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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
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	<title>Rappresentare la Cina attraverso occhi italiani</title>
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	<pubDate>Sat, 15 May 2010 12:41:34 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
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    <category>costume-e-societa</category><category>hot topic</category><category>immagini stereotipate della cina</category><category>orientalism and occidentalism</category><category>rappresentare la cina</category><category>rappresentare la cultura cinese</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/chineseflag_03.jpg" class="left" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="both" /> Per capire quali sono le <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/05/rappresentare-una-cultura-altra">rappresentazioni</a> più comuni che noi italiani facciamo riguardo alla Cina, bisogna semplicemente chiedersi cosa ci immaginiamo quando pensiamo ad essa.</p>
<p>Forse ricordiamo per prima cosa il grande impero cinese che storicamente ha coinciso con il grande impero romano e poi Marco Polo e coloro che in Cina si sono recati per mercatare oppure per propagare il proprio credo religioso, come i gesuiti. Ci rammentiamo delle sfarzose residenze imperiali, dei tetti a pagoda, dei templi confuciani e taoisti, delle arti marziali come il kongfu e il taiqiquan.</p>
<p>Pensiamo alla grande muraglia, alla grandezza della Cina dal punto di vista geografico, ai suoi miliardi di abitanti; e quindi alle loro caratteristiche fisiche, ai loro occhi a “mandorla”, al colore della loro pelle, ai loro capelli neri e dritti, alla loro bassa statura; al fatto che sembrino instancabili, duri lavoratori e abilissimi commercianti. </p>
<p>Pensiamo allo loro “strana” scrittura, così diversa dalla nostra, fatta di caratteri e non di lettere, e che in origine ogni carattere rappresentava il disegno stilizzato del significato di cui era portatore, mentre poi, nel corso del tempo ha assunto questa forma semplificata; e pensiamo anche allo “strano” suono di questa lingua, alla velocità con cui viene parlata. </p>
<p>E poi ci ricordiamo di Mao Tse Dong, della nascita della Repubblica Popolare Cinese, della Lunga Marcia, della Rivoluzione culturale e degli avvenimenti del quattro maggio 1989 in Piazza Tian&#8217;an men a Pechino; quindi di questa grande piazza e della capitale della Cina, ma anche di Shanghai, di Hong Kong, dell&#8217;esercito di terracotta a Xi&#8217;An e del primo imperatore Qin Shi. </p>
<p>Pensiamo al suo sviluppo economico degli ultimi anni, al suo essere entrata con forza nel mercato mondiale e, ahimè, alle copie e contraffazioni cinesi di prodotti commerciali americani e europei. Ma anche alla bellezza delle sue sete e alla bontà dei suoi the; al riso, alla soia e alle bacchettine che i cinesi utilizzano per mangiare. </p>
<p>Alla celebrazione del nuovo anno cinese, che ogni anno i media ci invitano a seguire, all&#8217;oroscopo cinese, al dragone e alla sua danza, alle China Town in Italia e nel mondo, al popolo cinese che poco si apre e si confronta e che si costruisce una piccola Cina in ogni luogo in cui emigra; alla difficoltà di rapportarsi con i cinesi, di comunicare con essi se non si conosce la loro lingua. </p>
<p>Andiamo con la mente alla mafia cinese, a un governo che censura e che non lascia libertà di informazione, al mancato rispetto dei basilari diritti umani, al Tibet che vuole l&#8217;indipendenza e alla Cina che reprime le manifestazioni pacifiche con le forze armate. Pensiamo a ciò che i media ci propongono sulla Cina, attraverso i film e i documentari, i telegiornali e i libri. </p>
<p>Queste sono probabilmente le prime immagini che permeano l&#8217;immaginario di un italiano quando gli viene chiesto di riflettere su ciò che sa della Cina. Soltanto colui che cercherà di oltrepassare queste prime rappresentazioni e vorrà approfondire la sua conoscenza della cultura cinese, saprà cogliere e capire la vera Cina.</p>
 
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Forse ricordiamo per[...]</description>
	
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	<title>Rappresentare una cultura altra attraverso la fotografia</title>
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	<pubDate>Fri, 14 May 2010 09:53:55 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
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    <category>costume-e-societa</category><category>cultural studies</category><category>fotografare una socio-cultura</category><category>rappresentare una cultura altra</category><category>rappresentazione fotografica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/panda.jpg" class="left" border="0" width="432" height="326" alt="" /><br clear="both" /> La rappresentazione fotografica è soltanto una delle innumerevoli forme di <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/05/rappresentare-una-cultura-altra">rappresentazione di una cultura <em>altra</em></a>. Attraverso la fotografia, io permetto a me stessa di “scrivere” attraverso un&#8217;immagine ciò che vedo, di immortalarlo e di caricarlo di significati.</p>
<p>Fotografando, non solo cerco di cogliere i differenti aspetti di una cultura <em>altra</em> dalla mia, ma esprimo anche me stessa, i miei pensieri e punti di vista,  le caratteristiche della società di cui faccio parte, la mia conoscenza di quella cultura. </p>
<p>Ogni fotografia può essere considerata una raffigurazione ricca di significati, ogni scatto fa sì che io scopra e penetri l&#8217;altro, che scavi in esso. Attraverso le mie fotografie la mia conoscenza dell&#8217;alterità si amplia, si sviluppa. Esse costituiscono lo strumento che io utilizzo per conoscere e approfondire, per analizzare ciò che non sarei in grado di analizzare se non lo vedessi con i miei occhi. </p>
<p>La fotografia è una riproduzione diretta della realtà, poiché pone dinanzi agli occhi di chi la scatta elementi veri, reali, autentici della socio-cultura che si va a raffigurare. Tuttavia, essa non è uno specchio attraverso cui guardare quella specifica cultura, dal momento che implica tutti quei fattori personali e culturali, ideologici e sociali a cui ho fatto riferimento sopra. </p>
<p>Ecco che io andrò a fotografare ciò che, secondo la mia conoscenza e il mio personale punto di vista, reputerò caratterizzante di quella specifica cultura. È per questo motivo che, l&#8217;immagine che traggo dalla mia rappresentazione, non è un semplice riflesso di quella realtà; essa infatti è ricca di contenuti sostanziali, i quali possono venire compresi a livelli differenti da chi li guarda, a seconda del paese, della nazione da cui l&#8217;osservatore proviene, della socio-cultura di cui è parte, del gruppo sociale e della classe sociale che occupa, di ciò che egli ha studiato e approfondito personalmente. In tal modo, la mia fotografia potrà essere analizzata su più piani, superficialmente o profondamente, senza che nessun di essi sia da ritenere sbagliato. </p>
