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Poveri in giacca e cravatta

di Chiara Santoni. Da Rivist@ Sono definiti "nuovi poveri" o "poveri in giacca e cravatta" ma la storia non cambia, sono sempre loro, persone che spesso, nonostante un lavoro, non riescono ad arrivare alla fine del mese.

Sono definiti “nuovi poveri” o “poveri in giacca e cravatta” ma la storia non cambia, sono sempre loro, persone che spesso, nonostante un lavoro, non riescono ad arrivare alla fine del mese. I dati pubblicati dal rapporto Eurispes nel 2005, sono tanto chiari quanto preoccupanti: quattordici milioni d’italiani, il 22% delle famiglie italiane, sono a rischio povertà.

Il Dott. Antonio Longo, presidente del Movimento di Difesa del Cittadino, è categorico, l’aumento del costo della vita è andato a toccare anche quella fascia di persone che fino a poco tempo fa erano considerate il così detto “ceto medio”. Tra i soggetti che più frequentemente si rivolgono al movimento si annoverano dipendenti con reddito fisso che hanno visto scemare il loro potere d’acquisto, anziani che percepiscono pensioni di 600-700 euro al mese, donne separate con figli, nuovi lavoratori precari o flessibili. La situazione peggiora, nelle grandi città, quando bisogna affrontare i costi degli affitti e all’aumentare del numero dei figli visti ormai come una sorta di lusso.

I sintomi di questa realtà sono evidenti a tutti, il commercio diretto ha subito un incremento che non si registrava da anni, aumentano i gruppi di sostegno solidale e gli acquisti cooperativistici; un esempio su tutti quello del latte in polvere, comprato da gruppi di privati all’estero, con la stessa identica qualità se non addirittura marca di quelli distribuiti in Italia, ma a prezzi sempre più convenenti di quelli nazionali, nonostante le spese del trasporto. Addirittura nei condomini si è tornati a pratiche dal sapore antico come l’acquisto di capi di bestiame da spartire una volta macellati.

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