Le Possibilità di un’Isola: considerazioni sull’Isola dei Famosi 2010

Realtà e Finzione. Questo il perenne dualismo che caratterizza l’universo dei media, che fin dalle loro origini partono dalla contrapposizione tra ciò che viene presentato sullo schermo e ciò che vi[...]

Simona Ventura Isola dei Famosi 2010

Realtà e Finzione. Questo il perenne dualismo che caratterizza l’universo dei media, che fin dalle loro origini partono dalla contrapposizione tra ciò che viene presentato sullo schermo e ciò che vi è oltre. Il reality show si pone come religione catodica del dualismo superato: il suo compito non è mai stato quello di riflettere ciò che è reale (grande equivoco nato col mito fondativo del genere e tuttora vivo), ma di penetrare, al di là dei confini umani, nella Verità dell’umano: nell’Essenza e nell’Idea del mondo eterna e immutabile che si apre solo allo sguardo di una mente illuminata: quella di Simona Ventura, per esempio. L’Isola dei Famosi essendo parvenza dall’Idea è divenuto più reale dalla realtà visibile: scopo della Ventura, e della sua scollatura che spacca la ciorla in due, non è quindi l’illusionismo (inteso come riproposizione mimetica), l’imitazione della società, ma la creazione di nuove realtà che diano il senso universale del Creato.

Dopo tutto lo dice sempre anche Lei, Simona, urlando a squarciagola che, l’Isola dei Famosi unico realty show targato due! è teatro e specchio dell’Italia di oggi; tende a svelare il senso interiore dei fenomeni percepiti dai sensi come personali per tramutarli in icone di fenomeni sociali: le immagini della realtà tendono a trasformarsi in simboli. In Tv quindi il reality è superamento della scorza del Visibile e costruzione di un mondo particolare (la casa, l’isola, la scuola, ecc.) il più vicino possibile non alla società, ma all’Idea di società, e perciò simbolico. Il reality quindi non si limita a mostrare, ma andando verso l’Idea si prefigge anche di insegnare, di ri.velare: si auto assegna un intento didattico; da qui tutti i dibattiti coi Meluzzi & Co. per trarre un senso dagli avvenimenti apparentemente più insensati.

Il mezzo privilegiato quindi per comunicare questa tensione verso una visione assoluta della società è quello della tipizzazione: massima tipizzazione = massima astrazione. Avremo quindi il bello, il brutto, lo sportivo, l’oca giuliva, il colto, l’ignorante, ecc… Si ricorre a formule tradizionali, a clichés, come formula per privare gli avvenimenti concreti (il litigio per una noce di cocco o per due chicchi di riso, un fugace amplesso o una palpata di tetta al riparo delle telecamere) di concretezza e per poterli quindi proiettare in una sfera sociale generale, dandogli significati da far assurgere a valori universali.

Gli elementi si iterano, si ripetono, e assistiamo ad una cristallizzazione che porta alla creazione di un mondo convenzionale.

Aldo Busi se in qualcosa ha ecceduto è stato in ingenuità: ovvero nel non intuire che era stato assoldato come un Tipo (concorrente, ovvero colui che ha, o deve avere, una predisposizione passiva/statica al genere-format) e non come una persona (che concorre, ovvero colui che ha una predisposizione attiva/dinamica al genere-format), o nel pensare che avrebbe potuto scardinare i consolidati meccanismi di un genere ormai più stantio del pane vecchio del mese scorso.

L’errore dalla Ventura è stato quello di non capire a fondo come questo pane fosse ormai stantio oltre ogni sopportazione, e nel pensare che Busi, unico a concorrere in mezzo a un gregge di concorrenti non concorrenziali, avrebbe potuto essere una figura mediana tra i due modi (passivo/statico Vs attivo/dinamico); se Busi fosse stato veramente libero il genere sarebbe stato rivoluzionato: dall’idea simbolica (e quindi fittizia) di verità si sarebbe forse finalmente passati all’espressione della particolarità particellare delle singole umanità in gara (la mia amata e bionica Clarissa Xaide Burt ad esempio ha mostrato cinque minuti di umanità –gradita o meno - solo grazie a un confronto con lui). L’Azienda ha però preferito che era meglio di no; e si è ritrovata quindi, come previsto, con un tocco di pane secco ormai da buttare.

LORENZO PERONI.

La sigla de L’Isola dei Famosi 2010:

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