<p>Il filtro attraverso cui io guardo, per esempio, un oggetto o un particolare avvenimento è prima di tutto la mia formazione culturale e sociale e, solo in un secondo momento, il mio personale giudizio. </p>
<p>Così, ad esempio, colui che si reca per la prima volta in Cina, cercherà e riprodurrà in primo luogo ciò che si aspetta di vedere in Cina, e cioè la sua personale <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/05/rappresentare-la-cina-attraverso-occhi-italiani">immagine di Cina</a>. Solo successivamente, e soltanto se spinto da una grande curiosità per la cultura cinese, saprà oltrepassare e scavalcare gli stereotipi che gli annebbiavano la vista, che non gli permettevano di penetrare a fondo quella cultura, e inizierà a conoscere realmente la cultura cinese.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20100514095355"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20100514095355?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20100514095355" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20100514095355&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_cinese%2Finterventi%2F2010%2F05%2Frappresentare-una-cultura-altra-attraverso-la-fotografia"/></p>
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	<title>Rappresentare una cultura altra</title>
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	<pubDate>Wed, 12 May 2010 15:52:27 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
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    <category>costume-e-societa</category><category>cultural studies</category><category>identità culturale</category><category>in evidenza</category><category>rappresentare una socio-cultura</category><category>rappresentazione di una cultura altra</category><category>socio-culture a confronto</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/lanternecinesi.jpg" class="left" border="0" width="250" height="167" alt="" /> Quando ci accostiamo a una cultura <em>altra</em> dalla nostra, lo facciamo partendo da ciò che sappiamo di essa; tuttavia, nella maggior parte dei casi, le nostre conoscenze sono poco approfondite e si basano su stereotipi e pregiudizi, cioè su luoghi comuni che ci forniscono un&#8217;idea di quella cultura semplificandola in pochi caratteri generali e conducendoci ad esprimere giudizi positivi o negativi approssimativi riguardo ad essa. In tal modo, però, pretendiamo di conoscere una cultura <em>altra</em> attraverso un immaginario troppo superficiale, che non ci permette di comprenderla nella sua autenticità e profondità. A causa di ciò, abbiamo difficoltà a rapportarci con l&#8217;alterità, a comunicare con essa, a rappresentarla.</p>
<p>Ma cosa si intende per <em>rappresentazione</em>?<br />
 Rappresentare, dal latino repræsentare, significa esporre dinanzi agli occhi del corpo e della mente persone e fatti, mostrare in sé la figura d&#8217;altri. <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/05/rappresentare-una-cultura-altra-attraverso-la-fotografia">La rappresentazione</a> è dunque il processo attraverso il quale noi guardiamo il mondo e lo riproduciamo, e tramite questo procedimento ognuno dà dei significati differenti a ciò che ritrae. </p>
<p>Si può dire che la rappresentazione sia un <em>Testo</em>, non soltanto da intendere come un documento scritto, come un libro o un giornale, ma soprattutto come qualcosa che sia veicolo di informazioni e in particolar modo di significati. Essa è un testo nel quale e attraverso il quale io racconto, do un messaggio, comunico. </p>
<p>Attraverso i contenuti della mia rappresentazione io ritraggo ciò che ritengo importante, ciò che voglio sottolineare di quella cultura <em>altra</em>. Io, come soggetto appartenente però a una ben definita socio-cultura. La società in cui vivo, in cui sono immerso, mi ha certamente condizionata e formata, portandomi ad avere un&#8217;immagine stereotipata della cultura <em>altra</em>, da cui è difficile svincolarsi. La mia percezione della realtà è perciò profondamente legata alla cultura e alla società di cui io faccio parte. </p>
<p>L&#8217;ideologia, l&#8217;insieme dei principi e dei valori che costituiscono la base di una società, è ciò che fa sì che un insieme di persone si senta e si riconosca come appartenente a un definito gruppo sociale, è ciò che distingue le culture, è ciò che può sottolineare la grandezza di una socio-cultura rispetto a un altra, poiché contribuisce a costruire l&#8217;idea che i valori sostenuti da ogni gruppo sociale siano supremi e inconfutabili. In tal modo, è tuttavia molto difficile cercare un approccio con una cultura <em>altra</em> senza ritenerla in qualche modo inferiore, poiché si ha la pretesa che sia l&#8217;altro a doversi adeguare ai miei valori, ritenendoli io indiscutibili.</p>
<p>Soltanto considerando la mia cultura una fra tante che esistono al mondo, e cioè considerando l&#8217;ideologia che le sta alla base non assoluta e universale, ma relativa, io posso davvero aprirmi all&#8217;altro, cercare di comprenderlo e di rappresentarlo profondamente. Certamente, non potrò mai distaccarmi completamente da quei valori che ho interiorizzato nel corso della mia vita e che mi caratterizzano come parte della mia cultura e società e che, quindi, hanno contribuito a formare la mia <em>identità</em>, tuttavia potrò leggere con occhi diversi la cultura <em>altra</em>, superando i preconcetti e l&#8217;immagine stereotipata che di essa avevo.</p>
<p>Naturalmente l&#8217;identità non è un&#8217;entità fissa, ma sempre in divenire: essa si modifica nel corso degli anni, a seconda delle esperienze che io ho l&#8217;opportunità di fare, a seconda delle persone che incontro, dei luoghi che visito, di ciò che studio. Ecco il motivo per cui la mia rappresentazione dell&#8217;<em>altro</em> è da considerare “mia”: poiché è il risultato di ciò che io in prima persona ho cercato di apprendere della cultura <em>altra</em>. È legata quindi anche al mio interesse personale riguardo a una specifica cultura, che mi ha condotto ad approfondire quello che la mia società mi diceva di essa, e cioè l&#8217;idea preconcetta che di essa avevo. </p>
<p>Quindi, per esempio, un sinologo riprodurrà attraverso significati differenti la cultura cinese, darà peso e sottolineerà aspetti che, coloro che si basano soltanto su un immaginario superficiale, costituito dalle informazioni che di quella società hanno avuto dai sentito dire, o dai curricula scolastici, o dai film proiettati al cinema o ancora dai media in generale, non conoscono e non riusciranno a cogliere.</p>
