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La sentenza dell'Onu: "Berlusconi nuoce alla libertà"

Le Nazioni Unite intervengono per condannare il clamoroso conflitto d'interessi del presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi ed in particolare il controllo che esercita su quasi tutti i mezzi di informazione del nostro Paese.

Fonte: Centomovimenti.com e ReporterAssociati.org

Ginevra, 19 Marzo 2005. La concentrazione del controllo dei media nella mani del presidente del Consiglio ha gravemente colpito la libertà di opinione ed espressione in Italia”. Questo il giudizio dell’esperto dell’Onu sulla libertà della stampa, Ambeyi Ligabo, in un rapporto reso noto ieri a Ginevra. Il relatore, su mandato della Commissione dell’Onu sui diritti umani, chiede la riassunzione di giornalisti come Enzo Biagi o Michele Santoro, critica il tutt’ora irrisolto conflitto di interessi, la lottizzazione, sollecita una riduzione dell’influenza politica sui media e chiarimenti sulla legge Gasparri.

Per Ligabo la “questione del conflitto di interessi in Italia, ed in particolare per quanto concerne il presidente del Consiglio, deve ancora essere affrontata dal governo in modo adeguato”.

Nelle raccomandazioni finali del rapporto (18 pagine) redatto dopo una missione in Italia, Ligabo “raccomanda con forza” che la questione del conflitto di interessi venga affrontata ed “analizzata, in consultazione con tutte le parti interessate“, per trovare una soluzione che garantisca una “riduzione significativa” dell’influenza del settore politico sui media. Il rapporto redatto dal Relatore dell’Onu per la promozione e la protezione delle libertà di opinione e di espressione esorta, inoltre, il governo italiano a “rivedere la propria legislazione in modo da garantire la partecipazione di diversi attori nel settore televisivo“.

Dovrà essere in particolare chiarificata la legge Gasparri per precisare “il mercato interessato dalla legge e per consentire un vero controllo antritrust”, precisa il rapporto che insiste sull’obiettivo di “promuovere la diversità nel settore”. Piuttosto severo il giudizio di Ligabo sulla situazione dei giornalisti in Italia. Pur scrivendo che la “stampa scritta è molto libera e fornisce una visione equilibrata della società italiana in tutta la sua diversita“, l’esperto critica il sistema per l’allocazione delle sovvenzioni e dedica un intero capitolo al “deterioramento della situazione dei professionisti dei media”, in particolare nel settore audiovisivo.

Ligabo riferisce infatti dei casi relativi a Michele Santoro, Enzo Biagi e Daniele Luttazzi, Lilly Gruber e del programma satirico “RaiOt” di Sabina Guzzanti. Quindi, ricordando che libertà giornalistica e democrazia sono indissociabili, il relatore esorta il governo ad agire “per prevenire licenziamenti o la messa in disparte” di giornalisti che esprimono opinioni critiche. Per quanto riguarda i casi del passato, Ligabo chiede al governo di “adottare le misure adeguate” affinché le persone interessate “siano nuovamente assunte o reintegrate“.

Il relatore teme che la concentrazione dei media privati nelle mani del Presidente del Consiglio, sommata alla sua influenza nel settore dei media pubblici,favorisca un clima di intimidazione nel quale gli amministratori pubblici potrebbero esercitare la censura e quindi limitare seriamente la libertà di espressione e di opinione in Italia“. Tale clima potrebbe inoltre favorire un fenomeno di autocensura.

L’Italià ha bisogno di un clima di “professionismo e indipendenza” nel quale gli operatori dell’informazione possano lavorare senza “l’indebita influenza dello Stato“, scrive Ligabo. L’Italia ha “una forte tradizione di libertà di opinione ed espressione. Tuttavia , il governo italiano deve rivedere alcuni aspetti della sua politica”, afferma Ligabo auspicando che possa proseguire il “dialogo costruttivo” avviato con le autorità italiane.

Il documento dovrebbe essere presentato alla Commissione dell’Onu per i diritti umani riunita in sessione annuale a Ginevra il prossimo primo aprile.

Ligabo (Kenya), ha compiuto una visita in Italia dal 20 al 29 ottobre scorsi, per ”raccogliere informazioni di prima mano su tematiche quali la concentrazione dei media, il diritto d’informazione e la nuova giurisprudenza sulla diffamazione”.

Il mandato sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione ed espressione é stato creato dalla Commissione dell’Onu sui diritti umani nel 1993.

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