Interviste avantpop: Andrea Bruni

Una conversazione con Andrea Bruni, blogger, critico cinematografico e scrittore. Si parla del suo primo libro "Sugli sugli bane bane" e dell'estetica avantpop.

andrea bruni sugli sugli bane baneAndrea il tuo libro Sugli sugli bane bane (pubblicato da Epika Edizioni con una deliziosa prefazione di Giuseppe Genna) sembra nascere dalla tua straordinaria attitudine alla condivisione e allo stupore. Mi definiresti queste ultime due categorie secondo la tua visione autoriale?
Seguo la strada aperta dal mio maestro Stephen King che definisce la scrittura una forma di telepatia: credo che uno scrittore debba esser in primis un “comunicatore” e per rendersi credibile debba instaurare uno stato di complicità con il proprio lettore. Detesto coloro che scrivono senza scender dalla cattedra o arroccati nella propria Turris Eburnea. Certo, “Sugli Sugli Bane Bane” ha un qualcosa di impervio, anche di esoterico, ma io non sono Faletti, non cerco il consenso delle folle: cerco un lettore che non abbia ancora smesso di “cercare”, che sappia davvero mettersi in gioco, e che si diverta un mondo a lasciarsi, appunto, “stupire”.

Giuseppe Genna nella sua prefazione definisce il concetto di fantàsmata in relazione agli spettri di culto che si aggirano fra le pagine di Sugli sugli bane bane: Charles Baudelaire, Mae West, Federico Fellini, Aleister Crowley (solo per citarne alcuni). Tu sembri nutrire per tutti loro (per alcuni più di altri) un’affetto intellettuale davvero molto evidente, come sei arrivato alla genesi e all’elaborazione di questo circus ectoplasmatico inzialmente in diaspora?
Ho scelto delle figure che hanno condizionato le architetture dell’immaginario collettivo, e mi sono divertito (tantissimo, giuro!) a farne coppie-simbolo: Mae West e Baudelaire rappresentan la versione corrotta di “Casa Vianello”, James Dean e Crowly son il lato bidimensionale del maledettissimo (e, ho scoperto scrivendo, un grandissima coppia comica!), Jim Morrison e Totò, ciò che resta della poesia in questo mondo.

Andrea BruniMark Amerika scrive in merito al compito degli artisti avant-pop: «La nostra missione comune è quella di alterare radicalmente il fulcro della Cultura Pop attraverso un genere più popolare di gestualità dark, sexy e sottilmente ironica». Tu come definiresti la sensibilità avant-pop e la sua estetica?
L’Avant Pop è il punto di non ritorno del postmoderno: è un “genere” che nasce dal mix di tutti i generi, con schegge impazzite di immaginario, e che non segue le regole della linearità narrativa, ma la struttura a finestre e cartelle di Windows. “Mio cugino il mio gastroenterologo” di Mark Leyner ci indica la strada.

Credi sia possibile una linea avant-pop in Italia? Ci sono a tuo parere degli autori, degli artisti e dei performer che nel nostro paese potrebbero incarnare le istanze della cultura avant-pop?
Noi abbiamo il più grande autore Avant Pop ante-litteram: Alberto Arbasino. E certi autori “dispettosi” come l’interessantissimo Rodolfo Wilcock (non nego che il suo “Le nozze di Maria Antonietta e Adolf Hitler all’inferno” è stato un mio modello). Oggi come oggi, in Italia, una armata Avant Pop la vedo improbabile assai. E non perché non vi sian autori: io e te, che siam stati protagonisti dell’esperimento “I Mutanti della Blogosfera” ne sappiam qualcosa…E’ il soffocato panorama editoriale che causa questa afasia. Ogni giorno in Italia escono 120 libri non sponsorizzati dagli editori…Ed i grossi editori, gli unici che possan assicurarti un minimo di visibilità, son SOLO alla ricerca della storiellina, della tranquilla, pacifica, linearità narrativa…Posso dire, non senza orgoglio, che “Sugli Sugli” è stato rifiutato dai più grossi agenti letterari d’Italia con la motivazione: “Troppo sperimentale. Non venderebbe mai”.

Claudio, il tuo protagonista mi mette i brividi. Pur essendo in grado di definire una via estetica, quasi un vaticinato, possiede una carica aleatoria che spiazza e sgomenta. Da autore (e quindi genitore già colpevole) come lo definiresti?
Uno stronzo. Anzi, peggio, un serial killer psichico, che uccide le proprie vittime minando le loro certezze, per il solo gusto di dimostrare la propria superiorità. Con Claudio ho voluto rappresentare i cascami dell’intellettuale odierno. E non è un caso che, a mio avviso, faccia la fine peggiore, scomparendo di scena come un anonimo generico…

Sei stato tra le prime blogstar italiane, con il tuo «Teatro dei vampiri» hai creato una spassosissima agorà in cui cinefili, blogger di ogni estrazione, artisti e scrittori si riunivano per commentare e condividere le tue proposte. Io stesso ho conosciuto molte pellicole e autori che prima non avevo mai avuto occasione di incontrare. Pensi che l’avvento dei social network abbia portato a un’impoverimento del blogging?
Senza dubbio. Siam tutti lì, ora…Ed è per questo che, da due anni, cerco di “bloggizzare” FB…

Ultima domanda: cosa c’è attualmente sul tuo comodino?
Nella placenta delle mie notti mi sto rileggendo “L’Ombra dello scorpione” di Stephen King, che è uno di quei romanzi che rileggo ogni 5,6 anni: dallo Zio c’è sempre da imparare. Ho appena terminato “Hanno amore” di Gianluca Chierici, sorprendente, e “Morte al Cinevillaggio” del mio amico Umberto Lenzi, il Raymond Chandler italiano!

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