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La fenice buddhista

La figura del Buddha torna sulla breccia

La figura del Buddha torna sulla breccia e stanno sorgendo progetti per costruire statue di enormi dimensioni.

Dopo la distruzione dei due Buddha (VI secolo a. C.) in Afghanistan, ad opera del governo dei Telebani, oltre ad un diffuso sdegno a livello mondiale, non si è fatta attendere una reazione anti-iconoclastia in favore del patrimonio culturale di cui sono portatori monumenti di quel genere.

Dalle macerie dei due Buddha è nato l’immediato progetto dello Sri-Lanka, dove il Buddhismo è la religione predominante, di costruirne due identici nel proprio territorio; dalla stessa spontanea reazione, nasce l’importanza che l’India, dove è nata questa religione per poi espandersi in tutta l’Asia, riversa nella costruzione di una statua di Buddha, definita Maitreya Buddha (Buddha del futuro), alta 150 metri in bronzo, che dovrebbe essere conclusa nel 2005.

Contemporaneamente, sull’onda di questa reazione, anche la Cina si è proposta di costruire una grande statua del Buddha, ma precisamente la più grande: 153 metri di altezza, costruita interamente in rame, alla ricerca di un primato che sembra più supremazia, spinta più dalla moda che da un sincero spirito religioso, sospetto confermato, anche, dall’intenzione di terminarla il prima possibile.
La Cina, infatti, non può certo definirsi un paese buddhista; il Buddhismo, in quel luogo è, infatti, una religione di minoranza, spesso osteggiata e soprattutto, ricordando i suoi precedenti tentativi di distruzione della cultura del Tibet, una statua non basterà certo a riparare il dolore che è giornalmente espresso dal Dalai Lama.