Seminario sulla gioventù di Aldo Busi parte prima: la storia editoriale

“Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminescenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore[...]

Seminario sulla gioventù di Aldo Busi Adelphi

Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminescenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore di essercela tanto presa per così poco, e anch’io ho creduto fatale quanto si è poi rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci. A pezzi o interi, non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato

Introducendo Seminario sulla gioventù di Aldo Busi non ci si può esimere dal citarne l’incipit, ormai di culto, con cui l’autore introduce, in modo velatamente esistenzialista, le avventure picaresche del suo pruriginoso protagonista Barbino. Vicende che si legano molto alla vita del suo autore, Aldo Busi, sia da un punto di vista strettamente testuale (il romanzo è in parte autobiografico) sia per la lunga storia editoriale del romanzo, lunga quanto l’intera carriera del suo autore.

La prima edizione è del 1984 per i tipi della sofisticata casa editrice Adelphi. Circa sedici anni prima lo sconosciuto cameriere del Bar Pinguino, in via Verri a Milano consegna un enorme dattiloscritto al tavolo dove editors e addetti ai lavori dell’Adelphi andavano a prendere il caffé tutti i giorni verso le undici. Tra loro è presente Piero Bertolucci, che verrà ricordato come lo scopritore di Busi. Il titolo è Il monoclino, le pagine almeno cinquecento. Bertolucci lo leggerà per intero rimanendo stupito di fronte a quella che lui stesso definisce una «colata di parole, una pagina perfetta, magistrale» ma dirà al giovane Busi che l’abisso tra barismo e letteratura, in Italia è considerato incolmabile e che la parola “autodidatta” (allora) rappresentava un insulto mortale. Busi lascia Montichiari di Brescia, luogo in cui è nato, troppo poco esotico e intraprende un lungo viaggio in Europa. Durante le sue peregrinazioni Busi telefonerà a Bertolucci da Parigi, Londra, Berlino consegnandogli ogni tanto una nuova versione de Il monoclino. Dopo circa dieci anni, e molte altre redazioni dopo, Il monoclino era finalmente diventato Seminario sulla gioventù. L’Adelphi lo pubblicherà l’anno successivo. A quel tempo Busi avrà già compiuto trentaquattro anni.

La travagliata storia editoriale del romanzo non si conclude certo qui dato che il suo autore deciderà di rimaneggiarlo altre cinque volte. La penultima sempre per Adelphi, arricchita dalla «parodia di un seguito» Seminario sulla vecchiaia. L’ultima per gli Oscar Mondadori nel 2004.

Ma i beneinformati assicurano che non è finita certo qui: si vocifera, infatti, un’ulteriore “ultima edizione” per la pubblicazione dell’opera omnia di Busi ne «I Meridiani» Mondadori.
Il romanzo e il suo esordiente autore sono stati protagonisti di un culto vorace, quasi cannibalico da parte dei numerosi lettori che ne hanno fatto un icona, un nuovo ed esplosivo testo di riferimento.

[continua.]

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