Confucio il primo maestro della Cina

Confucio il saggio

Simbolo della saggezza cinese, la sua filosofia è mirata all’estirpazione delle violenza: per raggiungere la perfetta virtù è necessario seguire il precetto positivo di coscienziosità verso gli altri: “non fare agli altri quello che non desideri sia fatto a te”.

Confucio deriva dalla latinizzazione Confucius dell’appellativo Kong Fu Zi.
Zi significa “bambino”, ma anche, curiosamente e significativamente, “maestro” e “filosofo”: dunque, dato che in Cina il cognome precede il nome, il maestro Fu della famiglia Kong.

Quel che sappiamo di lui è la somma degli aneddoti che lo riguardano, sebbene la tradizione tenti di attribuirgli un’abbondante dozzina di testi, non ci è arrivato nulla scritto di suo pugno.

Quella di Confucio è la storia di un uomo nato nel 551 a.C., rimasto orfano di padre a 3 anni e che a 40 sostenne di essere divenuto saggio, poiché “non aveva più dubbi”. Povero in gioventù, in conseguenza di una sventura familiare, si risollevò con una carriera da ministro iniziata a 19 anni e terminata trent’anni dopo, quando iniziò una peregrinazione, di corte in corte, per cercare, inutilmente, un signore che mettesse in pratica i suoi consigli politici.

Di questo suo volontario esilio ci racconta lo Shiji, o “Appunti di Storia”, un capolavoro di storiografia, di Sima Qian, datato II-I a.C.: gli avversari di uno stato confinante, preoccupati dei successi di Kong come primo ministro, inviarono al suo sovrano un nugolo di irresistibili danzatrici, con il risultato di distoglierlo dagli affari di corte. Sdegnato, Confucio partì per predicare le sue idee in giro per la Cina, seguito da uno stuolo di giovani e meno giovani che l’aveva già eletto figura di riferimento e che lo seguì nei suoi spostamenti.
Tornato al suo paese natio, vi morì tre anni dopo. La tradizione dice che era il 479 a.C.

La sua filosofia, mirata all’estirpazione delle violenza, è molto semplice: per raggiungere lo Jen, la perfetta virtù è necessario seguire il precetto positivo di coscienziosità verso gli altri, detto Chung e quello negativo chiamato Shu; in parole povere “fai agli altri quello che desideri sia fatto a te” e “non fare agli altri quello che non desideri sia fatto a te”.

Credeva e si “abbandonava” al Ming, che di volta in volta è stato tradotto con fato, destino, volontà del cielo e che pare lui considerasse semplicemente come l’insieme delle condizioni e delle forze esistenti nell’intero universo.
E’ stato considerato un maestro, il Maestro, il re spirituale o addirittura un Dio vivente fino al I secolo a. C., oggi è considerato uno dei tanti sapienti insegnanti.

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