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La qualità è un obbligo: Enrico Piscitelli parla di cooperazione e nuove forme di letterarietà

Oggi nella Guida Cultura Avanpop abbiamo il piacere di ospitare Enrico Piscitelli, addetto ai lavori artefice dei progetti più interessanti inerenti la commistione fra rete e letteratura. Il Nostro non[...]

La minima importanza di Enrico Piscitelli

Oggi nella Guida Cultura Avanpop abbiamo il piacere di ospitare Enrico Piscitelli, addetto ai lavori artefice dei progetti più interessanti inerenti la commistione fra rete e letteratura. Il Nostro non si è fatto mancare nulla: ha curato per i “Jackpot” di Las Vegas Edizioni l’antologia di giovani blogger Rien ne va plus, è la mente dietro al blog collettivo «MilanoRomaTrani», è tra gli organizzatori del torneo letterario più cool della rete Wimble.doc, cura insieme ad Alessandro Raveggi la nuova collana di narrativa Novevolt ed è appena uscita la sua raccolta di racconti La Minima importanza sempre per Las Vegas Edizioni.

Enrico, sei impegnato in moltissimi progetti che implicano cooperazione: dalla nuova collana di narrativa NOVEVOLT che curi con Alessandro Raveggi al blog collettivo «MilanoRomaTrani», dal torneo letterario Wimble.doc all’antologia Rien ne va plus che hai curato per Las Vegas Edizioni. Mi hai sempre parlato dell’incredibile opportunità costituita dal web nel cooperare in maniera attiva e positiva, nel grande valore costituito dal “fare rete” (tra le motivazioni principali di Wimble.doc), una visione di grande ispirazione di cui vorrei conoscere la genesi.

Sì, è vero. Mi piace enormemente fare rete, portare avanti progetti con altri, condivisi, e ognuno di questi progetti dev’essere un’occasione per nuove collaborazioni. La nostra Società crea individualisti e individualismi. È il modo in cui ci impedisce di dissentire, grazie al quale ci tiene separati. Il modello della famiglia media oggi è: un televisore per ogni testa. Non sto qui a dire cosa significhi questa cosa, quali ripercussioni abbia avuto e abbia tuttora – velinismo, grandefratellismo, quarti d’ora di celebrità, il magnate delle Tivì che diventa il leader del primo partito italiano, l’impoverimento culturale e il tuttologismo pop. Il punto è che la Rete, internet, è il primo vero media democratico e condiviso, permette comunicazioni a ogni livello, ha infinite potenzialità. Solo, non bisogna usarla come si usa il televisore. Quando abbiamo immaginato un blog, io e Stefano Mastrolitti, l’abbiamo pensato collettivo: ci piaceva l’idea che chiunque, cooptato da noi e poi da altri, potesse scrivere su «MilanoRomaTrani», e potesse scriverci qualsiasi cosa, senza alcuna censura, o idea preconcetta. Ovvero: queste sono le chiavi, fanne ciò che vuoi.

La cosa bella è che una volta che cominci a fare rete, sono gli altri a cercarti e a proporti dei progetti. È stato il caso di Wimble.doc. Alessandro Milanese e Alessandro Romeo hanno avuto l’idea – molto bella – di un torneo per racconti. E poi hanno scritto a me, perché sanno che in queste cose ci sguazzo. Ed è contagioso. Per esempio: «Finzioni» è una bellissima rivista che ha partecipato a Wimble.doc. Oggi i redattori di «Finzioni» hanno scritto a «MilanoRomaTrani»: il prossimo numero della rivista conterrà interventi di molte altre riviste, fra le quali proprio MRT. Si sta creando un contagio, una rete.

Ne La Cura, il testo introduttivo alla collana NOVEVOLT, ricorre spesso la parola qualità. In particolare nella seconda parte del testo si parla di Qualità della vita e qualità letteraria. La butto lì come se fossi l’ultimo life coach sceso dal palco del Maurizio Costanzo Show: quali sono le strategie per raggiungerla, questa qualità?

