una delle fasce più sfigate che possano esserci in tv. Per questo programma niente scandali, niente interrogazioni parlamentari, niente intercettazioni, solo lei imperterrita nel suo look da casalinga punk e i suoi ospiti deliziati dai ciambelloni serviti da Anna Longhi, per l’occasione in versione cameriera. Il programma ha tenuto botta per tutte le puntate con una media del 16% di share, superando programmi come XFactor (ascolti pessimi e nuova edizione confermata, la quarta), l’Era Glaciale (ascolti modesti e rinnovo congelato) e superiore in generale alla media del secondo canale. Ma del futuro di Alda non si sa niente. Dove l’Azienda la mette lei sta, come un soldato che sistematicamente porta a casa il colpo. Non sarà una zarina, ma di sicuro è una Basilissa del piccolo schermo, con una passione per le storie e una grande capacità nel raccontarle, una predisposizione alla narrazione che oggi in tv si vede sempre meno. E datele una domenica In!, sarebbe anche ora.
“La Rai è come una lente di ingrandimento, riesce a trasformare un moscerino in elefante. Invece, in fin dei conti, siamo tutti moscerini”.
LORENZO PERONI

Salvatore Piombino








