IL TEATRO CINESE DEL 900
Il secondo Novecento, con la costituzione dello Stato socialista, molte cose cambiarono bruscamente. Mao Zedong (1893-1976) impose al teatro di seguire la sua politica: i protagonisti appartenevano alle masse anonime e incolte, la musica era quella popolare, i temi quelli della lotta di classe.
Nel ‘66, allo scoppio della Rivoluzione Culturale, i teatri furono chiusi. Nel ‘76, morto Mao, i teatri furono riaperti, e si riaffacciò, accanto a nuove esperienze teatrali (prevalentemente ad imitazione del teatro occidentale), la vecchia opera di Pechino. Al giorno d’oggi, comunque, ancora non si è giunti ad una totale libertà di espressione, per cui anche il teatro vive una condizione di soggezione rispetto alla politica del Partito Comunista.
Nel teatro cinese sono riconoscibili ruoli bene determinati. Innanzitutto, lo Sheng (uomo). Come tutti gli altri ruoli, lo sheng possiede particolari regole di recitazione, canto, abbigliamento, movimenti di scena, trucco, strumenti musicali. A seconda delle circostanze, tale ruolo maschile può diventare: xiao-sheng (giovane), lao-sheng (persona di mezza età e anziana), wu-sheng (militare).
Il ruolo femminile invece è la Dan (donna). E’ bene precisare che, dal 1777 a tutto l’Ottocento, per ordine imperiale era vietato alle donne di recitare assieme agli uomini (esistevano, tuttavia, compagnie solo femminili). Anche la dan, come lo sheng, aveva diverse connotazioni a seconda delle circostanze: matrona, donna anziana, ragazza dal carattere allegro, donna matura dal carattere allegro, donna acrobata ed esperta di arti marziali, donna comica.
Del tutto tipico della cultura cinese è il ruolo del Jing. Il Jing è personaggio dotato solitamente di forte volontà e lealtà. Il trucco del viso è particolarmente complesso e vistoso. Questo personaggio, in genere, è utilizzato per i ruoli di funzionario imperiale e guerriero.
Un altro personaggio è il Chou, dal carattere gioviale e dissacrante, che, grazie alla sua comicità, guadagna facilmente il favore del pubblico.
Particolarmente ricercati sono i costumi, che si rifanno alla moda della Cina di quattro secoli fa, ai tempi della dinastia Ming. I colori dei costumi, come quelli del trucco del viso, hanno dei valori precisi: rosso - lealtà, giallo - coraggio, blu - risolutezza, bianco - arroganza, argento e oro - natura divina. Le abbondanti maniche, gli stendardi issati sulle spalle degli ufficiali militari e le penne di fagiano sui copricapi, sono usati per aumentare l’effetto drammatico della coreografia, dando maggiore risalto ai movimenti e al loro ritmo.
Inoltre, mentre i ruoli maschili prevedevano calzature normali, i ruoli femminili, secondo una tradizione che durò fino ai primi del 1900, dovevano indossare calzature piccolissime (7-8 cm).
Alle donne cinesi di rango venivano in genere storpiati i piedi e fasciati, gli uomini che recitavano ruoli dan dovevano indossare speciali zoccoli, che tenevano il piede fasciato in verticale.
La coreografia teatrale era estremamente semplice: un unico fondale (con gli altri 3 lati aperti sul pubblico), un tavolo e due sedie, che potevano rappresentare, secondo le necessità, un banco, un letto, una collina o un ponte.
Una caratteristica abbastanza curiosa è che le rappresentazioni si svolgevano nelle case da tè (a Pechino nel 1875 se ne contavano oltre 40), e non si pagava il biglietto, ma la consumazione.

Eleonora 