<p>È per tutti questi motivi che ciò che è racchiuso nella mia rappresentazione non è qualcosa di fisso, di statico, ma è aperto a varie interpretazioni. Anzi, dalla mia rappresentazione possono scaturire nuovi significati, che io non ero riuscita a cogliere, proprio perché ciascuno di noi proviene da diverse socio-culture che lo pongono in relazione all&#8217;<em>altro</em> in maniera diversa. La visione e l&#8217;immaginario sull&#8217;altro variano moltissimo da cultura a cultura, per cui per esempio, un italiano e un americano, avranno un&#8217;idea molto diversa di una stessa cultura <em>altra</em> dalla loro; ma anche all&#8217;interno di una medesima società, l&#8217;immaginario, sebbene in maniera più lieve, può presentare delle differenze poiché può variare da soggetto a soggetto. </p>
<p><a href="http://www.culturalstudies.net/">Link</a></p>
 
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	<item>
	<title>La letteratura cinese durante l&#039;epoca maoista</title>
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	<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 15:29:29 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
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    <category>autori_cinesi_biografie_e_bibliografia</category><category>epoca maoista</category><category>letteratura cinese</category><category>letteratura cinese in epoca maoista</category><category>mao zedong</category><category>scrittori in cina</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/letteraturacineseinepocamaoista2.jpg" class="left" border="0" width="187" height="250" alt="" /> Con la fine dell&#8217;Impero e i fermenti sociali e politici del secondo decennio del 1900, che sfociarono nel <a href="http://www.tuttocina.it/tuttocina/storia/1912.htm#20">Movimento del 4 maggio 1919</a>, gli intellettuali cinesi cominciarono a distaccarsi dalla vecchia tradizione letteraria e ad aprirsi all&#8217;occidente, dando inizio a quella che è stata definita «nuova letteratura». Nacquero molte società letterarie, punti di incontro per i giovani intellettuali cinesi, la narrativa si affermò come genere dominante e la lingua letteraria (<em>wenyan</em>) venne sostituita dalla lingua volgare (<em>baihua</em>). </p>
<p> Il periodo storico che seguì il Movimento del 4 maggio, caratterizzato dalla vittoria iniziale del Partito Nazionalista (<em>Guomintang</em>), dagli scontri con l&#8217;emergente Partito Comunista e dalla guerra sino-giapponese, influenzò moltissimo la letteratura. Tuttavia, fu nel periodo maiosta che si riscontrarono ampi cambiamenti nel panorama letterario cinese.</p>
<p>Con l&#8217;ascesa al potere di Mao Zedong e del Partito Comunista, la letteratura cinese visse un periodo di subordinazione rispetto alla politica, divenendo uno strumento di propaganda e di educazione politica, e non più il frutto del libero pensiero degli scrittori. Nei famosi <a href="http://www.marx2mao.com/Mao/YFLA42.html">«Discorsi sull&#8217;Arte e sulla Letteratura»</a> che si tennero a Yan&#8217;an nel 1942, Mao affermava con chiarezza che l&#8217;arte e la letteratura avrebbero dovuto «servire il popolo e il socialismo» (<em>wei renmin fuwu, wei shehuizhuyi fuwu</em>).</p>
<p> La nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 aprì una nuova stagione per gli scrittori e gli artisti: attraverso le loro opere essi avrebbero dovuto esprimere il messaggio rivoluzionario del Partito e celebrare il nuovo regime. Qualsiasi influenza occidentale, qualsiasi apertura e nuova idea era vietata. </p>
<p>Affinché i principi guida stabiliti da Mao venissero seguiti e applicati in modo adeguato, agli scrittori venne richiesto di sottoporsi a una rieducazione, non solo attraverso lo studio del marxismo, ma anche con un&#8217;esperienza diretta della vita condotta dalle masse, poiché la vita del popolo doveva essere la fonte da cui attingere. </p>
<p> Alcuni scrittori aderirono alla nuova ideologia, altri scelsero il silenzio e smisero di scrivere, altri ancora tentarono di allontanarsi da quei dogmi, ma furono perseguitati come “riformisti” o “liberali”, o ancora come “controrivoluzionari”.</p>
<p> Negli anni Cinquanta non venne prodotto molto di significativo in campo letterario, così che nel 1956 venne lanciato il cosiddetto <a href="http://www.tuttocina.it/tuttocina/storia/centofio.htm">«movimento dei cento fiori»</a> (<em>baihua yundong</em>) per promuovere la rinascita letteraria, con lo slogan «che cento fiori sboccino, che cento scuole rivaleggino». Nonostante questo tentativo tuttavia, un anno dopo soltanto, venne promossa la campagna contro gli “elementi di destra”, cioè contro coloro che il Partito riteneva si opponessero alla linea e all&#8217;ideologia comunista: molti scrittori furono inviati a lavorare e a vivere nelle aree rurali affinché imparassero dalle masse. In seguito, con il «grande balzo in avanti» del 1958, gli intellettuali vennero nuovamente sollecitati a una maggiore attività.</p>
<p> Il decennio della Rivoluzione Culturale, che sfociò nel 1966, significò una profonda disintegrazione di tutta la letteratura precedente. Mao Zedong, riunendo studenti e intellettuali di sinistra, rinnegò ed eliminò non solo la letteratura del passato, ma anche la cultura antica e, soprattutto, condannò tutte le influenze occidentali, compreso il modello sovietico. </p>
<p> Le Guardie Rosse, costituite per lo più da ragazzi giovanissimi, studenti delle scuole superiori e delle università, vennero spedite in tutto il paese per scovare i controrivoluzionari e i revisionisti: moltissimi scrittori vennero presi di mira e subirono torture e maltrattamenti, nonostante la maggior parte di essi avesse sempre cercato di seguire le linee guide del Partito senza opporvisi. Fra questi vi erano numerosi scrittori molto famosi negli anni precedenti all&#8217;ascesa del Partito Comunista, i quali vennero riabilitati e ripresero la loro attività soltanto nel 1978.</p>
 
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	<title>Shù: la Regola d&#039;oro confuciana nei Dialoghi</title>
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	<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 15:40:35 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
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    <category>filosofia</category><category>lunyu kongzi</category><category>pensiero confuciano</category><category>shu nei diaologhi di confucio</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/Shu.jpg" class="left" border="0" width="250" height="230" alt="" /> </p>
