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Stereo di David Cronenberg (1969)

Il primo lungometraggio di David Cronenberg Stereo possiede sia un valore storico utile alla comprensione dell’intera poetica del regista che un valore proprio di oggetto cinematografico[...]

Stereo di David Cronenberg (1969)

Il primo lungometraggio di David Cronenberg Stereo possiede sia un valore storico utile alla comprensione dell’intera poetica del regista che un valore proprio di oggetto cinematografico d’avanguardia per l’impostazione formale e le moltissime implicazioni teoriche di cui è pregno.

L’unico suono della pellicola è la voce divulgativa del narratore che racconta degli esperimenti della Canadian Academy For Erotic Enquiry (Accademia per la ricerca erotica) impegnata in studi di ingegneria sociale, telepatia e chirurgia cerebrale. Luther Stringfellow - stando alla voce narrante - è l’ideatore del progetto che mira a osservare l’instaurarsi di rapporti interpersonali e sessuali fra telepati e Espers (individui dotati di poteri paranormali) ma di lui non vedremmo mai neanche la shilouette nei paesaggi tutti in interni della clinica in cui vengono realizzati e videomonitorati gli esperimenti.

Proprio la clinica dall’archetettura razionalista insieme all’uso del bianco e nero e al mantello (con medaglione) del protagonista (se mai ce n’è uno in Stereo…) richiamano l’espressionismo e il simbolismo quanto il surrealismo tipico di certa psicoanalisi che ben si coniuga con il racconto degli esperimenti sul sesso operati dall’Academy For Erotic Enquiry.

Alcune delle cavie - sempre secondo il racconto della voce fuori campo - hanno acconsentito a farsi operare alle laringi fancedosele asportare, in questo modo, tramite la perdita del linguaggio essi otterranno un sensibile miglioramento nelle proprie capacità telepatiche. Già nel 1969 il ventiseienne David Cronenberg si confronta con i temi che diventeranno caratterizzanti della sua Opera affrontandoli qui ancora in maniera sperimentale e in parte didattica. Tra le maglie della narrazione riconosciamo infatti il profilo di quel Lacan che coniugò il pensiero freudiano con le teorie sulla lingua di Ferdinand de Saussure arrivando a teorizzare e descrivere l’inconscio strutturato come linguaggio. Alcune delle giovani cavie infatti rispondono alle terapie farmacologiche della clinica censurando il proprio inconscio agli altri individui salvo poi lasciarlo deflagrare in orribili immagini di necrofolia, morte e violenza. Il sesso poi diventa tema di confronto pragmatico nella realizzazione di un individuo pansessuale o meglio “omnisessuale”: una forma di sessualità piena e tridimensionale che come sappiamo degenererà nel condominio di Il demone sotto la pelle.

In definitiva una pellicola tutta da riscoprire per comprendere a fondo le radici del maestro David Cronenberg.

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