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Rappresentare una cultura altra attraverso la fotografia

La rappresentazione fotografica è soltanto una delle innumerevoli forme di rappresentazione di una cultura altra. Attraverso la fotografia, io permetto a me stessa di “scrivere” attraverso[...]


La rappresentazione fotografica è soltanto una delle innumerevoli forme di rappresentazione di una cultura altra. Attraverso la fotografia, io permetto a me stessa di “scrivere” attraverso un’immagine ciò che vedo, di immortalarlo e di caricarlo di significati.

Fotografando, non solo cerco di cogliere i differenti aspetti di una cultura altra dalla mia, ma esprimo anche me stessa, i miei pensieri e punti di vista, le caratteristiche della società di cui faccio parte, la mia conoscenza di quella cultura.

Ogni fotografia può essere considerata una raffigurazione ricca di significati, ogni scatto fa sì che io scopra e penetri l’altro, che scavi in esso. Attraverso le mie fotografie la mia conoscenza dell’alterità si amplia, si sviluppa. Esse costituiscono lo strumento che io utilizzo per conoscere e approfondire, per analizzare ciò che non sarei in grado di analizzare se non lo vedessi con i miei occhi.

La fotografia è una riproduzione diretta della realtà, poiché pone dinanzi agli occhi di chi la scatta elementi veri, reali, autentici della socio-cultura che si va a raffigurare. Tuttavia, essa non è uno specchio attraverso cui guardare quella specifica cultura, dal momento che implica tutti quei fattori personali e culturali, ideologici e sociali a cui ho fatto riferimento sopra.

Ecco che io andrò a fotografare ciò che, secondo la mia conoscenza e il mio personale punto di vista, reputerò caratterizzante di quella specifica cultura. È per questo motivo che, l’immagine che traggo dalla mia rappresentazione, non è un semplice riflesso di quella realtà; essa infatti è ricca di contenuti sostanziali, i quali possono venire compresi a livelli differenti da chi li guarda, a seconda del paese, della nazione da cui l’osservatore proviene, della socio-cultura di cui è parte, del gruppo sociale e della classe sociale che occupa, di ciò che egli ha studiato e approfondito personalmente. In tal modo, la mia fotografia potrà essere analizzata su più piani, superficialmente o profondamente, senza che nessun di essi sia da ritenere sbagliato.

Il filtro attraverso cui io guardo, per esempio, un oggetto o un particolare avvenimento è prima di tutto la mia formazione culturale e sociale e, solo in un secondo momento, il mio personale giudizio.

Così, ad esempio, colui che si reca per la prima volta in Cina, cercherà e riprodurrà in primo luogo ciò che si aspetta di vedere in Cina, e cioè la sua personale immagine di Cina. Solo successivamente, e soltanto se spinto da una grande curiosità per la cultura cinese, saprà oltrepassare e scavalcare gli stereotipi che gli annebbiavano la vista, che non gli permettevano di penetrare a fondo quella cultura, e inizierà a conoscere realmente la cultura cinese.