<blockquote><p>Il Maestro disse: «Maestro Zeng, lungo la mia Via vi è un filo che tutto unisce.» Il Maestro Zeng rispose: «Capisco.» Quando il Maestro se ne andò, gli altri domandarono: «Cosa intendeva dire?» Il Maestro Zeng rispose: «La Via del Maestro consiste nell&#8217;agire con la massima lealtà e non imporre agli altri quel che non si desidera per sé; null&#8217;altro.» (<em>Dialoghi</em>, IV, 15)</p></blockquote>
<p> All&#8217;interno dei <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/02/i-diaologhi-il-pensiero-di-confucio">Dialoghi</a>, vi è un unico carattere ad esprimere la Regola d&#8217;oro confuciana, cioè la frase &#8220;non imporre agli altri ciò che non desidereresti per te stesso&#8221;: <em>Shù</em>.  Il carattere <em>Shù</em>, che compare nell&#8217;immagine, è composto da due caratteri con significato proprio: nella parte superiore vi è <em>ru</em>, che significa &#8220;essere come&#8221; e nella parte inferiore vi è <em>xin</em>, il &#8220;cuore-mente&#8221;. Esso indica quindi un modo di agire che sia in accordo con il cuore-mente.</p>
<p> <em>Shù</em> esprime appieno il rapporto di reciprocità tra gli uomini ed è, per questo motivo, strettamente connesso al <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/03/il-significato-di-ren-lumana-benevolenza-nei-dialoghi-di-confucio"><em>Rén</em></a>, quella disposizione benevola propria di ciascun uomo verso gli altri, che si realizza con lo studio, la disciplina interiore, la pratica dei Riti Antichi e il dominio del proprio lancio egoistico. Gli uomini giungono al <em>Rén</em> anche attraverso l&#8217;attuazione della Regola d&#8217;oro. Quest&#8217;ultima è dunque una componente essenziale per realizzare la virtù più alta.</p>
<p> Leggendo la citazione all&#8217;inizio dell&#8217;articolo, comprendiamo che la Via proposta da Confucio si realizza anche attraverso l&#8217;attuazione di un&#8217;altra virtù fondamentale, la lealtà (<em>zhong</em>). &#8220;Agire con la massima lealtà&#8221; significa agire con fedeltà e dedizione. Nella via che conduce al <em>Rén</em> non basta essere amorevoli con chi ci sta intorno, desiderando per costoro soltanto bene, ma occorre anche comportarsi con lealtà nei loro confronti. La lealtà è una virtù importantissima, che però va posta accanto ad altre virtù, come la sincerità, la Pietà Filiale, la deferenza, la generosità, lo zelo, affinché si giunga alla benevolenza.</p>
<p> È interessante precisare come la relazione tra la Regola d&#8217;oro e la lealtà sia stata spesso al centro dei dibattiti degli studiosi, tra i quali <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-fingarette_herbert/sku-599708/confucio_.htm">Herbert Fingarette</a>, che ha trovato un&#8217;analogia tra <em>Shù</em> e le parole di Gesù, precisamente in riferimento al Vangelo secondo Matteo 22, 35-4:</p>
<blockquote><p>«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?» Gli rispose: «Amerai il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l&#8217;anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti.»
</p></blockquote>
<p> Fingarette ha fatto corrispondere la lealtà al primo comandamento e la Regola d&#8217;oro al secondo comandamento. </p>
<p> Tuttavia, non essendoci in Confucio alcun riferimento a una dimensione soprannaturale, ritengo, per quanto riguarda la prima analogia, che essa non sia possibile. Infatti, la lealtà indica un modo di agire che conduca l&#8217;uomo, insieme all&#8217;esercizio delle altre virtù e a <em>Shù</em>, sulla Via del Dao. Questa Via porta alla realizzazione dell&#8217;armonia tra gli uomini. Non c&#8217;è quindi alcun riferimento a una divinità.</p>
<p> Ritengo invece che la seconda analogia sia molto appropriata e davvero sorprendente. Anche se, come già abbiamo detto, la dottrina confuciana è tutta rivolta all&#8217;uomo, mentre la religione cristiana si sviluppa partendo da Dio, penso che il comandamento «Ama il prossimo tuo come te stesso» esprima pienamente il concetto confuciano «Non fare agli altri quel che non desideri sia fatto a te». </p>
<p> Nonostante questo concetto sia espresso in termini negativi, indica che l&#8217;uomo, partendo da se stesso e disciplinandosi attraverso lo studio, comprende di essere orientato alla benevolenza verso i suoi simili, attuando quella amorevole disposizione per cui desidererà soltanto il bene per se stesso e per gli altri. Questo medesimo concetto viene espresso dal comandamento cristiano. </p>
<p> (citazione tratta da “<strong>Confucio. Dialoghi</strong>” a cura di Tiziana Lippiello, Torino, Einaudi, 2003)</p>
 
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    ]]></content:encoded>
	<description>Il Maestro disse: «Maestro Zeng, lungo la mia Via vi è un filo che tutto unisce.» Il Maestro Zeng rispose: «Capisco.» Quando il Maestro se ne andò, gli altri domandarono: «Cosa intendeva dire?»[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il significato di Rén: l&#039;umana benevolenza nei Dialoghi di Confucio</title>
	<link>http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/03/il-significato-di-ren-lumana-benevolenza-nei-dialoghi-di-confucio</link>
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	<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:40:52 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/03/il-significato-di-ren-lumana-benevolenza-nei-dialoghi-di-confucio#comments</comments>
    <category>filosofia</category><category>dialoghi di confucio</category><category>dottrina confuciana</category><category>kongzi lunyu</category><category>ren nei dialoghi di confucio</category><category>ren umana benevolenza</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/ren1.JPG" class="left" border="0" width="250" height="217" alt="" /> </p>
<blockquote><p>Fan Chi domandò cosa fosse la benevolenza. Il Maestro disse: «Amare gli uomini.» [&#8230;] (<em>Dialoghi</em>, XII, 22) </p></blockquote>
<p> Nell&#8217;immagine è rappresentato il carattere cinese <em>Rén</em>. Esso appare spesso nei <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/02/i-diaologhi-il-pensiero-di-confucio"><em>Dialoghi</em></a>, tuttavia Confucio non ne dà mai una definizione univoca: il Maestro infatti dà sempre una risposta diversa a coloro che gliene domandano il significato, senza mai definirlo, semplicemente cercando di comunicarne il senso.</p>
<p> Gli studiosi hanno variamente tradotto questo carattere con termini come benevolenza, senso di umanità reciproca, amore, virtù, maturità, umana benevolenza, umanità.</p>
<p> Partiamo dall&#8217;analisi della composizione del carattere e cerchiamo così di comprenderne il significato: <em>Rén</em> è formato dal radicale &#8220;uomo&#8221;, nella parte sinistra, e dal segno &#8220;due&#8221; nella parte destra. Lo stesso carattere ci suggerisce che l&#8217;uomo non è solo, ma che è sempre accompagnato. Confucio, infatti, non concepisce l&#8217;io come un&#8217;entità isolata. Egli ritiene che l&#8217;uomo sia tale solo nella sua relazione con gli altri, o in altre parole, che l&#8217;umanità di ogni singolo individuo si fondi nel rapporto con la molteplicità degli altri uomini. </p>
