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Andrea Bruni racconta "Il caso Myra Breckinridge"

Rullo di tamburi: signore e signori ecco a voi il film più disastroso della storia del cinema. L’opera che è riuscita nel raro intento di scontentare tutti, ma proprio tutti. Insomma, l’avrete[...]

Raquel Welch in Il caso Myra Breckinridge

Rullo di tamburi: signore e signori ecco a voi il film più disastroso della storia del cinema.

L’opera che è riuscita nel raro intento di scontentare tutti, ma proprio tutti. Insomma, l’avrete capito, un gran film, se è vero che ancora oggi la “20th Century Fox” si vergogna di aver avvallato un progetto così folle…Partiamo dalle origini, per meglio orientarsi, in questo affascinantissimo enigma. Myra Breckinridge è, in primis, un romanzo di Gore Vidal, è cioè un frutto del narratore più feroce, disincantato e lucido che l’America (e Hollywood) abbia partorito. Un autore così “scomodo” da aver scelto una sorta di aristocratico eremitaggio sulla Costa Amalfitana ove meglio puntare i propri strali sulla terra di Zio Sam e sulle categorie sessuali. Myra Breckinridge è poi un mostro. Un transessuale con velleità cinephile che approda ad Hollywood con un piano ben preciso in mente: scegliere un uomo, fra i bei manzi sfornati dalla Mecca del Cinema, e farlo a pezzi, per distruggere simbolicamente con lui l’ideale di virilità che da sempre soffoca la civiltà occidentale…

Myra Breckinridge è, insomma, l’epitome ghignante (ed eccitante) del Grande Rimosso Americano; una sorta di aborto transgender partorito dai secchi lombi del Codice Hays…Come Myra Breckinridge sia riuscita ad inchiappettare la Fox (e con essa l’intero establishment hollywoodiano) resta un mistero più affascinante di quelli di Fatima. Perché il film c’è, esiste, e lotta con noi.
Alla sua uscita si alzaron compatti i lamenti delle prefiche: “Divertente come un molestatore di bambini” (Time); “Un film orribile” (Newsweek), “Un nuovo punto di non ritorno nello squallore amatoriale” (Look); “Un’opera di cattivo gusto che va oltre l’immaginabile” (Variety)…

Il caso Myra Breckinridge è davvero un U.F.O., ingombrante e vitalissimo. L’ex attore Michael Sarne è riuscito nel miracolo di fare del “meta-cinema” senza un briciolo di spocchia, ma- al contrario - con una verve inusitata: il suo è un collage dadaista che decostruisce il Mito di Hollywood partendo dalle sue viscere. Tutto il film, infatti, è costellato di fulminee sequenze estrapolate da classici del cinema americano: uno stuolo di Icone “innocue” (Shirley Temple, Stan Laurel e Oliver Hardy, Clark Gable, Carmen Miranda etc…) usate come commento sarcastico delle vicende più scabrose (ci si avvicina ad una eiaculazione? Ecco Stanlio & Ollio che stappano una bottiglia di champagne, tanto per fare un esempio)…Il potenziale de Il caso Myra Breckinridge va cercato proprio in questo suo essere una sorta di Blob ante-litteram, anarchico e libertario. All’epoca se ne accorse la sola Loretta Young che fece causa alla Fox perché vide lesa la propria immagine di adorabile Signora del focolare, portandosi a casa un milione di dollari…E poi, diciamolo, quale altro film di quegli anni, prodotto da una Major, osa scardinare con tale oltranzismo il “gioco delle parti” in fatto di sesso? La stupenda Raquel Welch che, (s)vestita come una majorette, sodomizza con un “dildo” uno stallone degno di Phisique Pictorial, è un’immagine indelebile, capace di turbare ancora oggi.

Nel corso degli anni sono state alimentate tutta una serie di leggende sui continui litigi, sui mille disagi, che avrebbero funestato il set di Myra Breckinridge: se anche una metà di queste storie è vera, allora a Sarne è riuscito un doppio miracolo, perché il cast (oltre che perfetto) pare affiatatissimo: della Welch, una delle prove dell’esistenza di Dio, già si è detto. Ma la vera sorpresa è il mitico John Huston nei rudi panni dello Zio Buck, direttore di una improbabile scuola per future star. E che dire del fantasma di Mae West (all’epoca settantasettenne) che con sprezzo del pericolo (un problema di cataratta l’aveva resa quasi cieca) gioca a fare la parodia di sé stessa?

Rien a fair: se c’è un film che può esser preso ad esempio della “follia” che per alcuni anni incombette su Hollywood come una nube tossica, questo è proprio Il caso Myra Breckinridge.

ANDREA BRUNI.

Trailer originale de Il caso Myra Breckinridge:

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