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Hotel Room di David Lynch (1993)

Riscopriamo Hotel Room film per la televisione di David Lynch e James Signorelli prodotto da HBO. Progetto dalla grande carica immaginifica misconosciuto in Italia.

Hotel Room David LynchL’hotel è sempre stato uno dei paradigmi avant-pop attraverso cui declinare temi, esperimenti stilistici e costruzioni di immaginari, basti pensare a Four Rooms o al film 1408 tratto dall’omonimo racconto di Stephen King. Le camere arredate con eleganza, illuminate da lampade déco diventano l’unità di spazio narrativa con cui confrontarsi e in cui far scivolare le proprie ossessioni con attitudine feticista.

Non è da meno Hotel Room progetto seriale di HBO (garanzia assoluta di qualità e sperimentazione) diretto da David Lynch e James Signorelli. I due episodi diretti da David Lynch (e in parte anche quello di Signorelli) contengono stilemi e tematiche che verranno riprese nei progetti futuri del padre di Twin Peaks. L’Hotel stesso è utilizzato da Lynch come luogo per ambientare molti dei commercials che ha diretto: Opium per Yves Saint Laurent, Gucci by Gucci e l’ultimo meraviglioso cortometraggio Lady Blue Shanghai per Dior.

Nel primo episodio Tricks (Clienti) ritroviamo il telefono accanto alla lampada che sarà la firma del maestro in tutte le produzione a venire, la prostituta in pericolo che sfocata e perturbante ritroveremo in INLAND EMPIRE e senza dubbio il tema del Doppelgänger (il gemello maligno, la dislocazione orrorifica di sé) utilizzato ampiamente da Lynch da Twin Peaks a Strade perdute passando per Mulholland Drive. Lou qui è la dislocazione ferina di Boca e i due sono inseriti in una cornice noir (siamo nel 1969) che richiama molto ciò che vedremo poi in Strade Perdute.

Il secondo episodio Getting Rid of Robert (Sbarazzandosi di Robert) diretto da James Signorelli ripropone la riflessione su femminilità e modernità citando il Tolstoj di Anna Karenina: alle pareti della camera 603 nel 1992 c’è il treno, simbolo di scelleratezza e dolore che ritroveremo anche in Twin Peaks (ricordate Ronette che torna in città seguendo i binari della ferrovia?).

L’episodio Blackout diretto da Lynch che chiude la produzione è il più immaginifico dei tre. Pur conservando un impianto statico, classico e teatrale (in cui lo spettatore è soggiogato dai movimenti dei protagonisti nella stanza al buio) possiede una carica surreale senza pari dovuta ai dialoghi che ne fanno un piccolo capolavoro post-surrealista (es. «sei partito per il Mar Rosso» diventa per Diane «sei partito per il Rosso del Mare»).

In definitiva un capolavoro sperimentale tutto da recuperare soprattutto in Italia dove è stato incomprensibilmente obliato.

Una clip tratta dall’ultimo episodio (Blackout):

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