<blockquote><p>Il Maestro Zeng disse: «Il gentiluomo non può essere aperto e risoluto, giacché porta un grave fardello e la Via che percorre è lunga. Se pervenire all&#8217;umana benevolenza è il suo fine, non è forse un grave fardello? Se il suo viaggio termina con la morte, non è forse lunga la Via?» (<em>Dialoghi</em>, VIII, 7)
</p></blockquote>
<p> Confucio ci parla di <em>Rén</em> come di un fardello gravoso, che si raggiunge solo dopo aver affrontato difficili imprese.</p>
<blockquote><p>Il Maestro disse: «L&#8217;umana benevolenza è lontana? Basta desiderarla e arriverà.» (<em>Dialoghi</em>, VII, 30)</p></blockquote>
<p> Nei <em>Dialoghi</em>, tuttavia, appare anche questo passo, che ci pone di fronte a un paradosso. Numerosi studiosi, tra i quali Herbert Fingarette, ci aiutano a comprendere e a chiarire il vero senso di <em>Rén</em>. </p>
<p> Per farlo, è necessario parlare dell&#8217;importanza dei <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/02/la-dottrina-di-confucio.">Riti degli Antichi (<em>li</em>)</a> per Confucio. Egli era infatti profondamente convinto che, alla nascita, i valori più alti siano presenti in forma grezza in ognuno di noi e che, solo dopo avere appreso gli Antichi Riti, con lo studio e la meditazione, si giungesse a realizzare il <em>Rén</em>. Esso dunque era considerato essere un elemento fondativo insito in ogni uomo, qualcosa che ciascuno di noi sente come necessità interiore, verso cui tendere senza mai stancarsi. Nonostante sia molto vicino, tuttavia richiede molto impegno e dedizione. Esso è perciò un &#8220;grave fardello&#8221;. Lo si deve coltivare affinché si sviluppi pienamente.</p>
<blockquote><p>Yan Hui domandò che cosa fosse la benevolenza. Il Maestro rispose: «Col disciplinare se stessi e ritornando alle antiche norme rituali si perviene alla benevolenza. Se per un intero giorno l&#8217;uomo riuscisse a disciplinare se stesso ritornando alle antiche norme rituali, il mondo riconoscerebbe la benevolenza in lui. Pervenire alla benevolenza dipende da noi stessi, non dagli altri!» (<em>Dialoghi</em>, XII, 1)
</p></blockquote>
<p> I Riti (<em>li</em>) sono modelli di comportamento da seguire nel relazionarsi con gli altri, a partire dai propri familiari fino ad estenderli verso tutti gli uomini, che conducono all&#8217;armonia nella società. Il raggiungimento del <em>Rén</em> rappresenta la dedizione ai <em>li</em>.  Ciascuno di noi perviene alla benevolenza in modo unico e diverso dalle altre persone. Tuttavia esso non ha nulla a che vedere con la dimensione interiore intesa in senso psicologico, tutto è infatti sempre riferito al rapporto con il mondo esterno. <em>Rén</em> è un legame morale tra gli uomini. Ogni uomo, seguendo i Riti Antichi, dovrebbe rinunciare a se stesso e dedicarsi agli altri: ecco ciò che Confucio intende per &#8220;disciplinare se stessi&#8221;.</p>
<p>Il <em>Rén</em> si manifesta quindi nelle relazioni umane, il cui esempio più elevato è dato dal rapporto tra padre e figlio, rappresentato dalla Pietà Filiale, cioè dall&#8217;amore e dal rispetto che un figlio nutre per i suoi genitori. La deferenza e il rispetto che si provano verso gli altri sono l&#8217;espressione dell&#8217;amore umano, che Confucio identifica con il <em>Rén</em>.</p>
<p> L&#8217;uomo, partendo da se stesso, disciplinandosi attraverso lo studio, comprende di essere orientato alla benevolenza verso i suoi simili, desiderando solo il bene per se stesso e per gli altri. Ecco ciò che il Maestro esprime appieno con l&#8217;adagio: <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/03/shu-la-regola-doro-confuciana-nei-dialoghi">&#8220;non imporre agli altri quel che non desideresti per te stesso&#8221;</a>. Questa è la strada che Confucio ci esorta a seguire, la Via del <em>Dao</em>.</p>
<p> Ciò che è importante sottolineare, ciò che è fondamentale nella dottrina di Confucio, è che l&#8217;uomo si innalzi moralmente, staccandosi dalla dimensione personale intesa come brama di successo e di visibilità. Quella materia grezza di cui alla nascita l&#8217;uomo si trova provvisto, va coltivata affinché prenda una forma definita. L&#8217;uomo rimane sulla retta Via solo confrontandosi con gli sta intorno, dapprima con coloro che gli sono più vicini, e poi allargando il cerchio verso tutti gli uomini. Perché è solo dal confronto con gli altri che si possono scorgere in sé le tendenze maligne ed estirparle, fino al conseguimento del <em>Rén</em>. </p>
<p> Il carattere <em>Rén</em> può dunque essere definito in tutti quei modi di cui sopra. Tuttavia, ritengo che il suo significato sia espresso appieno con &#8220;umanità reciproca&#8221;, poiché il termine &#8220;umanità&#8221; contiene il significato di amore umano, di profonda comprensione che l&#8217;uomo sviluppa in sé e poi attua nei confronti degli altri, e la parola &#8220;reciproca&#8221; rimanda alla reciprocità a cui molte volte Confucio ha fatto riferimento per esprimere il più alto valore, il <em>Rén</em>. </p>
<p> Realizzando la propria benevola umanità ed estendendola alla molteplicità delle persone, l&#8217;uomo può davvero giungere al <em>Rén</em>.</p>
<p> (tutte le citazioni sono tratte da “<strong>Confucio. Dialoghi</strong>” a cura di Tiziana Lippiello, Torino, Einaudi, 2003)<em></em></p>
 
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	<description>Fan Chi domandò cosa fosse la benevolenza. Il Maestro disse: «Amare gli uomini.» [&amp;#8230;] (Dialoghi, XII, 22) 
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	</item>
    
	<item>
	<title>La dottrina di Confucio.</title>
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	<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 18:24:32 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
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    <category>filosofia</category><category>confucio dialoghi</category><category>dottrina confuciana</category><category>kongzi lunyu</category><category>pensiero di confucio</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/ilpensierodiconfucio.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /> Il pensiero di Confucio è racchiuso nei <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/02/i-diaologhi-il-pensiero-di-confucio"><em>Dialoghi</em></a>, l&#8217;opera che ci ha permesso di scoprire, leggere, studiare gli aspetti fondamentali della dottrina del Maestro. Qui di seguito cercherò di riassumere i punti principali del suo insegnamento.</p>
