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Jamiroquai: il video di Virtual Insanity

Lorenzo Peroni analizza l'avanguardistico video "Virtual Insanity" di Jamiroquai che nel 1997 vinse il Best Video of the Year agli MTV VMA.

Jamiroquai: il video di Virtual Insanity
«La zanzara è attaccata all’elefante, non l’elefante alla zanzara» (Rudolf Arnheim).

Nel Maggio 1997, ai Music Video Production Association Awards a Los Angeles, il videoclip è stato premiato “Video of the Year.” Ai più famosi MTV Video Music Awards nel settembre 1997 il video di Glazer per Jamiroquai viene proclamato il più nominato ottenendo dieci nominations: Jamiroquai se ne va con quattro award tra cui quello per il video più innovativo e l’ambito “Best Video of the Year” ; gli altri due premi riguardavano categorie tecniche: “Best Special Effects” and and “Best Cinematography”.

Il video inizia e noi vediamo subito quello che sarà l’ambiente principale in cui si svolgerà l’azione: una grande stanza quadrangolare ripresa centralmente (quindi ne vediamo tre pareti: una frontale e due in scorcio; il pavimento e il soffitto), la resa prospettica è molto forte, le pareti sono marcate da modulazioni ortogonali; è un ambiente spoglio, minimalista, i toni sono chiari, metallici, l’illuminazione e neutra e diffusa, ci sono dei neon al soffitto. Il pavimento è liscio ed omogeneo, all’interno della stanza vediamo due divani scuri, neri.

Immaginiamo la stanza costruita solo con tre pareti e il soffitto, un po’ come una grande scatola. Sulla quarta parete aperta c’è una telecamera. Le pareti sono montate su ruote cosicché la stanza può muoversi e ruotare su se stessa. La telecamera si muove in relazione con la stanza, i tre muri e il soffitto restano sempre gli stessi anche se la stanza è mossa indietro ed avanti, a sinistra e a destra e qualche volta in cerchio su sé stessa, praticamente la stanza si muove ma il punto visivo resta fermo. Difatti quello che noi percepiamo non è il movimento della stanza o della telecamera (tranne un paio di punti ben definiti e voluti per attuare un cambio di scenario) bensì il continuo spostamento del protagonista (e dei divani) verso destra, sinistra, verso di noi e allontanandosi da noi come se stesse, appunto, sopra un tapis roulant. Nel nostro caso è in movimento l’ambiente (la stanza), l’osservatore (considerando la telecamera come suo succedaneo) e uno dei due oggetti (il protagonista del videoclip). A noi però sembrerà che il movimento sia attribuito non all’ambiente ma ai soggetti unicamente. O meglio, ci sembrerà che a muoversi sia il pavimento e che di conseguenza i due oggetti vengano trascinati e spostati da questo.

In Virtual Insanity ci apparirà come mobile il protagonista, Jason Kay, i divani e qualche altro personaggio secondario di contorno: a questi elementi noi attribuiamo il valore di “figure”; saremo invece portati ad individuare come sfondo la stanza entro il quale avviene la ripresa perché questa ci apparirà come statica. In riferimento all’articolazione figura sfondo, i processi di elaborazione percettiva attivano meccanismi di unificazione e di segregazione in base ai quali viene raggruppato quanto deve star insieme in base alle regole di organizzazione, e viene diviso, ad esempio attraverso la stratificazione fenomenica delle superfici, ciò che deve esser separato. Similarmente i processi di organizzazione percettiva intervengono a mettere ordine nelle trasformazioni cinematiche delle registrazioni sensoriali, unificando o segregando movimenti di natura differente.

La presenza delle texture è importante per l’identificazione della profondità e del movimento: l’apparato scenografico di Virtual Insanity è quindi volutamente il più liscio e asettico possibile in modo da rendere la percezione dell’ambiente e degli avvenimenti che avvengono in esso ancora più ambiguo.In Motion picture testing and research (1947) Gibson presenta due punti fondamentali del suo pensiero: dapprima il ruolo delle superfici e quello della tessitura (texture) nella percezione visiva, e successivamente, la teoria della “prospettiva in movimento”. Per quel che riguarda le superfici ,Gibson nota che la loro presenza è essenziale per la percezione della profondità e che se non ci fossero superfici non ci sarebbe, strettamente parlando, mondo visivo. Ma le superfici sono visibili come tali perché presentano minute irregolarità, disomogeneità, o disegni dovuti alla natura del materiale. Quando infatti la microstruttura superficiale non è presente, nessuna distanza della superficie è visibile in maniera determinata. L’ambiente in cui viviamo è determinato da superfici. Le superfici sono visibili in quanto presentano una microstruttura, i cui punti, registrati dalla retina, al muoversi dell’osservatore scorrono con velocità e in direzioni diverse, a seconda della loro distanza, della posizione e della direzione dello spostamento.

Movimento indotto, ovvero ciò che si muove fenomenicamente può non essere ciò che si muove fisicamente, ovvero il principio che sta alla base della realizzazione di Virtual Insanity: la sensazione fenomenica è quella del movimento/spostamento di Jason e dei divani ad opera di quello che a noi appare un pavimento scorrevole.

LORENZO PERONI.

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