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La sinistra non deve rifare gli errori di Kerry

Non ostentare superiorità o indifferenza, ma combattere.

Estratto da un articolo di Furio Colombo, “Bush e il governo di Dio” sull’Unità di oggi

Gli attacchi personali all’ex combattente, medaglia d’oro e leader pacifista John Kerry, sono stati così violenti e volgari che avrebbero potuto recare danno al calunniatore. Kerry ha perduto perché non ha spinto indietro le offese incredibili e inventate alla sua vita e al suo onore. Ha creduto che fosse da statista continuare a comportarsi con signorile indifferenza. Non ha raccolto la miscela esplosiva, non l’ha rigettata nel campo avversario e quella miscela ha distrutto lui. Il comportamento di John Kerry rappresenta - ormai lo dicono tutti gli esperti di elezioni in America - un gravissimo ma prevedibile errore politico che contiene un’amara verità: fingere che non vi sia pericolo o stato di emergenza, in certi momenti della Storia è un atteggiamento che si paga caro. Anche perché, in seguito, il pericoloso vincitore rincara e raddoppia. Ecco perché non ci sembra più necessario stabilire se, a favore di Bush, abbiano contato di più i “valori” o la ricerca di sicurezza diffusa in uno stato di guerra. È Bush a dare la risposta e a risolvere il quesito, ha vinto, e basta. E continuerà a farlo lui e la sua destra e le sue dependance nei governi del mondo fino a quando una appassionata opposizione democratica non intercetterà i suoi messaggi apparentemente profetici. Fino ad allora funzionerà l’intimidazione religiosa per spingere a decisioni militari o politiche che di religioso non hanno nulla. Come si vede non stiamo raccontando una storia soltanto americana e ciò spiega perché tanti americani, nella vita culturale e in quella di tutti i giorni guardino con tanta attenzione all’Europa sperando che tenga vivo un dialogo che sia davvero di democrazia e non di sottomissione. È una buona parte dell’America a chiederlo.

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