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Rappresentare una cultura altra

Quando ci accostiamo a una cultura altra dalla nostra, lo facciamo partendo da ciò che sappiamo di essa; tuttavia, nella maggior parte dei casi, le nostre conoscenze sono poco approfondite e si basano[...]

Quando ci accostiamo a una cultura altra dalla nostra, lo facciamo partendo da ciò che sappiamo di essa; tuttavia, nella maggior parte dei casi, le nostre conoscenze sono poco approfondite e si basano su stereotipi e pregiudizi, cioè su luoghi comuni che ci forniscono un’idea di quella cultura semplificandola in pochi caratteri generali e conducendoci ad esprimere giudizi positivi o negativi approssimativi riguardo ad essa. In tal modo, però, pretendiamo di conoscere una cultura altra attraverso un immaginario troppo superficiale, che non ci permette di comprenderla nella sua autenticità e profondità. A causa di ciò, abbiamo difficoltà a rapportarci con l’alterità, a comunicare con essa, a rappresentarla.

Ma cosa si intende per rappresentazione?
Rappresentare, dal latino repræsentare, significa esporre dinanzi agli occhi del corpo e della mente persone e fatti, mostrare in sé la figura d’altri. La rappresentazione è dunque il processo attraverso il quale noi guardiamo il mondo e lo riproduciamo, e tramite questo procedimento ognuno dà dei significati differenti a ciò che ritrae.

Si può dire che la rappresentazione sia un Testo, non soltanto da intendere come un documento scritto, come un libro o un giornale, ma soprattutto come qualcosa che sia veicolo di informazioni e in particolar modo di significati. Essa è un testo nel quale e attraverso il quale io racconto, do un messaggio, comunico.

Attraverso i contenuti della mia rappresentazione io ritraggo ciò che ritengo importante, ciò che voglio sottolineare di quella cultura altra. Io, come soggetto appartenente però a una ben definita socio-cultura. La società in cui vivo, in cui sono immerso, mi ha certamente condizionata e formata, portandomi ad avere un’immagine stereotipata della cultura altra, da cui è difficile svincolarsi. La mia percezione della realtà è perciò profondamente legata alla cultura e alla società di cui io faccio parte.

L’ideologia, l’insieme dei principi e dei valori che costituiscono la base di una società, è ciò che fa sì che un insieme di persone si senta e si riconosca come appartenente a un definito gruppo sociale, è ciò che distingue le culture, è ciò che può sottolineare la grandezza di una socio-cultura rispetto a un altra, poiché contribuisce a costruire l’idea che i valori sostenuti da ogni gruppo sociale siano supremi e inconfutabili. In tal modo, è tuttavia molto difficile cercare un approccio con una cultura altra senza ritenerla in qualche modo inferiore, poiché si ha la pretesa che sia l’altro a doversi adeguare ai miei valori, ritenendoli io indiscutibili.

Soltanto considerando la mia cultura una fra tante che esistono al mondo, e cioè considerando l’ideologia che le sta alla base non assoluta e universale, ma relativa, io posso davvero aprirmi all’altro, cercare di comprenderlo e di rappresentarlo profondamente. Certamente, non potrò mai distaccarmi completamente da quei valori che ho interiorizzato nel corso della mia vita e che mi caratterizzano come parte della mia cultura e società e che, quindi, hanno contribuito a formare la mia identità, tuttavia potrò leggere con occhi diversi la cultura altra, superando i preconcetti e l’immagine stereotipata che di essa avevo.

Naturalmente l’identità non è un’entità fissa, ma sempre in divenire: essa si modifica nel corso degli anni, a seconda delle esperienze che io ho l’opportunità di fare, a seconda delle persone che incontro, dei luoghi che visito, di ciò che studio. Ecco il motivo per cui la mia rappresentazione dell’altro è da considerare “mia”: poiché è il risultato di ciò che io in prima persona ho cercato di apprendere della cultura altra. È legata quindi anche al mio interesse personale riguardo a una specifica cultura, che mi ha condotto ad approfondire quello che la mia società mi diceva di essa, e cioè l’idea preconcetta che di essa avevo.

Quindi, per esempio, un sinologo riprodurrà attraverso significati differenti la cultura cinese, darà peso e sottolineerà aspetti che, coloro che si basano soltanto su un immaginario superficiale, costituito dalle informazioni che di quella società hanno avuto dai sentito dire, o dai curricula scolastici, o dai film proiettati al cinema o ancora dai media in generale, non conoscono e non riusciranno a cogliere.

È per tutti questi motivi che ciò che è racchiuso nella mia rappresentazione non è qualcosa di fisso, di statico, ma è aperto a varie interpretazioni. Anzi, dalla mia rappresentazione possono scaturire nuovi significati, che io non ero riuscita a cogliere, proprio perché ciascuno di noi proviene da diverse socio-culture che lo pongono in relazione all’altro in maniera diversa. La visione e l’immaginario sull’altro variano moltissimo da cultura a cultura, per cui per esempio, un italiano e un americano, avranno un’idea molto diversa di una stessa cultura altra dalla loro; ma anche all’interno di una medesima società, l’immaginario, sebbene in maniera più lieve, può presentare delle differenze poiché può variare da soggetto a soggetto.

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