Registi Avantpop: Alejandro Jodorowsky

Andrea Bruni scrittore, critico cinematografico (ma lui preferisce essere definito "spalatore di nuvole") e blogger ci spiega chi è l'immenso Alejandro Jodorowsky, scrittore, sceneggiatore e regista di capolavori quali El Topo e La Montagna Sacra.

Alejandro Jodorowsky
Parlando degli anni della propria infanzia Jodorowsky ebbe a dire: “Un giorno trovammo una pietra gigante che galleggiava sul mare. E poi fui seguito da un’ape, un’ape d’oro. Mi seguì per tre anni. Una volta gli altri bambini mi legarono ad un grande aquilone e mi lanciarono in cielo. Fu terribile. All’interno delle nuvole vidi un cimitero di aeroplani della Prima Guerra Mondiale. E dentro gli aerei c’erano i cadaveri dei piloti. E dentro i cadaveri c’erano dei vampiri bianchi. Quando mi avvicinai, i vampiri cominciarono a muoversi…” Questo dimostra che a Iquique, in Cile, il peyote andava via meglio dell’Ovomaltina fra i bimbi dell’asilo: ciò spiegherebbe un monte di cose visto che, parlando dell’apolide Alejandro Jodorowsky, parliamo del maggiore teorico dell’Assurdo che il cinema abbia mai avuto. Avete presente lo Stregatto di Alice nel paese delle meraviglie? Ecco, Jodorowsky è lo Stregatto convertito ai Lumiere: un fumista instancabile e sfuggente, un clown metafisico con i paramenti dello sciamano e la valigetta del manager; “Jodo” sta al cinema come Salvador Dalì sta al surrealismo. Egli ha preso il Cinema e ne ha fatto il proprio augusto, che nel mondo circense è la “spalla” del pagliaccio: la Settima Arte, nelle sue mani fatate, (al pare dei fumetti, della narrativa, dei tarocchi) diviene un medium privo di forma, da plasmare alla ricerca della Grande Verità, da servire al proprio pubblico adorante…

Un proverbio spagnolo dichiara: In arte, chi è figlio di nessuno è un figlio di puttana”: Jodo questo rischio non lo corre di certo, visto che egli è figlio di tutti, o meglio, di tutti gli “ismi” sorti a cavallo fra i due secoli. Jodo stesso (impossibile scindere in lui l’artista dal “personaggio”) è una sorta di mostro à la Frankenstein forgiato con le frattaglie di Breton e di Artaud, le mani di Alex Raymond (Flash Gordon) e di Chester Gould (Dick Tracy) gli occhi di Madame Blawatsky ed il pene di Alistair Crowley! “Puoi leggere il clitoride. Puoi leggere l’ano. Puoi leggere ciò che vuoi. Perché ogni corpo è un libro”, dice Jodo, novello Cristo Alchemico, in El Topo (1971): ecco, per decifrare la selva di “segni”, codici, crittogrammi che ricoprono il corpo-papiro di Jodo è necessario usare le lenti colorate, dalle sfumature lisergiche, che si vendevano solo negli anni Sessanta-Settanta: tra fumi d’incenso, stringendo in mano il Monte Analogo di René Daumal, avremo allora anche noi l’Illuminazione. Potremo cioè capire perché La Montagna Sacra (1973) sia il “Midnight Movie” per antonomasia, se non addirittura il simbolo più vitale di un’intera epoca, col suo rosario di esoterismi assortiti e di “illuminazionI” da Iniziato, scanditi dalle ipnotiche note di Don Cherry. “Forse sono un profeta. Spero davvero che un giorno mi vengano a trovare Confucio, Maometto, Buddha e Cristo. E ci siederemo a tavola, prendendo il tè e assaggiando pasticcini”, confesso il Nostro a J. Hoberman e J. Rosenbaum per il loro fondamentale Midnight Movies. Ci piacerebbe essere lì, quel giorno: ma solo per vedere Jodo con quegli occhietti spiritati da Stregatto che, tazzina di tè sollevata come un ostensorio, grida al mondo: “That’s all, folks!!!

ANDREA BRUNI.

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