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I Disegni Atroci: Maruo Suehiro

I Disegni Atroci di Maruo Suehiro: mangaka, illustratore e pittore dalla crudele matrice iconica raccontati da una penna d'eccezione: quella del critico e cineblogger avant-pop Andrea Bruni

Maruo Suehiro Disegni AtrociIl rovesciamento dello shogunato Tokugawa, nel 1867, con la conseguente restaurazione, l’anno seguente, del potere imperiale, furono anticipati da anni in cui lo scambio di informazioni e le forme di comunicazione si susseguirono in un frenetico, costante, mutamento. Le kawabaran, tavole di legno su cui venivano stampate le principali notizie del momento, erano già una norma nel Giappone del 1600. Furono le aperture commerciali, all’Occidente, avvenute nella prima metà dell’Ottocento, ad imporre un nuovo “gusto”, di stampo europeo, portando gli editori locali ad imitare i rotocalchi europei, con una particolare attenzione per la cronaca nera e la bordata sensazionalistica. All’interno di questa linea dobbiamo inserire, ad esempio, le stampe denominate nishiki-e (i disegni d’interesse umano), grazie alle quali il giapponese medio si poteva beare con le descrizioni di avvenimenti insoliti, ma quasi sempre edificanti, come, ad esempio, la storia di una anziana settantenne che, dopo la morte per parto della propria figlia, fu in grado di allattare la nipotina…Ma all’interno di questa nuova “moda” iconica si venne, pure, ad inserire una famigerata tendenza: nel 1866 alcuni dei più celebri disegnatori di nishiki-e collaborarono alla stesura di un’opera monumentale, che nascondeva una matrice iconoclasta, la Eimei Nijuhasshuku (28 versi plebei su figure gloriose), le cui illustrazioni- ove si potevano vedere le azioni dei più celebri criminali del Giappone, fecero nascere la moda dei muzan-e (i disegni atroci)…

Tale tendenza grafica, che coniuga al suo interno un morbido, bidimensionale, tratto “popolare” con la crudeltà del Grand Guignol, trova un corrotto per quanto degnissimo erede in Maruo Suehiro, vero e proprio, impagabile, “Pittore delle Agonie”, che- nonostante una realtà editoriale di nicchia- può vantare fior fiore di estimatori un po’ in tutto il mondo. E’ difficile trovare parole adatta alla succinta descrizione dell’allucinato mondo inscenato da Maruo: un Giappone atemporale ove svolazzano ombre della stampa popolare (quella delle locandine pubblicitarie e dei volantini propagandistici) che cozzano col crudo realismo dei mangaka convertiti alla più efferata forma di gekiga, di disegno, cioè, dalle tinte fortemente drammatiche e, soprattutto, violentissime. E’ altrettanto impossibile render onore, con un grappolo di parole, alla soffocante stratificazione dei suoi romanzi (parola non messa a caso: il critico Thierry Groensteen ha definito Maruo “il de Sade dei manga”) in forma di disegno; i suoi racconti sembrano i “frutti proibiti” di Ranpo Edogawa: come se il celebre scrittore, così attento alla patologia del Quotidiano, avesse forgiato- all’insaputa di tutti- una serie di volumetti da nipponico Enfer, un mazzo di fiori del male distribuito sotto banco nel mercato nero del collezionismo, ad uso e consumo di nobili decadenti e sfrenati libertini. Una vera e propria Fiera delle Atrocità, quella inscenata- con rigore scientifico- da Maruo, costellata di lolite lascive, di ottusi Otaku, di bambine schiavizzate all’interno di un “Freakshow” ambulante (Midori), di femminei nosferatu precipitati nella Tōkyō odierna (Il Vampiro che ride) ma dove, tra le macerie, i detriti putrescenti di una umanità devastata, affiorano, a tratti, schegge di straziante lirismo.

ANDREA BRUNI.

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