<blockquote><p>Il Maestro You disse: «Nell&#8217;osservanza delle norme rituali, l&#8217;armonia è il più prezioso conseguimento. La Via dei sovrani dell&#8217;antichità era resa maestosa dal conseguimento dell&#8217;armonia e tutte le cose, grandi e piccole, dipendevano da essa. Tuttavia vi sono casi in cui non può essere conseguita: quando, pur conoscendone il valore, la si coltiva ma senza avere regolato la propria condotta con l&#8217;osservanza delle norme rituali.» (<em>Dialoghi</em>, I, 12)
</p></blockquote>
<p> Confucio visse in un periodo storico di grande instabilità e, per questo motivo, rievocava i valori delle epoche precedenti, riferendosi soprattutto alle dinastie Xia, Shang e Zhou Occidentali. Infatti, secondo il Maestro, per placare il disordine del suo tempo era essenziale ispirarsi proprio a esse. Così, egli esortava gli uomini a seguire la Via degli Antichi, il <em>Dao</em>, la Via autentica che porta all&#8217;armonia. </p>
<p> L&#8217;apprendimento è un concetto fondamentale della dottrina di Confucio. L&#8217;uomo può migliorarsi attraverso lo studio delle Antiche Norme Rituali (<em>li</em>); apprendendo dagli antichi e meditando, gli uomini della sua epoca si possono avvicinare alla Via autentica. </p>
<blockquote><p>Il Maestro disse: «Se viaggiassimo in tre certamente avrei sempre un maestro accanto: dell&#8217;uno coglierei i pregi per trarne esempio, dell&#8217;altro coglierei i difetti per emendarmi.» (<em>Dialoghi</em>, VII, 22)
</p></blockquote>
<p> Confucio dà grande importanza alle relazioni umane: secondo il Maestro infatti, l&#8217;uomo si perfeziona condividendo il suo sapere con altri uomini e servendo la comunità in cui vive.  Solo in questo modo egli potrà diventare <em>Junzi</em>, uomo esemplare.</p>
<blockquote><p>Il Maestro disse: «L&#8217;uomo nobile di animo tiene alla benevolenza, l&#8217;uomo dappoco agli agi; l&#8217;uomo nobile di animo tiene all&#8217;imparzialità, l&#8217;uomo dappoco al favore.» (<em>Dialoghi</em>, IV, 11)</p></blockquote>
<p> Originariamente, il termine <em>junzi</em> veniva utilizzato per riferirsi ai membri dell&#8217;alta nobiltà; per Confucio, esso designa invece colui che ha una grande umanità. È l&#8217;uomo di valore a cui si contrappone lo <em>Xiaoren</em>, l&#8217;uomo dappoco. Mentre costui è totalmente assorto nei propri interessi ed è privo di saggezza, l&#8217;uomo esemplare non smette mai di studiare e di esercitare il pensiero, comportandosi con lealtà, sincerità, deferenza, generosità, pietà filiale, sempre proteso al conseguimento della virtù per eccellenza, il <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/03/il-significato-di-ren-lumana-benevolenza-nei-dialoghi-di-confucio"><em>Ren</em></a>, l&#8217;umana benevolenza. Egli è disciplinato dai Riti dell&#8217;antichità e la sua condotta è sempre ispirata al senso di giustizia (<em>yi</em>). Grazie a ciò, l&#8217;uomo nobile d&#8217;animo è sereno e imperturbabile, in lui prevale la ricerca dell&#8217;armonia; l&#8217;uomo dappoco, al contrario, cerca sempre fuori di sè.</p>
<p> Mentre tutti gli uomini possono diventare <em>Junzi</em>, solo pochi sono coloro che giungono alla sapienza (<em>zhi</em>), condizione ancora più elevata di quella dell&#8217;uomo di valore, a cui sono giunti i Saggi dell&#8217;Antichità (<em>shengren</em>).</p>
<p> Secondo Confucio, il sovrano, in accordo con quel mandato che ha ricevuto dal cielo (<em>tianming</em>), dovrebbe incarnare gli stessi valori del <em>Junzi</em> ed essere considerato tale. Governando con la benevolenza e mai con la forza, egli porterà l&#8217;armonia tra gli uomini.</p>
<blockquote><p>Il Duca Jing di Qi interrogò Confucio sull&#8217;arte del governo. Confucio disse: «Che il sovrano agisca da sovrano, il ministro da ministro, il padre da padre, il figlio da figlio.» […] (<em>Dialoghi</em>, XII, 11)
</p></blockquote>
<p> Un concetto fondamentale legato al governare è la Rettificazione dei Nomi (<em>zhengming</em>). Secondo Confucio, il rapporto tra il nome e la realtà è molto importante: a un nome che esplica una funzione deve corrispondere il comportamento al quale quel nome obbliga chi lo riveste.</p>
<blockquote><p>Zilu domandò come si dovessero adorare divinità e spiriti. Il Maestro disse: «Se non sai onorare gli uomini, come puoi pensare di onorare divinità e spiriti?» (<em>Dialoghi</em>, XI, 12)
</p></blockquote>
<p> La dottrina di Confucio è tutta incentrata sull&#8217;uomo, infatti egli non parla mai di soprannaturale. Ciò non significa che il Maestro ne escluda l&#8217;esistenza, tuttavia ritiene sia più importante il conseguimento dell&#8217;umanità.</p>
<blockquote><p>Zigong domandò: «Esiste forse un adagio che possa guidare la nostra condotta per tutta la vita?» Il Maestro disse: «Vi è l&#8217;adagio &#8220;Non imporre agli altri quel che non desidereresti per te stesso&#8221;.» (<em>Dialoghi</em>, XV, 24)
</p></blockquote>
<p> La Via proposta da Confucio è riassunta nella frase sopra citata. Essa è la <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/03/shu-la-regola-doro-confuciana-nei-dialoghi">Regola d&#8217;oro confuciana</a>, che potremmo tradurre anche come mansuetudine, empatia, considerazione degli altri come se stessi e che esprime appieno il rapporto di reciprocità tra gli uomini.</p>
<p> (tutte le citazioni sono tratte da &#8220;<strong>Confucio. Dialoghi</strong>&#8221; a cura di Tiziana Lippiello, Torino, Einaudi, 2003)</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20100224182432"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20100224182432?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20100224182432" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20100224182432&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_cinese%2Finterventi%2F2010%2F02%2Fla-dottrina-di-confucio."/></p>
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	<description>Il pensiero di Confucio è racchiuso nei Dialoghi, l&amp;#8217;opera che ci ha permesso di scoprire, leggere, studiare gli aspetti fondamentali della dottrina del Maestro. Qui di seguito cercherò di[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Dialoghi: il pensiero di Confucio</title>
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	<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 20:45:27 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
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    <category>filosofia</category><category>confucianesimo cina</category><category>dialoghi confucio</category><category>kongzi lunyu</category><category>pensiero confucio</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/Kongzi.jpg" class="left" border="0" width="250" height="167" alt="" /> </p>
