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American Psycho di Bret Easton Ellis (1991)

A distanza di un ventennio American Psycho – romanzo cult e imprescindibile firmato da Bret Easton Ellis – si conferma ancora paradigma esemplare nella rappresentazione della contemporanea[...]

American Psycho di Bret Easton Ellis (1991)

A distanza di un ventennio American Psycho – romanzo cult e imprescindibile firmato da Bret Easton Ellis – si conferma ancora paradigma esemplare nella rappresentazione della contemporanea (nell’accezione di Eugenio Scalfari of course) alienazione e relativa escapistica obnubilazione provocata dalle merci. Già nel 1991 il maestro del minimalismo – ispirato da Babbit , romanzo degli anni Venti firmato da Sinclair Lewis - mette in scena per voce sola del ventiseienne yuppie Patrick Bateman una vertigine della lista impressionante, un ritmo, uno sciorinare perpetuo (e per questo rassicurante) di brands, oggetti, designer, locali - tra cui spicca il ristorante Dorsia meta superiore, mitica e inaccessibile. Un paradiso negato insomma – negozi e palestre alla moda.

Ellis aveva già rappresentato con uno stile inimitabile - ribattezzato dalla nostra Nanda Minimalismo - il decennio degli anni Ottanta nei precedenti lavori Acqua dal Sole e Meno di zero , ritorna con questo volume a lavorare sulla rappresentazione della costellazione culturale del nuovo decennio con una diverse attitudini e istanze: la diluizione dell’individuo nell’universo mercificato e massificato che placentare lo accoglie avvelenandolo per accrescerne gli appetiti ferini più bassi e sconcertanti.

Il protagonista e narratore Patrick Bateman, novello uomo del sottosuolo (come per l’eroe di Dostoevskij ogni sua affermazione va presa come verità relativa e mai assoluta), ha tutto: bellezza, denaro, successo. Angosciato e irato da una realtà con cui crede di aver contratto un debito (forse dovuto a un’oscura eredità del padre che già incontrammo moribondo in Le regole dell’attrazione) Pat-il-Grinch scivola sulla superficie come un idrocarburo a basso peso molecolare sull’acqua. Il nostro manifesta raramente la sua vera natura se non fra le quattro mura di casa, e le volte che essa sconfina all’aperto la visione precipita rapidamente in un delirio mitomane attraverso il sapiente e improvviso passaggio alla terza persona singolare per tornare infine alla prima o in alternativa interrompere bruscamente il paragrafo.

Patrick scivola, sprofonda nell’orrore attraverso la violenza perpetrata sino all’estremo, non si limita a uccidere ma tortura con sadica creatività, violenta – e qui la prosa caustica e iperrealista di Bret Easton Ellis ha attirato sul volume le ire delle femministe americane – dilania, amputa, disarticola e profana i resti delle proprie vittime: prostitute cadute nella tela del ragno, colleghi migliori di lui sul lavoro, vecchi amori in grado di scalfire la superficie costruita a colpi di maschere per la pelle Clinique. Non c’è moralismo in American Psycho ma eleganza assoluta nella rappresentazione delle intenzioni ferine di Patrick Bateman perfettamente esplicate nel magistrale paragrafo finale.

Commenti dei lettori

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  • Collisioni

    23 Sep 2010 - 16:00 - #1
    0 punti
    Up Down

    Bret Easton Ellis in Italia! Sarà ad Alba (Cuneo) il 14 ottobre per presentare Imperial Bedrooms, in dialogo con Giuseppe Culicchia e Andrea Canobbio

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