Fine della barbara Usanza dei piedi bendati
Le frequenti disposizioni imperiali contro il costume era la riprova della loro inefficacia. Nel sec. XVII i conquistatori mancesi della Cina furono i primi a combattere l’usanza che aveva ormai raggiunto la sua piena fioritura e andarono orgogliosi dei piedi grandi e naturali delle loro donne, differenziandosi così dai conquistati. Verso la fine del sec. XVIII e l’inizio del XIX, molto prima che giungessero in Cina le idee occidentali di uguaglianza dei sessi, i leader cinesi cominciarono a combattere per i diritti femminili, e ben presto la lotta si orientò anche contro la fasciatura dei piedi. Il movimento abolizionista incominciò ad avere l’appoggio dei critici cinesi progressisti, dei missionari occidentali e delle loro mogli. Questi ultimi, però, più che combattere per l’uguaglianza delle donne, si scagliavano contro l’innaturalezza del costume .
Il primo passo verso l’abolizione della fasciatura dei piedi fu un decreto imperiale del 1902 in cui si caldeggiava il divieto di fasciare i piedi durante l’infanzia; era questo infatti il sistema più umano per sradicare tale costume . Ma l’infelicità e l’amarezza causate alle donne adulte dall’interruzione della pratica erano tali che le misure adottate non sortirono gli effetti sperati. Venne proposta la moderazione per far sì che la fasciatura giungesse al suo epilogo naturalmente, senza causare inutili sconvolgimenti sociali. La tendenza a divorziare dalle mogli con i piedi rimpiccioliti venne bollata come atto barbarico, indegno d’una società civile e responsabile. Nell’agosto del 1928, il ministro degli affari interni emanò un’ordinanza articolata in 16 paragrafi contro la fasciatura e ingiunse a tutte le prefetture di farla scrupolosamente rispettare. Certo è che le donne con i piedi fasciati che ebbero l’avventura di vivere nel periodo di transizione soffrirono doppiamente. Nella prima fanciullezza dovettero sopportare il dolore e il disagio della fasciatura, solo per sentirsi dire, nella maturità, che le loro sofferenze erano state vane, dati i nuovi dettami della rivoluzione e i cambiamenti dei gusti estetici. Le donne con i piedi piccoli cominciarono a essere guardate con disprezzo e si fece inoltre di tutto per metterle a disagio . In una città si proibì loro di frequentare i luoghi pubblici; in un’altra di camminare per le vie, in un’altra ancora venne sguinzagliata la polizia perché le rintracciasse e strappasse loro le fasce. In certi luoghi, la mancanza di moderazione portò a eccessi tali che le donne preferirono suicidarsi piuttosto che affrontare il pubblico dileggio o mandare in rovina i genitori, costringendoli a pagare pesanti multe .
Per il rivoluzionario cinese, lo sradicamento della pratica della fasciatura dei piedi e l’emancipazione femminile avevano lo stesso senso. L’eliminazione del costume era un obiettivo importante, ma difficile da raggiungere dato che le donne, relegate nell’intimità dei boudoir rimanevano inavvicinabili. La riforma conobbe i suoi primi successi nelle città e nei grossi centri.
La fasciatura dei piedi venne proibita negli anni ‘20, dopo la caduta di un impero durato due millenni, ma è continuata nelle campagne fino all’avvento della Repubblica Popolare Cinese nel 1949. Già alla fine dell’800 era cominciato il movimento contro la fasciatura dei piedi, ma molte madri e figlie si aggrapparono alla vecchia usanza con caparbia ostinazione per sfuggire alla pubblica vergogna cui andava incontro chi aveva piedi grandi.
Le giovani che, ai primi di questo secolo, vollero opporsi alla tradizione dovettero lottare a lungo, spesso invano, contro la convinzione delle famiglie che i piedi fasciati fossero un irrinunciabile attributo di bellezza femminile, che accresceva enormemente le prospettive di matrimonio di una ragazza e lo status della famiglia.
Anche per le poche che ebbero successo, però, il solo tentativo di fasciare i piedi lasciò tracce indelebili.
Per la maggior parte delle ragazze, però, specie nelle campagne, la strada era ancora lunga e la fasciatura dei piedi venne definitivamente eradicata solo quando, con la costituzione della Repubblica Popolare, vennero sostituiti nuovi valori e nuovi modelli femminili a quelli antichi feudali. Alla donna fragile, chiusa fra le mura domestiche ed esclusivamente dedita all’allevamento dei figli, che era stata il modello confuciano per millenni, il comunismo ha opposto ed imposto un nuovo modello femminilequello dell’ “altra metà del cielo” che, a fianco del compagno maschio, deve partecipare alla ricostruzione del paese.
Va notato che tutte le campagne per l’abolizione della fasciatura sono essenzialmente state proposte e portati avanti dagli uomini: dinastie straniere e missionari occidentali prima, il Partito Comunista poi. Sia i primi movimenti contro la fasciatura dei piedi, che l’abolizione ufficiale di tale pratica e tutte le compagne condotte successivamente da Mao, attraverso la Cina, contro le sacche di popolazione contadina che continuavano a praticarla, sono nati in nome del danno economico determinato da una mutilazione che rendeva metà della popolazione inabile al lavoro o comunque fortemente handicappata nello svolgere le funzioni richieste dalla ricostruzione del Paese, piuttosto che in nome di un fondamentale diritto delle donne. , Così in Cina, molte ragazze si sono in passato volontariamente fasciati i piedi per conquistarsi un matrimonio prestigioso o per diventare la favorita tra le concubine. Allo stesso modo, quando, con l’avvento del comunismo, i piedi legati hanno cominciato a rappresentare una vergogna per il Paese nonché un impedimento per i nuovi compiti imposti dal Partito, molte donne se li sono sfasciati, rompendosi di nuovo le ossa per riaprirli, e sono scese in campo accanto agli uomini: il loro dovere era ora di marciare verso la nuova Cina. Per simili donne nessun ostacolo sarà mai troppo grande.
Verso la fine degli anni Venti la pratica della fasciatura era ormai in fase calante; ma la concezione maschile conservatrice, che vedeva nella donna un essere inferiore e un passatempo, era rimasta sostanzialmente inalterata. La donna cinese dovette attendere la definitiva ascesa al potere di Mao.

Luna di Giada










Anteprima del commento