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Seven Swords di Hark Tsui (2005)

Anche con i pesanti (e ancora una volta incomprensibili) tagli dell’edizione italiana Seven Swords rimane un giovane esempio di come il cinema cinese abbia saputo rigenerarsi ampliando il proprio[...]

Seven Swords di Hark Tsui (2005)

Anche con i pesanti (e ancora una volta incomprensibili) tagli dell’edizione italiana Seven Swords rimane un giovane esempio di come il cinema cinese abbia saputo rigenerarsi ampliando il proprio perimetro di fruizione per realizzare un capolavoro duraturo.

Seven Swords è un’epopea epica che cita con affetto il Kurosawa de I sette samurai e utilizza un interessante pretesto storico (l’esercito manciuriano ottenuto il potere in Cina ha varato un editto del governo che vieta l’uso delle arti marziali per spegnere ogni anelito nazionalista nella popolazione) mette in scena - attraverso una galleria di personaggi tipizzati, eroi epici e moderni - una tragedia di ampio respiro, raffinata e di grande impatto visivo ed emozionale (si pensi alla scena in cui vengono liberati i fedeli cavalli per poter procedere con maggiore segretezza).

Il genere del wuxiapian - equivalente dell’occidentale “cappa e spada” e rivalutatissimo nell’ultimo decennio - permette a Tsui Hark di lavorare su spettacolari combattimenti (come quello finale in cui la compagnia delle Sette Spade ribalta la propria sorte apparentemente segnata) e momenti di perturbante stupore e straniamento (come il “pasto” del generale consumato sulla schiena della prostituta Perla Verde).

Un capolavoro tutto da recuperare (spesso proposto nella seconda serata televisiva) evocativo e stupefacente in ogni suo fotogramma.

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