Saviano e il sentimento carnevalesco della tv

Matteo Pascoletti ragiona sulla prima puntata della trasmissione Vieni via con me di Fabio Fazio e Roberto Saviano, diventata con i suoi otto milioni di telespettatori la trasmissione RAI più vista degli ultimi dieci anni.

vieni via con me saviano fazio
Le considerazioni che farò si riferiscono alla trasmissione Vieni via con me andata in onda ieri sera.

In primis, ritengo si debbano separare i due discorsi di Saviano dal resto della trasmissione, per una questione di inquadramento dei generi.
Saviano si è cimentato, ieri sera, nel genere dell’orazione civile (prendo le definizioni da Lausberg, Elementi di retorica): sintetizzando, è un genere in cui un oratore pronuncia un discorso di fronte ad un pubblico radunato (può piacere o non piacere, ma dire “Abbasso Petrarca perché non mi piacciono i sonetti” francamente suona ridicolo). A seconda dello scopo che gli si vuole attribuire, si può parlare di discorso “deliberativo”, proprio di un politico che deve influenzare il giudizio dell’assemblea, o “epidittico”, discorso che assolve una funzione celebrativo; tralascio il genere giudiziale, poiché non mi pare si possa attribuire alle due orazioni.

La prima orazione di Saviano, a mio avviso, ricade nel primo tipo, la seconda è un discorso “epidittico”. Sintetizzando, la tesi su cui si vuole far convergere il pubblico nella prima orazione è: “non vi prestate alla macchina del fango, poiché non è critica, ma distruzione a priori della credibilità della persona”. Sulla sua efficacia non mi pronuncio; non è ciò che mi interessa, ed in ogni caso richiederebbe un lavoro di analisi più complesso e dettagliato sul testo. Di base l’ho apprezzato. Devo dire, a freddo, che forse l’idea che Saviano dovesse parlare del ruolo dello Stato nel fallito attentato a Falcone è sbagliata (lo dico perché è emerso nel dibattito in tempo reale sul sito di Satisfiction): si tratta sì di un’omissione, ma avrebbe avuto più senso se Saviano avesse pronunciato un discorso di tipo “giudiziale”; ma così non è stato.

Personalmente ritengo sia da evitare il più possibile una critica del tipo “avrebbe dovuto parlare di questo, o quello”: vanno valutati gli argomenti utilizzati, non l’assenza di quelli che si ritengono giusti in assoluto; l’assenza andrebbe valutata solo come omissione di un dettaglio, ma Saviano, quando ha parlato dell’attentato fallito a Falcone, ha voluto mettere in evidenza la reazione dell’opinione pubblica, quel cinico disincanto individualista (su cui Leopardi ha scritto pagine bellissime, ancora attuali, nel Discorso sullo stato presente dei costumi degl’italiani) che alimenta ciò che Saviano chiama “macchina del fango“.

Il punto è che Saviano si è impegnato a fare questo tipo di discorsi in un contesto completamente stravolgente, caratterizzato da una presenza di quello che Bachtin chiama “sentimento carnevalesco del mondo”. Cito da Dostievskij. Poetica e stile (Einaudi, 1968, pp. 141-142), invitandovi a leggere tutto quello che nel capitolo IV del libro riguarda la satira menippea:
 
“La prima particolarità di tutti i generi del serio-comico è il loro nuovo rapporto verso la realtà: il loro oggetto e, cosa ancor più importante, il punto di partenza della comprensione, valutazione e formulazione della realtà è costituito dalla viva, spesso addirittura scottante contemporaneità. Per la prima volta nella letteratura antica l’oggetto della rappresentazione seria (per la verità, al tempo stesso anche comica) è data senza alcuna distanza epica o tragica, è data non nel passato assoluto del mito e le figure storiche del passato sono in questi generi volutamente e accentuatamente contemporaneizzanti, ed essi agiscono e parlano nella zona del contatto familiare con la incompiuta contemporaneità. Nel settore del serio-comico, quindi, avviene un mutamento radicale della stessa zona dei valori temporali in cui è costruito il personaggio artistico.

La seconda particolarità è indissolubilmente legata alla prima: i generi del serio-comico non si fondano sulla tradizione e non si fanno consacrare da essa, essi si fondano coscientemente sulla esperienza e sulla libera invenzione; il loro rapporto con la tradizione è nella maggior parte dei casi profondamente critico, e a volte cinico-smascheratorio.

La terza particolarità è la voluta pluralità di stili e varietà di voci di tutti questi generi. Essi rifiutano l’unità stilistica (…)”,
 
Solo così potrei definire il baraccone introdotto da Silvestri e dalla sua cover riadattata, con l’assurdo distico “io non mi sento Saviano / ma per fortuna o purtroppo lo sono”, uno scimmiottamento della canzone di Gaber, cui si aggiunge lo scimmiottamento di Fazio del già grottesco messaggio “meno male che Silvio c’è”, diventato “meno male che c’è Saviano”. A ciò si aggiungono, in un complesso puramente aggiuntivo e per niente stilistico, il monologo dai ritmi errati di Benigni, i duetti tra Saviano e Fazio, gli elenchi letti da ‘normali cittadini’ (che però mettevano in scena se stessi). In questo baraccone, dunque, lo stesso oratore stravolge la sua funzione. Non credo, per dire, che nell’Antica Atene Pericle prima di pronunciare il famoso discorso sugli Ateniesi si fosse messo a far battute con i concittadini, o a recitare elenchi scherzosi.

La trasmissione così concepita, depotenzia, mistifica e deforma fino al grottesco qualunque contenuto civile di Saviano. Non so se questo sia un limite della tv in sé, ma sicuramente lo è del format così organizzato.

E gioire perché il Grande Fratello ha fatto quasi la metà degli spettatori di Vieni via con me è come gioire perché il carnevale di Viareggio ha avuto la metà dei visitatori di quello di Cento.

Matteo Pascoletti.

La coreografia finale che ha chiuso la prima puntata di Vieni via con me:

Peeplo Engine

Un motore di ricerca nuovo, ricco e approfondito.

Inizia ora le tue ricerche su Peeplo.

Le categorie della guida