
Dopo aver parlato della storia editoriale e della struttura del romanzo oggi concludiamo il nostro exucursus nell’opera di Aldo Busi Seminario sulla gioventù parlando delle amate figure femminili:
Una nota particolare va fatta sulle amate figure femminili, rappresentante da Busi in ogni loro aspetto: da quello esteriore a quello più intimo e personale.
A Barbino piace moltissimo stare con le donne sulla soglia di casa con la luna piena o nelle stalle a sferruzzare: Questo perché le donne avevano cose (e quindi parole o almeno suoni) da favola che gli uomini si sognavano: intanto avevano le loro, poi il mestruo, l’estro, il Principe Azzurro o minimo il Marchese portato via infine dalla Menopausa, e i giochi di parole in dialetto, le confusioni di senso cambiando solo spessore a una vocale, strascicandola! Una storia semplicissima detta da sua madre, una storia senza né assassinii né vendette della gelosia né diavoli né angeli né santi né figli o di nessuno o di troppi né ruote di convento, lasciava la comitiva col fiato sospeso […]
Aldo Busi in Seminario sulla gioventù racconta le donne avvinte dal dolore fisico come Gina da Cortina che con il suo rifiuto di accettare la morte della figlia è condannata alla perpetua ripetizione dello stesso gesto scaramantico o Nanda che a furia di venire spostata da dove si trova trova nel tumore amorosamente covato (e nascosto con negligenza, nella sorda certezza che la sua scoperta non impressionerà nessuno) un pretesto per levare l’incomodo senza neppure dover dare la colpa a qualcuno. In altre occasioni Busi ne descrive la psiche tormentata dal rimpianto come quello di Arlette Jarre o ancora colma d’amore come quella di Nougatine che per il suo Colonnello Dreyfus diventa silenziosa complice di un mostruoso delitto. Le donne in Seminario sulla gioventù non sono affatto personaggi di secondo piano trovano invece in loro stesse la propria ragione sufficiente.
Infine è bene notare come Busi si confronti con molti generi letterari commistionandoli tra loro per ottenere un effetto originale: la letteratura memorialistica e diaristica si mescola con il giallo, il romanzo rosa con il mito, la fiaba con la letteratura popolare.
In particolar modo è importante sottolineare l’importanza del mito e della fiaba. Seminario è punteggiato in ogni sua parte di riferimenti alla mitologia, utilizzati dall’autore per rappresentare simbolicamente determinati snodi narrativi. Nel romanzo ogni interpretazione di un fatto - come succede nella letteratura antica - è a sua volta un fatto. Durante la lettura ci si può facilmente imbattere nell’Antigone (la condizione femminile), in Tiresia (la curiosità che conduce alla sciagura) o addirittura in un ironico Minotauro albino.
Busi sembra aver fatto sua anche la lezione di Vladimir Jakovlevič Propp in merito alle funzioni della fiaba. Il romanzo è affollato da aiutanti più o meno infernali, prove da superare e oggetti significanti ed essenziali per la comprensione degli eventi: fotografie sbiadite, abiti variopinti, maschere di carta e toys illeciti. Il legame con la fiaba si evince anche dalla scelta di assegnare ad alcuni personaggi nomi palesemente fiabeschi: Comare Volpe, lo Strabico, il Ciondolo, Macigna.
Il principale dei molti modelli riscontrabili nel romanzo è il Satyricon di Petronio anch’esso parodia di un genere (quello avventuroso-amoroso molto amato dai latini), dove le esperienze picaresche dei protagonisti per riuscire a sbarcare il lunario si uniscono a esilaranti sketch a sfondo sessuale restituendo un affresco di straordinario realismo della corrotta società imperiale romana. Uno degli intenti dichiarati di Seminario è infatti quello di descrivere attraverso voci, personaggi, microstorie e microcosmi, i comportamenti, le scelte e gli stili di vita dell’Italia contemporanea.
Altri modelli sono riconoscibili in Shakespeare (il travestimento e i personaggi femminili), Balzac (Illusioni perdute), Pasolini (Ragazzi di vita), Dostoevskij, Wilde e l’estetismo inglese, Palazzeschi (I fratelli Cuccoli, Interrogatorio della contessa Maria), Dickens (Oliver Twist), Gide, Proust, Mann.
Tutto questo sino alla prossima riedizione che al pari delle precedenti sarà «totalmente riveduta dall’autore» e «riscritta e ampliata».

Salvatore Piombino








