Questo sito contribuisce alla audience di

"Vergogna, è solo un grande imbroglio"

La "riforma" vista da Enzo Balboni.

Oggi è un giorno triste per il costituzionalismo. L’approvazione da parte del senato, alla fine della prima doppia lettura da parte della Camera, del ddl di ampia revisione costituzionale: ben 57 articoli, uno solo dei quali, il 53 contiene addirittura 18 complicatissime disposizioni transitorie e finali, è avvenuta in un modo non degno della tradizione costituzionale italiana. Al momento del voto finale tutta l’opposizione è uscita dall’aula lasciandovi un solo rappresentante ad esprimere il suo fortissimo e motivato dissenso: sul metodo e i contenuti.
Gli storici futuri che leggeranno gli atti parlamentari che si riferiscono alla più penetrante e distruttiva riforma della Costituzione attuata dal 1948 ad oggi resteranno sgomenti e increduli. Non vi è stato, sostanzialmente nessun dibattito ed alcun serio confronto di opinioni.
La maggioranza, sotto ricatto elettorale di una sua componente ritenuta essenziale, ha marciato a ranghi compatti e cingolati verso l’approvazione di un testo che sancisce la dittatura della maggioranza e del suo premier, il pratico annichilimento del capo dello stato, l’avvio della politicizzazione della corte costituzionale e delle autorità amministrative indipendenti, uno schiaffo alla magistratura e, con la devolution, l’attacco più intenso mai portato finora al principio di uguaglianza tra i cittadini con riguardo ai diritti sociali.
Ebbene tutto ciò è avvenuto senza che nessun discorso alto, forte e motivato si sia levato da esponenti della maggioranza o dagli intellettuali e giuristi ad essa vicini, che fossero capaci di esprimere una difesa convinta e convincente della bontà e utilità di questa riforma, che pure stravolge la Carta oggi in vigore. Si prova un grande disagio, ai confini della vergogna, di fronte ad un testo che molti, anche della maggioranza, sperano che non entri mai in vigore, tanto è improvvisato e approssimativo, intricato come un rebus, di basso profilo culturale e linguistico e di scadente afflato pedagogico.
Vi erano di fronte ai legislatori costituenti due rispettabili esigenze, che avrebbero potuto essere soddisfatte anche con un ragionevole dialogo con l’opposizione.

Continua su Libertà e Giustizia

Link correlati