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Kill Bill di Quentin Tarantino (2003-2004)

KILL BILL: Il quarto film di Quentin Tarantino, un cult avant-pop dal valore inestimabile con l'incredibile Uma Thurman nei panni di Beatrix Kiddo nota ai più come la Sposa.

Beatrix Kiddo Kill Bill
[Avvertenze: questo intervento non contiene il termine “postmoderno”. ]

A distanza di anni - era il lontano biennio 2003/2004 - ne sono sempre più convinto: Kill Bill (diviso nei due volumi 1 e 2), il quarto progetto cinematografico di Quentin Tarantino ha avuto per il cinema a-venire (a occhio e croce fino all’uscita di Bastardi senza gloria) un valore didattico di immane portata. Attenzione, non sto parlando degli stilemi riproducibili e riprodotti fino al logorio (nel cinema quanto nella narrativa) ma di un valore intrinseco della pellicola, una sorta di energia potenziale-immaginifica in grado di aprire la visione dello spettatore sia orizzontalmente (leggi geograficamente) che verticalmente (stili, registri, immaginari intercambiali in una staffetta pop estremamente entusiasmante).

Molti di voi staranno cercando (con insuccesso) nel paragrafo precedente le parole: “citazione” e “intertestualità” per cui meglio dedicare a ognuna di loro altrettanto spazio.

La citazione: una delle attività principali con cui i fan e i cineasti amano dilettarsi tuttoggi è la ricerca delle decine e decine di citazioni/omaggi ri-elabotate da Tarantino nel racconto… ops nei racconti di cui è costruita l’epica della Sposa. Si tratta di citazioni formali, contenutistiche e musicali che spaziano dallo spaghetti-western à la Sergio Leone alle taglienti pellicole giapponesi come Lady Snowblood (lo scheletro, l’impalcatura, di Kill Bill è stata plasmata sui questa meravigliosa pellicola) di Fujita Toshiya passando per il kung-fu anni Sessanta/Settanta, la serialità e il cinema d’autore (Kubrick, Coppola). In un universo cinematografico malmostoso e davvero poco divertente quale quello odierno Quentin Tarantino, cinefilo-flanuer dall’appetito infinito si nutre (e ci nutre) di frammenti, passages di celluloide con cui plasmare nuovi e inediti racconti.

L’intertestualità: Dal soggetto di Q&U le vicende della Sposa sono suddivise in capitoli che non rispettano la cronologia degli eventi ma che si richiamano, legano e completano fra loro nell’intreccio scientemente intertestuale. Personaggi, intenzioni, backgrounds, oggetti e paesaggi si decompongono e ricostruscono continuamente attraverso i capitoli donando allo spettatore un’esperienza lisergica e avant-pop nella sua accezione più orizzontale e geografica: dal Messico al Giappone di O-Ren, dallo sconfinato orizzonte della California visto dai vetri lerci della roulotte di Budd al Brasile pop del finale. I richiami poi sono altresì formali, ad esempio l’anime giapponese o il black’n white oltre che sottili ed eleganti riferimenti al cinema altrui come il Twisted Nerve di Bernard Herrmann quanto al proprio: le sigarette Red Apple, la squadra DVAS come le Volpi forza 5 di Pulp Fiction o il motivetto che si sente ne Le Iene quando Mr. Blonde accende la radio prima di torturare il poliziotto riproposto all’inizio di Kill Bill vo. 2.

Il trailer di KILL BILL vol. 1:

Il trailer di KILL BILL vol. 2:

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