Seminario sulla gioventù di Aldo Busi parte seconda: la struttura del romanzo

Ieri abbiamo parlato della travagliata storia editoriale di Seminario sulla gioventù di Aldo Busi, oggi continuiamo occupandoci della struttura del romanzo: Seminario sulla gioventù narra le vicende di[...]

Aldo Busi

Ieri abbiamo parlato della travagliata storia editoriale di Seminario sulla gioventù di Aldo Busi, oggi continuiamo occupandoci della struttura del romanzo:

Seminario sulla gioventù narra le vicende di Barbino che affamato di conoscenza si muove da una Montichiari dal sapore neorealista a Milano, da Milano a Londra per poi ritornare a Montichiari.

Attraverso l’uso di una prosa barocca e raffinata assistiamo alla personalissima educazione sentimentale del protagonista, dalle sue prime esperienze di vita (e sesso) nella provincia bresciana sino all’incontro a Parigi con Arlette Suzanne, Geneviève e il loro segreto di pulcinella.

Durante le sue peregrinazioni l’eroe del romanzo di Aldo Busi si sente sprofondare nel pantano di un’umanità che avverte come una minaccia le rivendicazioni di chi è costretto a sbarcare il lunario giorno dopo giorno. Barbino crede, illudendosi (ma mai dandosi per vinto), nel salto antropologico e sociale dalla provincia alla metropoli . Per ogni errore commesso non cerca alcun alibi, non vuole scuse che giustifichino i suoi cedimenti e odia i pregiudizi e le camicie di forza ideologiche in cui tutti i suoi partner vorrebbero imbrigliarlo per farlo sentire al sicuro con loro. Nello stesso tempo però è commosso dalla messinscena di queste maschere feroci e grottesche che gli si agitano attorno. Barbino non si prefigge una pacificazione con se stesso e con il mondo, non tende a nascondere le antinomie, piuttosto le approfondisce nonostante la sofferenza che comporta tale operazione.

I movimenti emozionali della voce di Barbino delineano una personalità letterariamente incoerente (in cui il volontarismo gioca un ruolo solo apparentemente primario), fatta di violenza e ironia ma anche di malessere e dolore. Non poche volte Barbino sussurra il suo poderoso bisogno d’affetto all’orecchio del lettore più attento. Vive la sua personalità esuberante con compiacimento ma mai dispoticamente. Seminario risulta infatti composto da una miriade di voci, microstorie, drammi, dolori e umori che trovano spazio e rispetto eguale all’interno della narrazione.

L’eroe di Busi diventa vittima del suo autore che lo vuole sia attore che spettatore della sua storia personale. Raccontando la propria vita, scrivendone, Barbino non riesce più a guardare a se stesso come a quello di prima e per poterlo farlo è costretto ad uno sforzo immane, prende le distanze da un concetto “privato” ed esclusivo del dolore (tipico di tanta letteratura contemporanea) che finisce per non appartenergli più. Sarà il lettore che venendo a contatto con esso lo possiederà e lo comprenderà secondo la propria sensibilità.

La struttura formale del romanzo è elegante e risulta interessante per la sua particolare diversità di fabula e intreccio. Il lettore si trova a addentrarsi in un romanzo nel quale la successione cronologica e l’ordine dell’intreccio si scambiano vicendevolmente la facoltà di sorprendere. Attraverso suggestioni apparentemente casuali - in realtà raffinati espedienti simbolici - alcune immagini presenti nelle vicende personali del Barbino-bambino riaffiorano inaspettatamente nella memoria del Barbino-adulto. L’unico asse temporale che conti veramente nel romanzo è quello del pensiero di chi lo sta leggendo: «Il tempo necessario alla storia di Barbino per raccontarsi è soggetto a quello che impiega il lettore per individuare i legami di consanguineità più o meno stretti fra le immagini» . Spesso il significato di un’esperienza vissuta da Barbino assume la forma dell’esperienza di qualcun altro che possibilmente ne ignora il senso.

Come in un specchio Barbino esperisce e conosce la realtà attraverso le vicende (nel romanzo vere e proprie microstorie) degli altri personaggi. Seminario è affollato da voci e figure diverse che creano un singolare effetto polifonico. Ogni personaggio fa del suo meglio per difendere la propria centralità e funziona da “punto di fuga” per tutti gli altri. E’ per questo che in Seminario è impossibile reperire un’unica prospettiva che ci faccia distinguere cosa è giusto da ciò che non lo è.

[continua.]

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