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Pulp Fiction di Quentin Tarantino (1994)

Mentre Quentin Tarantino conclude l'esperienza da presidente di giuria a Venezia riscopriamo uno dei suoi film più influenti e importanti per la cinematografia contemporanea: Pulp Fiction

Uma Thurman Mia WallaceQuentin Tarantino - attualmente impegnato a Venezia come Presidente di Giuria alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica - ha spesso segnato le istanze del cinema futuro - si pensi a Kill Bill e Bastardi senza gloria - ma con Pulp Fiction (1994) è riuscito a influenzare in maniera mai vista prima non solo le forme della cinematografia ma anche quelle della letteratura mondiale (da noi ne ha tracciato gli effetti Elisabetta Mondello nel suo saggio La giovane narrativa degli anni Novanta: cannibali e dintorni), della serialità e della musica (si consiglia la lettura della lunga e illuminante riflessione sul rock nel cinema di Tarantino proposta nel numero di agosto di Rolling Stone Magazine).

Scritta a quattro mani insieme a Roger Avary Pulp Fiction muove da alcune situazioni topiche dell’immaginario criminale più classico per stravolgerne i contorni portando al limite personaggi, situazioni e azioni. Con cura minuziosa e dedizione per i dettagli Tarantino materializza inquadratura per inquadratura il suo personale paradigma cinematografico tutto da declinare, un universo citazionistico caleidoscopico dove si incontrano Godard, Fellini, George Lucas, i film d’exploitation, il poliziottesco, la letteratura di consumo e ancora Scorsese, Elia Kazan e senza dubbio Segio Leone. Con Pulp Fiction Tarantino dopo l’eleganza narrativa de Le Iene ragiona ancora sulla forma ricorrendo a un racconto frammentato (ma non franto), episodico e intertestuale.

La maggior parte del budget per Pulp Fiction fu speso per il cast stellare: John Travolta (che con il ruolo di Vincent Vega ritrovò caratura), Samuel L. Jackson (iconico), Tim Roth, Bruce Willis, l’immenso Harvey Keitel, Christopher Walken e lei, da allora musa di Quentin Tarantino (tra l’altro causa della fine della relazione del regista con Sofia Coppola), l’unica a poter indossare quel caschetto nero: Uma Thurman. Il suo volto divenne il brand del film: Uma appariva nei manifesti del film su di un letto con una sigaretta in mano, un pulp magazine ed una pistola poggiati su di esso. Dopo Pulp Fiction Uma stringerà un sodalizio amicale e creativo con Quentin e collaborerà al soggetto di Kill Bill interpretando un altro ruolo topico già pronto a entrare nella cultura pop: la Sposa.

Pulp Fiction ha anche un rapporto particolare con l’Europa e la sua cultura - messa continuamente a confronto con quella americana, epica, iconica e massificata - Tarantino si recò ad Amsterdam per scrivere la sceneggiatura dove scrisse di getto i dialoghi iniziali tra Jules e Vincent (si dice che sia stato qui che Tarantino ebbe l’illuminazione di ispirarsi alla struttura del pulp magazine «Black Mask» per il suo nuovo film). La pellicola trionfrò a Cannes dove le fu assegnata la Palma d’oro (quell’anno presidente di giuria era Clint Eastwood) consacrando Tarantino come enfant prodige - teorico, energico e salvifico - del cinema mondiale.

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