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Film sadomaso, caso politico a Verona

Due consiglieri contestano la sezione sull’eros estremo. Gli organizzatori: da Almodóvar a Losey, sono opere d’autore

La parola sadomaso fa sempre paura. La rassegna veronese «Schermi d’amore», aperta venerdì, nona edizione, è al centro di un acceso dibattito, esploso sul Corriere del Veneto ma soprattutto in Comune (centrosinistra). Dove destra e sinistra hanno finalmente trovato in Losey (Il servo), Almodóvar (Légami!), Clouzot (La prigioniera) un bel nemico comune. Non solo: ma poiché il settimanale della Diocesi Verona fedele ha parlato della manifestazione, ecco che gli integralisti cattolici annunciano strali contro la Curia. Non sono i film romantici per cinefili, che magari finiscono in suicidio, che mettono in apprensione i consiglieri comunali, ma una sezione speciale, provvista di convegno, dedicata al cinema sadomasochista e di una maratona no stop domani.

L’esplicito titolo è «Ti voglio tanto male», lo sponsor, appropriato, un marchio di biancheria intima. In ritardo, due consiglieri, la cattolica Manuela Tisato del gruppo misto e Marco Brugherio di Forza Italia hanno presentato interrogazioni, mentre naturalmente altri hanno difeso: il sindaco Paolo Zanotto, imbarazzato, non è intervenuto all’apertura del festival. Nelle strade si dice che Romeo e Giulietta si rivoltano nella tomba, ma non sarà che anche certa politica ha tentazioni masochiste? Infatti, le delibere per i finanziamenti della manifestazione sono state firmate dai responsabili, compresa la sezione «maledetta ». E la Regione, il ministero e la Confindustria locale hanno dato la loro benedizione, cioè il patrocinio. A un festival, da nove anni diretto brillantemente da Paolo Romano, che ha visto arrivare in città insospettabili ospiti non viziosi come Liv Ullman e Storaro, mentre quest’anno in giuria ci sono Chiara Muti e Silvio Muccino e stanno per arrivare come ospiti d’onore Monicelli, che a 90 anni ha dichiarato armistizio con i sensi, e Giorgio Pasotti.

E non c’è pericolo che i piccoli si turbino perché, come in tutti i festival del mondo, l’ingresso è vietato ai minorenni: l’unica sezione open è quella dei film d’amore per piccoli, al mattino. Oggi si proietta Baba Yaga di Corrado Farina, del ’73, con fumetti di Crepax, titolo atteso per cuimoltissimi politici locali hanno chiesto l’invito per controllare il grado di scabrosità ma si sentono offesi in anticipo. Eppure, al convegno ci sono ospiti rassicuranti che arrivano anche con un loro video sul tema, come Vincenzo Mollica, giornalista Rai. O come Carlo Verdone scelto per aver inaugurato con il suo inno «famolo strano» i l sadomaso trash, ma anche in Manuale d’amore subisce alcune farsesche offese sessuali, sotto il letto e appeso sui cornicioni: mette a disposizione del comune senso del fetish la sua ironia. Glissa: si tratta, dice, di ragionare sui rapporti dal punto di vista psicologico.
Coraggio e/o incoscienza degli organizzatori di un festival di nicchia, fans dei sentimenti, sempre sostenuto dagli enti locali? «Sinceramente— dicono Piera De Tassis, Marco Giovannini e Mario Sesti, i tre cinefili peccatori— non pensavamo di suscitare questo vespaio. Quasi tutti i film in programma sono noti e da cineteca, da Clouzot aWyler, in più abbiamo un bellissimo documentario di Nakata Sadistic e masochistic, il regista della serie horror The ring, un film del Leone d’oro Kim Ki-duk, il vecchio Masoch del terzo fratello Taviani. Infine, un omaggio a Marco Ferreri, attento al tema, così come molti autori che si sono dichiarati ispirati da De Sade».

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