<blockquote><p>Il Maestro disse: «A quindici anni ero dedito allo studio, a trenta ero saldo nell&#8217;osservanza delle norme rituali, a quaranta non avevo più dubbi, a cinquanta compresi il decreto celeste, a sessanta sapevo ascoltare e a settanta seguivo gli impulsi del mio cuore senza incorrere in trasgressioni» (<em>Dialoghi</em>, II, 4) </p></blockquote>
<p> I <em>Dialoghi</em>, in cinese <em>Lunyu</em>, costituiscono la più importante opera che racchiude <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/02/la-dottrina-di-confucio.">il pensiero di Confucio</a>. Essi comprendono le conversazioni tra il Maestro, i suoi discepoli e altri suoi contemporanei, aforismi e precetti raccolti e redatti dai discepoli stessi.</p>
<p> In origine quest&#8217;opera circolava in forma di raccolte di detti sparsi, conversazioni e massime, probabilmente in distinte versioni. Il textus receptus, cioè la versione dei <em>Dialoghi</em> che ci è pervenuta, assunse una struttura omogena solo intorno al 200 a.C. (quasi tre secoli dopo la morte di Confucio).</p>
<p> Nella versione tramandata il testo consta di venti libri (<em>pian</em>), di cui i più antichi e autentici vanno dal I al XV libro. In tutto i <em>Dialoghi</em> comprendono 11.705 caratteri.</p>
<p> L&#8217;opera ebbe un grande successo in epoca Han, periodo in cui fu inclusa tra le opere canoniche di studio per gli esami di stato. In questo periodo i <em>Dialoghi</em> circolavano in almeno tre versioni: il <em>Lulun</em> (<em>Dialoghi del Regno di Lu</em>) in venti libri, il <em>Qilun</em> (<em>Dialoghi del Regno di Qi</em>) in ventidue libri, e il <em>Gulun</em> (<em>Dialoghi in stile antico</em>) in ventun libri. Queste costituivano le versioni canoniche del testo. Tuttavia, successivamente, cominciarono ad apparire recensioni nate dall&#8217;opera di esegesi e collazione, e furono proprio queste ultime che vennero studiate e tramandate al posto dei testi originali.</p>
<p> I recenti ritrovamenti, presso alcune tombe di epoca Han, di frammenti e listarelle di bambù recanti parti dei <em>Dialoghi</em>, sono da considerarsi molto importanti. Il ritrovamento più interessante fu quello del 1973 presso Dingzhou (nell&#8217;attuale provincia dello Hebei): il testo consta di 7.576 caratteri e, sebbene incompleto, è il più antico esemplare dei <em>Dialoghi</em> preservato.</p>
<p> I primi a tradurre l&#8217;opera in lingua occidentale furono principalmente missionari cattolici e protestanti, che influenzarono, dal punto di vista religioso, il pensiero espresso nel testo. In seguito, numerosi studiosi laici si cimentarono nella traduzione dei <em>Dialoghi</em>. Tuttavia, è bene sottolineare che molti studiosi mantennero un punto di vista fortemente &#8220;europeo&#8221;, che non permise loro di comprendere pienamente il pensiero del <a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2005/04/208371.shtml">Maestro Kong</a>.</p>
<p> (citazione tratta dal volume &#8220;<strong>Confucio. Dialoghi</strong>&#8221; a cura di Tiziana Lippiello, Torino, Einaudi, 2003)</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20100223204527"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20100223204527?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20100223204527" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20100223204527&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_cinese%2Finterventi%2F2010%2F02%2Fi-diaologhi-il-pensiero-di-confucio"/></p>
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	<description>Il Maestro disse: «A quindici anni ero dedito allo studio, a trenta ero saldo nell&amp;#8217;osservanza delle norme rituali, a quaranta non avevo più dubbi, a cinquanta compresi il decreto celeste,[...]</description>
	
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	<title>I Dulong, uno dei più piccoli gruppi etnici cinesi</title>
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	<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 05:43:46 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
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    <category>minoranze-etniche-cinesi</category><category>gruppi etnici cinesi</category><category>minoranza dulong</category><category>minoranze etniche cinesi</category><category>zhonguo shaoshuminzu</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/donnevoltotatuatodulong.jpg" class="left" border="0" width="129" height="180" alt="Donne Dulong dal volto tatuato" /> La Repubblica Popolare Cinese riconosce ufficialmente <a href="http://www.cinaoggi.it/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=581:le-minoranze-etniche-in-cina&#038;catid=37:approfondimenti-su-geografia-cinese&#038;Itemid=70">56 gruppi etnici</a> distinti, di cui fanno parte gli Han, che costituiscono la maggior parte della popolazione cinese, e le 55 minoranze nazionali.   Le minoranze sono principalmente distribuite nelle zone di confine con l&#8217;India, il Vietnam, la Birmania e la Russia. Esse conservano ancora le loro primitive lingue e culture.</p>
<p>I <a href="http://www.travelchinaguide.com/intro/nationality/dulong/"><em>Dulong</em></a> sono una delle 55 minoranze etniche cinesi. In accordo con i risultati del censimento del 2000, la popolazione dei <em>Dulong</em> è di circa 7400 individui.</p>
<p>Essi abitano principalmente nella valle del fiume Dulong nella provincia dello Yunnan. Solo una piccola parte di essi vive distribuita nella valle del fiume Nu nella parte nord del distretto del Gongshan.</p>
<p>Parlano una loro propria lingua, che però non ha una forma scritta. La loro lingua appartiene al gruppo delle lingue tibeto-birmane, a loro volta parte della grande famiglia linguistica sino-tibetana.</p>
<p><em>Usi e Costumi.</em><br />
Solitamente i <em>Dulong</em> indossano vestiti di lino o di cotone a striscie verticali colorate, che lasciano scoperta la spalla sinistra e sono legati alla cintola con corde di canapa. Gli uomini portano spesso un coltello da caccia legato in vita, che mostra quanto siano valorosi e coraggiosi, mentre le donne legano alla cintola, come ornamento, un cerchio di fine rattan colorato, portano braccialetti di perle e collane colorate.</p>
<p>In passato tra le donne vi era l&#8217;abitudine di <a href="http://geo.clzg.cn/index/content/2009-07/17/content_1922058.htm">tatuarsi il volto</a>, non poche ragazze, una volta compiuti gli 11-13 anni, usavano farlo per abbellirsi. Dopo il 1949 (data di fondazione della Repubblica Popolare Cinese; R.P.C.), questa abitudine scomparve.</p>
<p>Per quanto riguarda i matrimoni, negli anni Cinquanta, si stabilì la monogamia. Prima tuttavia, i <em>Dulong</em> avevano primitive abitudini di matrimoni di gruppo, per esempio si celebravano matrimoni in cui un uomo sposava due sorelle consanguinee. Ciò rispecchiava il sistema patriarcale dei clan <em>Dulong</em> e sottolineava il potere dominante dell&#8217;uomo nella famiglia. </p>
