Il Teatro Cinese del 900

Nel primo Novecento, con la fine dell'ordine dinastico, il teatro venne contestato, perché confuciano e feudale, espressione delle vecchie classi, forma d'arte superata.

Mei Lanfang, attore tra i più famosi, affrontò la crisi e rinnovò il teatro (introducendo, tra l’altro, temi di attualità e abiti moderni), e, per primo, intraprese tournées all’estero.

Negli anni ‘50, per ragioni politiche, il repertorio dell’Opera di Pechino scomparve dalla scena cinese,fu solo dopo la caduta della Banda dei Quattro (ottobre 1976) che si poté nuovamente ammirare tutta la ricchezza di queste opere classiche. Il riapparire sulla scena delle commedie tradizionali segna, per l’Opera di Pechino, lo sbocciare di una seconda primavera.
Il repertorio, in gran parte lo stesso del periodo dell’Impero, mostra oggi una preponderanza netta di episodi che finiscono positivamente, poiché molti attori famosi scrissero dei ruoli “su misura” ed è chiaramente comprensibile che preferissero mostrarsi vincitori. Anche se datati di almeno 150 anni, i soggetti sono moderni oggi come allora. Questo fenomeno si spiega facilmente dal fatto che la vita e le sue circostanze furono, sono e saranno, nella storia, sempre le stesse. Nell’Opera tradizionale cinese le tre unità aristoteliche di tempo, luogo e azione sono sconosciute: sono gli attori stessi, al loro apparire sulla scena, che spiegano ciò che succede sul palcoscenico, dove ci si trova, chi sono i personaggi.
Il canto, la recitazione, la musica d’accompagnamento, la pantomima e l’acrobazia sono gli aspetti caratteristici inseriti in modo tipico nell’azione degli episodi, che si rivelano il più delle volte di una semplicità toccante. Le parti vocali, a voce alta e forzata, sono parzialmente presentate da uomini, di modo che è impossibile capire se si tratta di un attore o di un’attrice. D’altra parte ci sono dei ruoli maschili recitati da attrici ed è quasi impossibile rendersi conto quale sesso si nasconde dietro a un costume ingombrante e a una maschera dipinta sul viso. In ogni caso, tutte le voci impressionano per la ricchezza delle possibilità della loro modulazione e per la maestria vocale degli interpreti.
La lingua utilizzata per le canzoni e le recitazioni è accentuata e ciascuna sillaba è accuratamente articolata.
Esiste un contrasto espressivo tra gli strumenti a corda con i tamburi e i gong da un lato e le voci da soprano e penetranti dall’altro, ma quando si è abituati, i due estremi formano una simbiosi ideale.

Infine, diremo che il teatro cinese è in gran parte cantato. Infatti, pur non esistendo spartiti, viene utilizzata la scala pentatonica. La musica ha un’importante valenza filosofica (alle 5 note della scala musicale corrispondono i 5 elementi che costituiscono l’universo).Gli strumenti più utilizzati sono: tamburo, gong, liuto, violino, oboe, flauto. Nel primo Novecento, con la fine dell’ordine dinastico, il teatro venne contestato, perché confuciano e feudale, espressione delle vecchie classi, forma d’arte superata.

Nel secondo Novecento, con la costituzione dello Stato socialista, molte cose cambiarono bruscamente. Mao Zedong (1893-1976) impose al teatro di seguire la sua politica: i protagonisti appartenevano alle masse anonime e incolte, la musica era quella popolare, i temi quelli della lotta di classe.

Nel ‘66, allo scoppio della Rivoluzione Culturale, i teatri furono chiusi. Nel ‘76, morto Mao, i teatri furono riaperti, e si riaffacciò, accanto a nuove esperienze teatrali (prevalentemente ad imitazione del teatro occidentale), la vecchia opera di Pechino. Al giorno d’oggi, comunque, ancora non si è giunti ad una totale libertà di espressione, per cui anche il teatro vive una condizione di soggezione rispetto alla politica del Partito Comunista.

Nel teatro cinese sono riconoscibili ruoli bene determinati. Innanzitutto, lo Sheng (uomo). Come tutti gli altri ruoli, lo sheng possiede particolari regole di recitazione, canto, abbigliamento, movimenti di scena, trucco, strumenti musicali. A seconda delle circostanze, tale ruolo maschile può diventare: xiao-sheng (giovane), lao-sheng (persona di mezza età e anziana), wu-sheng (militare).

Il ruolo femminile invece è la Dan (donna). E’ bene precisare che, dal 1777 a tutto l’Ottocento, per ordine imperiale era vietato alle donne di recitare assieme agli uomini (esistevano, tuttavia, compagnie solo femminili). Anche la dan, come lo sheng, aveva diverse connotazioni a seconda delle circostanze: matrona, donna anziana, ragazza dal carattere allegro, donna matura dal carattere allegro, donna acrobata ed esperta di arti marziali, donna comica.

Del tutto tipico della cultura cinese è il ruolo del Jing. Il Jing è personaggio dotato solitamente di forte volontà e lealtà. Il trucco del viso è particolarmente complesso e vistoso. Questo personaggio, in genere, è utilizzato per i ruoli di funzionario imperiale e guerriero.

Un altro personaggio è il Chou, dal carattere gioviale e dissacrante, che, grazie alla sua comicità, guadagna facilmente il favore del pubblico.

Particolarmente ricercati sono i costumi, che si rifanno alla moda della Cina di quattro secoli fa, ai tempi della dinastia Ming. I colori dei costumi, come quelli del trucco del viso, hanno dei valori precisi: rosso - lealtà, giallo - coraggio, blu - risolutezza, bianco - arroganza, argento e oro - natura divina. Le abbondanti maniche, gli stendardi issati sulle spalle degli ufficiali militari e le penne di fagiano sui copricapi, sono usati per aumentare l’effetto drammatico della coreografia, dando maggiore risalto ai movimenti e al loro ritmo.

Inoltre, mentre i ruoli maschili prevedevano calzature normali, i ruoli femminili, secondo una tradizione che durò fino ai primi del 1900, dovevano indossare calzature piccolissime (7-8 cm)alle donne cinesi di rango venivano in genere storpiati i piedi e fasciati, gli uomini che recitavano ruoli dan dovevano indossare speciali zoccoli, che tenevano il piede fasciato in verticale.

La coreografia teatrale era estremamente semplice: un unico fondale (con gli altri 3 lati aperti sul pubblico), un tavolo e due sedie, che potevano rappresentare, secondo le necessità, un banco, un letto, una collina o un ponte.

Una caratteristica abbastanza curiosa è che le rappresentazioni si svolgevano nelle case da tè (a Pechino nel 1875 se ne contavano oltre 40), e non si pagava il biglietto, ma la consumazione.

( 3 Parte Attori e Attrici Cina Imperiale )

Musiche dell’Opera di Pechino (ascolta )

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