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La dottrina di Confucio.

Il pensiero di Confucio è racchiuso nei Dialoghi, l’opera che ci ha permesso di scoprire, leggere, studiare gli aspetti fondamentali della dottrina del Maestro. Qui di seguito cercherò di[...]

Il pensiero di Confucio è racchiuso nei Dialoghi, l’opera che ci ha permesso di scoprire, leggere, studiare gli aspetti fondamentali della dottrina del Maestro. Qui di seguito cercherò di riassumere i punti principali del suo insegnamento.

Il Maestro You disse: «Nell’osservanza delle norme rituali, l’armonia è il più prezioso conseguimento. La Via dei sovrani dell’antichità era resa maestosa dal conseguimento dell’armonia e tutte le cose, grandi e piccole, dipendevano da essa. Tuttavia vi sono casi in cui non può essere conseguita: quando, pur conoscendone il valore, la si coltiva ma senza avere regolato la propria condotta con l’osservanza delle norme rituali.» (Dialoghi, I, 12)

Confucio visse in un periodo storico di grande instabilità e, per questo motivo, rievocava i valori delle epoche precedenti, riferendosi soprattutto alle dinastie Xia, Shang e Zhou Occidentali. Infatti, secondo il Maestro, per placare il disordine del suo tempo era essenziale ispirarsi proprio a esse. Così, egli esortava gli uomini a seguire la Via degli Antichi, il Dao, la Via autentica che porta all’armonia.

L’apprendimento è un concetto fondamentale della dottrina di Confucio. L’uomo può migliorarsi attraverso lo studio delle Antiche Norme Rituali (li); apprendendo dagli antichi e meditando, gli uomini della sua epoca si possono avvicinare alla Via autentica.

Il Maestro disse: «Se viaggiassimo in tre certamente avrei sempre un maestro accanto: dell’uno coglierei i pregi per trarne esempio, dell’altro coglierei i difetti per emendarmi.» (Dialoghi, VII, 22)

Confucio dà grande importanza alle relazioni umane: secondo il Maestro infatti, l’uomo si perfeziona condividendo il suo sapere con altri uomini e servendo la comunità in cui vive. Solo in questo modo egli potrà diventare Junzi, uomo esemplare.

Il Maestro disse: «L’uomo nobile di animo tiene alla benevolenza, l’uomo dappoco agli agi; l’uomo nobile di animo tiene all’imparzialità, l’uomo dappoco al favore.» (Dialoghi, IV, 11)

Originariamente, il termine junzi veniva utilizzato per riferirsi ai membri dell’alta nobiltà; per Confucio, esso designa invece colui che ha una grande umanità. È l’uomo di valore a cui si contrappone lo Xiaoren, l’uomo dappoco. Mentre costui è totalmente assorto nei propri interessi ed è privo di saggezza, l’uomo esemplare non smette mai di studiare e di esercitare il pensiero, comportandosi con lealtà, sincerità, deferenza, generosità, pietà filiale, sempre proteso al conseguimento della virtù per eccellenza, il Ren, l’umana benevolenza. Egli è disciplinato dai Riti dell’antichità e la sua condotta è sempre ispirata al senso di giustizia (yi). Grazie a ciò, l’uomo nobile d’animo è sereno e imperturbabile, in lui prevale la ricerca dell’armonia; l’uomo dappoco, al contrario, cerca sempre fuori di sè.

Mentre tutti gli uomini possono diventare Junzi, solo pochi sono coloro che giungono alla sapienza (zhi), condizione ancora più elevata di quella dell’uomo di valore, a cui sono giunti i Saggi dell’Antichità (shengren).

Secondo Confucio, il sovrano, in accordo con quel mandato che ha ricevuto dal cielo (tianming), dovrebbe incarnare gli stessi valori del Junzi ed essere considerato tale. Governando con la benevolenza e mai con la forza, egli porterà l’armonia tra gli uomini.

Il Duca Jing di Qi interrogò Confucio sull’arte del governo. Confucio disse: «Che il sovrano agisca da sovrano, il ministro da ministro, il padre da padre, il figlio da figlio.» […] (Dialoghi, XII, 11)

Un concetto fondamentale legato al governare è la Rettificazione dei Nomi (zhengming). Secondo Confucio, il rapporto tra il nome e la realtà è molto importante: a un nome che esplica una funzione deve corrispondere il comportamento al quale quel nome obbliga chi lo riveste.

Zilu domandò come si dovessero adorare divinità e spiriti. Il Maestro disse: «Se non sai onorare gli uomini, come puoi pensare di onorare divinità e spiriti?» (Dialoghi, XI, 12)

La dottrina di Confucio è tutta incentrata sull’uomo, infatti egli non parla mai di soprannaturale. Ciò non significa che il Maestro ne escluda l’esistenza, tuttavia ritiene sia più importante il conseguimento dell’umanità.

Zigong domandò: «Esiste forse un adagio che possa guidare la nostra condotta per tutta la vita?» Il Maestro disse: «Vi è l’adagio “Non imporre agli altri quel che non desidereresti per te stesso”.» (Dialoghi, XV, 24)

La Via proposta da Confucio è riassunta nella frase sopra citata. Essa è la Regola d’oro confuciana, che potremmo tradurre anche come mansuetudine, empatia, considerazione degli altri come se stessi e che esprime appieno il rapporto di reciprocità tra gli uomini.

(tutte le citazioni sono tratte da “Confucio. Dialoghi” a cura di Tiziana Lippiello, Torino, Einaudi, 2003)