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Lezioni di critica: Stephen King su Bret Easton Ellis

Andrea Bruni ha tradotto le parole dello scrittore Stephen King in merito a Lunar Park romanzo avantpop di Bret Easton Ellis.

Di Stephen King.
Traduzione di Andrea Bruni.

Stephen KingEra agosto e stavo curiosando fra i libri della Border in quel di Boston quando all’improvviso sbuca un commesso che mi sussurra: “Ehi! Bret Easton Ellis si è rifatto a te per il suo nuovo romanzo!”.

Pensai che scherzasse- il metropolitano ed ultramondano “che fa” Stephen King mi sembrava proponibile quanto Stephen “che fa” Philip Roth- ma la sera stessa digitai entrambi i nostri nomi sul pc, più per curiosità che altro, e fui sconvolto nello scoprire che Google aveva trovato una roba come 72.000 rimandi…Scoprii che Bret Easton Ellis aveva definito Lunar Park un omaggio a Stephen King e che aveva dichiarato di aver letto, da ragazzino, Le notti di Salem una dozzina di volte…o almeno così dichiarava Elizabeth Hand sul Washington Post che però definiva il giocattolo demoniaco di Lunar Park uno “yerby” (in realtà è un “Terby” e, sì, è un problema). Se Ellis ha letto realmente da ragazzino Le notti di Salem una dozzina di volte, i suoi successivi problemi con la droga mi risultan molto più chiari.

Ad ogni modo, il giorno dopo corsi in una libreria e comprai una copia di Lunar Park e lo lessi. A un certo punto il narratore si chiede: “Chi comprerà la roba che sto scrivendo nel tentativo di salvare me stesso?”. Io, ad esempio, e in un discount col 20% di sconto, per di più. Cominciai a cercare le mie orme, e finii col seguire quelle di Ellis. E non fu un viaggio inutile. Niente affatto.

Non son proprio un verginello nei confronti di Ellis. Avevo letto American Psycho giusto per capire tutto il vespaio che aveva creato, e pensai che si trattasse di un brutto romanzo scritto da un bravo scrittore: quel tipo di aneddotica opprimente che di solito ti sbrodola addosso alle feste un tizio che ti ha incantonato in un angolo e blatera mentre il suo drink cola sulla tua camicia e tu non vedi l’ora di scappare a gambe levate…

Bret Easton Ellis Lunar ParkLunar Park non c’entra nulla con tutto ciò. Non so quanto Ellis mastichi la storia della letteratura fantastica americana (sono abbastanza certo che abbia letto Shirley Jackson, Bradbury e, beh…il sottoscritto) ma è evidente che abbia visto un numero sufficiente di film per capire cosa funziona e cosa proprio non va. Di sicuro sarà l’unico romanzo mainstream ad essere recensito sulle pagine di Fangoria quest’anno. Immaginate che sia…non saprei…John Cheever che scrive Shining. Se tale idea vi fa torcere le budella, benvenuti: molti dei critici che hanno recensito Lunar Park l’hanno gettato nel microonde letterario, tenendo la temperatura al massimo per almeno quattro ore. Se invece la cosa vi suona bene, allora sarete fra i membri del club che trovano il romanzo una sorta di bizzarro trionfo.

Vediamo come van le cose: Uno scrittore, con problemi di droga e fresco di matrimoni, si sposta in perfieria con la propia ultra-problematica famiglia (il suo nome è Bret Easton Ellis, ma non pensanteci più di tanto; non si tratta che di kriptonite-letteraria sprgionata da uno scrittore terrorizzato dagli spari che si è beccato troppe volte dei pallettoni nel culo dalla New York Review of Book). La nuova abitazione sembra mutare dinanzi ai suoi occhi, assumendo le sembianze di quella nella quale viveva da piccolo. I ragazzini del vicinato cominciano a sparire. Appare il fantasma di suo padre. Peggio ancora: comiciano a giungergli delle e-mail vuote dalla banca dove sono custodite le ceneri di suo padri: tali missive son sempre sspedite alle due di notte, l’ora in cui il genitore defunse. Le e-mail hanno come allegato un sinistro filmato girato con lo stile di Blair Witch Project. Il giocattolo preferito della figlioletta (Terby l’uccellino imbottito) prende vita. Ed infine, proprio come George Stark ne La metà oscura, salta fuori da American Psycho Patrick Bateman che comincia ad ammazzar gente.

Vi sono alcune parti irritanti e confuse- un vento fantasmatico talmente potente da far rovesciare un distributore automatico cosa che non sembra, del resto, disturbare affatto Ellis ma vi sono anche dele parti dannatamente eleganti (cone fa notare Fangoria, in quella che è la più positiva- e competente- recensione del libro). Son sempre rimasto in attesa, sperando che Ellis fuoriuscisse dai triti e ritriti cliché del “narratore di tutto rispetto”. E’ tutto vero o è tutto un sogno ciò che ci viene raccontato? Devi decicerlo da solo, caro lettore. Niente da fare: Negli ultimi due capitoli Lunar Park prende tutta un’altra strada. Ed io lo rispetto.

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