<p>I <em>Dulong </em> sono animisti: essi credono che tutte le cose (wanwu) abbiano un&#8217;anima, venerano la natura e credono negli spiriti. Poiché credono che gli spiriti possano causare disgrazie agli uomini, offrono loro sacrifici attraverso gli sciamani.</p>
<p>L’unica festività importante di questo gruppo etnico è la celebrazione dell’Anno Nuovo, che è chiamata Kaquewa. Essa ha luogo nel dodicesimo mese del calendario lunare. Il momento più solenne della festa è il giorno della cerimonia del sacrificio del bue; in cambio del sacrificio, i <em>Dulong</em> sperano in un raccolto abbondante di cereali per l’anno che verrà.</p>
<p> <em>Lavoro e commercio prima della fondazione della R.P.C.</em><br />
Prima del 1949<em> la produzione agricola e la tecnologia erano ancora molto arretrate. Nella società </em><em>Dulong</em> le attività della raccolta, della pesca, della caccia erano le principali, inoltre i <em>Dulong</em> coltivavano il granoturco, il grano saraceno e i fagioli. Essi costruivano utensili quotidiani intrecciando il rattan e il bambù e tessevano il lino usando dei semplici strumenti. Nella società <em>Dulong </em> si era conservata la primitiva forma di scambio dei prodotti del baratto. </p>
<p>I <em>Dulong</em> erano divisi in Clan patriarcali, detti Nile, ciascuno dei quali era composto da una comunità di più famiglie. I clan possedevano terre in comune che coltivavano collettivamente.</p>
<p><em>Cambiamenti dopo la fondazione della R.P.C.</em><br />
Dopo il 1949 la vita del popolo <em>Dulong</em> cambiò notevolmente. Nel 1956 venne fondatio il distretto autonomo di Dulong e la popolazione ottenne il diritto di decisione sull’amministrazione degli affari interni. Vennero introdotte alcune nuove tecniche di coltivazione: la produzione agricola si sviluppò ininterrottamente, la produzione di cereali crebbe di anno in anno. Da quel momento le famiglie ebbero a dispozione terreni ad uso privato.<br />
La produzione di medicinali e di prodotti d’artigianato di pelle aumentò rapidamente e si cominciarono ad allevare animali domestici come buoi, pecore e maiali.<br />
 Vennero costruite stazioni idroelettriche ei villaggi montani dei Dulong vennero forniti di luce elettrica. Al fine di migliorare la comunicazione furono costruiti ponti e strade. Inoltre vennero fondate scuole e ospedali.</p>
<p>I <em>Dulong</em> sono laboriosi e coraggiosi, essi ritengono che la fiducia reciproca, il rispetto della parola data e lo spirito di fratellanza siano virtù importantissime. Nella loro società non avvengono crimini, infatti presso di loro si dice: “Di notte non si chiude la porta, lungo la via non si raccolgono le cose perse” (“yelibuguanmen, lüshangbushiwu”).</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20100217054346"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20100217054346?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20100217054346" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20100217054346&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_cinese%2Finterventi%2F2010%2F02%2Fi-dulong-uno-dei-piu-piccoli-gruppi-etnici-cinesi"/></p>
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	<title>Cina: letteratura femminile o femminista?</title>
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	<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 05:36:07 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Eleonora </dc:creator>
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    <category>autori_cinesi_biografie_e_bibliografia</category><category>donne in tradizione cinese</category><category>femminismo in cina</category><category>letteratura femminile cinese</category><category>scrittrici cinesi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/cultura_cinese/donnacinese2.jpg" class="left" border="0" width="238" height="250" alt="" /> La «letteratura femminile» cinese si sviluppa in un clima storico, culturale, politico e ideologico in cui l&#8217;uomo è da sempre considerato al centro. Ecco che le scrittrici cinesi dell&#8217;epoca moderna trattano temi e utilizzano stili considerati di genere da una critica tutta al maschile. Le loro opere vengono così circoscritte in un insieme di temi e stili &#8220;tipicamente femminili&#8221;.</p>
<p>Per questi motivi, è importante considerare la «<a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/02/lo-sviluppo-di-una-letteratura-femminile-in-cina/">letteratura femminile</a>» cinese a partire dalla condizione della donna in Cina, a partire dalla cause ideologiche che hanno determinato la subordinazione della donna nella società tradizionale cinese. </p>
<p>Bisogna pensare al fatto che per una donna cinese fare carriera nel lavoro significava andare contro la tradizione, e non solo scontrarsi con la società, ma anche con la propria famiglia. </p>
<p>Parlo di una «<a href="http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/02/lo-sviluppo-di-una-letteratura-femminile-in-cina/">letteratura femminile</a>», non «femminista», poiché sono molte le scrittrici cinesi che non si identificano in tale categoria. Risulta molto difficile definire una letteratura di tal genere in una società che ha sempre posto al centro l&#8217;uomo, e in cui la donna cinese è nata e cresciuta. </p>
<p>Il termine «femminista» poteva essere letto in modo negativo nella società cinese, e molte donne non avevano ancora sviluppato una coscienza femminista. </p>
<p>Classificando una «letteratura femminile» non si identificano solo le caratteristiche di tale letteratura, ma anche e soprattutto la situazione generale delle donne nella società e nella cultura cinese.</p>
<p> Pur se molte scrittrici cinesi appaiono d&#8217;accordo su alcuni punti che il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Feminism_in_the_People%27s_Republic_of_China">femminismo</a>, nel senso più ampio del termine, sostiene (come la parità dei sessi sia nella società sia nella famiglia), si discostano da tale etichetta e non si scagliano contro gli uomini. </p>
<p>Alcune scrittrici cinesi preferiscono addirittura rimanere estranee alla categorizzazione delle loro opere come «letteratura femminile», ritenendo questa letteratura frivola e attenta soltanto alle piccolezze, quasi limitante.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20100217053607"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20100217053607?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20100217053607" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20100217053607&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcultura_cinese%2Finterventi%2F2010%2F02%2Fcina-letteratura-femminile-o-femminista"/></p>
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