Il taoismo si è manifestato, fin dalle sue più remote origini, come scuola naturalista e, combinandosi successivamente con altri apporti di pensiero, ha dato luogo ad una filosofia onnicomprensiva della natura, così come dell’etica, dell’ordine sociale e dell’astrologia.
Il desiderio di riconquistarne la sintonia perduta rivela la prima e più antica idea di “medicina” con intento terapeutico: solo nel rispetto delle leggi della natura e dell’universo, l’uomo può vivere in salute e in armonia. Attraverso la loro osservazione, egli può applicarsi per comprendere se stesso, per capire chi è.
Ed è proprio la natura a suggerire l’idea dello yin e dello yang, le polarità costitutive del simbolo del tao, che rappresentano il concetto più importante e caratteristico del taoismo. L’osservazione dell’alternanza ciclica del giorno e della notte viene simbolicamente correlata al lato ombroso e a quello soleggiato di una collina, un’unica realtà che porta in sè sia l’ombra che la luce, gli opposti universalmente congiunti, che eternamente si rincorrono ed avvicendano l’un l’altro.
Solo la logica occidentale vede questi ‘contrari’ come separati e, per lo più, in antitesi fra loro: non possono esser veri contemporaneamente.
Qui si manifesta l’originalità del pensiero taoista: l’opposizione c’è, come la natura insegna, ma è relativa. Il buio esiste solo se confrontato con la luce, ed ogni realtà non è mai assoluta. Ogni cosa ha in sé, nel momento della sua massima espressione, la radice del suo opposto; può essere - dunque - se stessa “e” il suo contrario.
Una simile visione è però possibile solo se la si concepisce in un’ottica dinamica e soprattutto circolare: il tao ruota e, ruotando, si configura in perpetua e inevitabile trasformazione.
Comprendere (ed accettare) questo è il segreto per demotivare anche l’angoscia più profonda: ciò che si trasforma non si annulla, ma ritorna, arricchito dall’aver attraversato e, quindi, conosciuto, proprio il suo contrario.

Eleonora 








