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La letteratura cinese durante l'epoca maoista

Con l'ascesa al potere di Mao Zedong e del Partito Comunista, la letteratura cinese visse un periodo di subordinazione rispetto alla politica, divenendo uno strumento di propaganda e di educazione politica, e non più il frutto del libero pensiero degli scrittori.

Con la fine dell’Impero e i fermenti sociali e politici del secondo decennio del 1900, che sfociarono nel Movimento del 4 maggio 1919, gli intellettuali cinesi cominciarono a distaccarsi dalla vecchia tradizione letteraria e ad aprirsi all’occidente, dando inizio a quella che è stata definita «nuova letteratura». Nacquero molte società letterarie, punti di incontro per i giovani intellettuali cinesi, la narrativa si affermò come genere dominante e la lingua letteraria (wenyan) venne sostituita dalla lingua volgare (baihua).

Il periodo storico che seguì il Movimento del 4 maggio, caratterizzato dalla vittoria iniziale del Partito Nazionalista (Guomintang), dagli scontri con l’emergente Partito Comunista e dalla guerra sino-giapponese, influenzò moltissimo la letteratura. Tuttavia, fu nel periodo maiosta che si riscontrarono ampi cambiamenti nel panorama letterario cinese.

Con l’ascesa al potere di Mao Zedong e del Partito Comunista, la letteratura cinese visse un periodo di subordinazione rispetto alla politica, divenendo uno strumento di propaganda e di educazione politica, e non più il frutto del libero pensiero degli scrittori. Nei famosi «Discorsi sull’Arte e sulla Letteratura» che si tennero a Yan’an nel 1942, Mao affermava con chiarezza che l’arte e la letteratura avrebbero dovuto «servire il popolo e il socialismo» (wei renmin fuwu, wei shehuizhuyi fuwu).

La nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 aprì una nuova stagione per gli scrittori e gli artisti: attraverso le loro opere essi avrebbero dovuto esprimere il messaggio rivoluzionario del Partito e celebrare il nuovo regime. Qualsiasi influenza occidentale, qualsiasi apertura e nuova idea era vietata.

Affinché i principi guida stabiliti da Mao venissero seguiti e applicati in modo adeguato, agli scrittori venne richiesto di sottoporsi a una rieducazione, non solo attraverso lo studio del marxismo, ma anche con un’esperienza diretta della vita condotta dalle masse, poiché la vita del popolo doveva essere la fonte da cui attingere.

Alcuni scrittori aderirono alla nuova ideologia, altri scelsero il silenzio e smisero di scrivere, altri ancora tentarono di allontanarsi da quei dogmi, ma furono perseguitati come “riformisti” o “liberali”, o ancora come “controrivoluzionari”.

Negli anni Cinquanta non venne prodotto molto di significativo in campo letterario, così che nel 1956 venne lanciato il cosiddetto «movimento dei cento fiori» (baihua yundong) per promuovere la rinascita letteraria, con lo slogan «che cento fiori sboccino, che cento scuole rivaleggino». Nonostante questo tentativo tuttavia, un anno dopo soltanto, venne promossa la campagna contro gli “elementi di destra”, cioè contro coloro che il Partito riteneva si opponessero alla linea e all’ideologia comunista: molti scrittori furono inviati a lavorare e a vivere nelle aree rurali affinché imparassero dalle masse. In seguito, con il «grande balzo in avanti» del 1958, gli intellettuali vennero nuovamente sollecitati a una maggiore attività.

Il decennio della Rivoluzione Culturale, che sfociò nel 1966, significò una profonda disintegrazione di tutta la letteratura precedente. Mao Zedong, riunendo studenti e intellettuali di sinistra, rinnegò ed eliminò non solo la letteratura del passato, ma anche la cultura antica e, soprattutto, condannò tutte le influenze occidentali, compreso il modello sovietico.

Le Guardie Rosse, costituite per lo più da ragazzi giovanissimi, studenti delle scuole superiori e delle università, vennero spedite in tutto il paese per scovare i controrivoluzionari e i revisionisti: moltissimi scrittori vennero presi di mira e subirono torture e maltrattamenti, nonostante la maggior parte di essi avesse sempre cercato di seguire le linee guide del Partito senza opporvisi. Fra questi vi erano numerosi scrittori molto famosi negli anni precedenti all’ascesa del Partito Comunista, i quali vennero riabilitati e ripresero la loro attività soltanto nel 1978.