Ecco: svelo un retroscena. Io e Alessando [ultimamente ho a che fare con un sacco di Alessandri] firmiamo tutti e due, ma – in realtà – io ho scritto la prima e la terza parte della Cura, mentre la seconda, quella di cui parli tu, l’ha scritta Raveggi. E, ovviamente, la condivido in toto.

Per rispondere alla tua domanda credo che la qualità, oggi, sia un dovere. Un obbligo. È la doverosa reazione a quanto dicevo prima, al pop qualunquista e alla mancanza di specializzazione. Io non posso leggere tutti i libri pubblicati in Italia – 60.000 all’anno – ma posso specializzarmi in narrativa italiana, posso e devo seguire un certo numero di autori, perché è di questo che mi occupo. La qualità è abnegazione, è studio, è creatività. Ed è evidente, sfacciata. Riconoscibile. E quindi – è il caso di Novevolt – io e Alessandro siamo in grado di mettere la mano sul fuoco, sulla qualità dei libri che cointribuiremo a far pubblicare, perché si tratta di autori che seguiamo da molto tempo, e continuiamo a seguirli nella fabbricazione, nella messa a punto, dei testi che diventeranno dei Novevolt.

Sulla qualità della vita, non posso dire molto. Solo che – di certo – non può riguardare pochi individui, ma deve essere un patrimonio condiviso e comune. E che non ha niente a che vedere con il denaro.

È appena uscita La minima importanza una raccolta di racconti illustrata da Alice Costantini e con un fumetto di Sara Pavan (ancora collaborazione, qui!), l’esperienza di Rien ne va plus e Wimble.doc erano entrambe basate sulla produzione di racconti. Quali sono le prospettive della forma racconto nei confronti dei nuovi canali di fruizione? Penso ad esempio all’immediatezza dei tumblog o alla twitteratura, con la quale si stanno ampiamente confrontando molti autori.

Le narrazioni brevi sono – possono essere – letteratura quanto quelle lunghe. Alle cose che citi, aggiungo con piacere una nuova antologia, che curerò con Federico di Vita, per Effequ. Dovrebbe uscire a settembre, in concomitanza con ULTRA, il festival letterario che facciamo a Firenze dallo scorso anno. Io e Federico vogliamo mettere insieme il meglio dell’underground italiano e quegli autori mainstream che stanno esprimendo un dissenso, un punto di vista altro. E vogliamo che ci raccontino delle storie, forse salvifiche, forse disperate, con la forza di una scrittura in grado di compiere il proprio dovere civile. Fra l’altro abbiamo lasciata aperta una porticina, per includere un autore che ancora non conosciamo. È sufficiente andare sul sito Effequ e seguire le indicazioni. Insomma: i racconti sono molto adatti alle adunanze, al fare rete di cui parlavamo prima. La twitteratura mi interessa molto, basta che non sfoci in un elenco inutile di stati – modello Facebook: “oggi ho mangiato troppo”; “oggi mi sono alzato storto” ecc. È un canale espressivo da osservare con attenzione. Chi ha cose da dire, lo può fare in infiniti modi. Tutti rispettabili.

Per quanto mi riguarda, La minima importanza è un archivio dei racconti che ho scritto negli ultimi anni – un punto e a capo. In realtà: sono tutti i miei racconti. “Inutile è voler capire”, l’ultimo racconto, è anche il primo che io abbia mai scritto, e risale a un sei, sette anni fa. È stato bello lavorarci, riscriverli, editarli infinite volte, ed è stato ancora più bello lavorare per un anno con Alice Costantini, che ha illustrato la raccolta, e che ha reso visibili queste storie. Come è stato intrigante sceneggiare il fumetto che chiude La minima, che ha disegnato Sara Pavan – era una sfida: fare un fumetto di sole quattro tavole.

Non posso certo definrmi prolifico, come autore: quindici racconti in sette anni non sono tanti. Non mi sono mai imposto di scrivere, l’ho fatto quando ne sentivo la necessità. E nell’ultimo anno e mezzo, la mia necessità è stata di raccontare una storia più corposa, più lunga. C’è questo quasi quarantenne, un provinciale, che va a Venezia, in uno strano tempo che somiglia al nostro, nel quale c’è un Partito unico al potere…

Ma questa – appunto – è un’altra storia.

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