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La Carta stravolta

Un articolo di Luigi Ferrajoli pubblicato dal manifesto di giovedi 24 febbraio, che analizza molto lucidamente le forme e le conseguenze di questa "rivoluzione".

E’ cominciata silenziosamente in senato la discussione sul progetto
governativo di revisione costituzionale già approvato dalla camera in una
prima lettura nello scorso ottobre. Si tratta chiaramente, per le sue
dimensioni e per lo stravolgimento progettato, di una nuova costituzione,
promossa da una coalizione di forze - Alleanza nazionale, Forza Italia e
Lega nord - nessuna delle quali ha partecipato alla formazione della
Costituzione attuale. Il senso politico dell’operazione è chiaro. Ciò che si
vuole realizzare è una completa rottura della continuità costituzionale al
fine di rifondare la Repubblica sulle forze che alla Costituzione del ‘48 e
alla sua origine antifascista furono estranee od ostili. Proprio perché non
si riconosce nella Costituzione vigente, questa nuova destra, oggi
maggioritaria in parlamento ma non nel paese, pretende di archiviarla, di
varare una sua costituzione a sua immagine e somiglianza, di rompere il
vecchio patto di convivenza che non a caso Berlusconi ha squalificato come
«sovietico». Di qui una prima domanda: è legittima, sul piano delle forme e
del metodo, una simile riforma, non consistente in una semplice «revisione»
costituzionale ma nella confezione di una costituzione del tutto diversa,
che cambia al tempo stesso la forma di stato, da nazionale a federale, e la
forma di governo da parlamentare a para-presidenziale e tendenzialmente
monocratica? La risposta è chiaramente negativa. La nostra Costituzione,
come del resto la quasi totalità delle costituzioni democratiche, non
ammette il varo di una nuova costituzione, neppure a opera di un’ipotetica
assemblea costituente eletta con il metodo proporzionale che pur decidesse a
larghissima maggioranza. Il solo potere ammesso dal suo articolo 138 è un
potere di revisione, che non è un potere costituente ma un potere
costituito, il cui esercizio può consistere solo in specifici emendamenti;
laddove, se diretto a dar vita a una nuova costituzione, esso si converte in
un potere costituente e sovrano, anticostituzionale ed eversivo, in
contrasto, oltre che con l’articolo 138, con il primo articolo della
Costituzione secondo cui «la sovranità appartiene al popolo» che da nessuno
può esserne espropriato.

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