Gossip Girl: la terza stagione

La terza stagione del serial di culto Gossip Girl: punti di forza della produzione che ha lanciato Leighton Meester e Blake Lively.

Blair Waldorf Gossip Girl Season 3Josh Schwartz ce l’ha fatta laddove ha toppato con The O.C., la sua creatura seriale precedente. Ricordate? Per The Orange County la terza stagione era stata quella del requiem, la morte di ogni trama possibile, tumulata insieme al cadavere di Marissa Cooper prima di una assurda, inutile e disorientata quarta stagione. Tutto ciò non è stato per la terza stagione di Gossip Girl che si è presentata al pubblico (in Italia è andata in onda su Mya) in ottima forma grazie al lavoro svolto in fase di scrittura sui personaggi principali: sempre più riconoscibili e mai vicini alla macchietta (nonostante certi accenti ironici come per Blair Waldorf), in crescita naturale così come DEVE essere in un teen-drama che si rispetti (penso a Beverly Hills 90210, Dawson’s Creek e perché no a One Tree Hill).

New York City è poi la discriminante della serie. La città celebrata da Carrie Bradshow (e che sostanzialmente ha decretato il successo di Sex and the city come di centinaia di pellicole cinematografiche) ha quest’anno un ruolo essenziale, avvolgente e totalizzante nei confronti della giovanissima fauna che la abita: la New York University frequentata da Dan, Vanessa e Blair è più democratica e vicina alle arti performative (in alcune puntate al centro delle vicende c’è l’ingresso alla prestigiosa Tisch School of the Arts che annovera fra i suoi ex alunni Lady Gaga), la Columbia nell’Upper West Side frequentata da Nate fa parte della leggendaria Ivy League e rappresenta invece l’insegnamento d’eccellenza e per forza di cose più conservatore. E ancora l’Empire State Building al centro della season finale, gli alberghi, i locali, i cinema, i loft e gli appartamenti dove vivono i giovani protagonisti. La Grande Mela ha in definitiva un grande peso nel successo della serie, ne arricchisce il fascino rendendola allo stesso tempo più credibile.

I concetti di elitarismo e mitopoiesi mediatica alla base dei romanzi da cui è tratta la serie (scritti da Cecily von Ziegesar) vengono quest’anno giustamente accentuati senza forzature. L’operazione è ancora una volta riuscita grazie al personaggio di Blair Waldorf (interpretata dalla sempre più brava Leighton Meester) alla cui voce è affidato il compito di tracciare i limiti sociali dell’isola di Manhattan.

Interessante poi la ricerca delle figure genitoriali (puntualmente in grado di tradire le aspettative dei figli) attraverso i due misteri della serie: la madre creduta morta di Chuck Bass interpretata dall’icona lynchiana Laura Harring e il padre desaparecido di Serena Van Der Woodsen (una sempre più glamour e sensuale Blake Lively) interpretato da William Baldwin che qui sembra non essere mai uscito dal personaggio di Patrick Darling II di Dirty Sexy Money. In un gioco a incastro i due fratellastri dovranno fare i conti con gli spietati (nell’accezione dei Baustelle, of course) interessi degli adulti perdendo definitivamente ogni connotato che li lega - se mai l’hanno vissuta - all’età dell’innocenza.

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