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Barbie Sadomaso

Alcuni sessuologi avanzarono anni fa l'inquietante ipotesi che Barbie, la famosa bambola della Mattel, fornisse ai bambini una immagine della sessualità "stereotipata", l'immagine conformista della bionda magra e curata, che sorride sempre.

L’organizzazione per le Liberazione di Barbie (Barbie Liberation Organization) fondata nel 1989 da attiviste femministe organizzava azioni di sabotaggio, rapendo le bambole esposte sugli scaffali dei negozi e scambiando le bobine delle voci tra bambole dei due sessi, come Ken o Gi-Joe. Barbie si è trovata a gridare: “Mangia piombo, Cobra. La vittoria è mia!” mentre Ken si scopriva a tubare “Andiamo a fare shopping. Avremo abbastanza vestiti?”(1) Non siamo certi se questi fatti abbiano o meno influenzato gli artisti americani che hanno dato il via alle versioni BDSM della bambola, ma di certo hanno introdotto un nuovo, inedito e affascinante modo di immaginare questa bambola. Era del resto solo una questione di tempo, dato che quasi tutti i BDSMers - in special modo chi apprezza il bondage - rammenta di solito di aver inscenato da bambino con i propri balocchi dei giochi a base di corde, catenelle, dominazione o altre espressioni BDSM. Nulla di sorprendente dunque se alcuni artisti hanno introdotto il BDSM nel mondo tutto vanilla della bambola ultrabionda, fotografandola in situazioni assai esplicite e più o meno volgari. Né sorprende che tutto questo abbia dato scandalo, e che la ditta produttrice abbia promosso azione legale contro gli artisti che hanno fatto un uso “alternativo” della loro bambola. Ciò che risulta sorprendente è il risultato di queste azioni legali: i tribunali hanno garantito la libertà degli artisti di “pervertire” il mondo della famosa bambola!

Nel novembre del 2002 la Mattel è stata per due volte sconfitta in altrettanti tribunali. Dapprima il giudice distrettuale Laura Taylor Swain’ ha negato alla ditta di procedere contro una artigiana inglese. Susanne Pitt, una artista tedesca che vive in Inghilterra, aveva messo in vendita sul proprio sito www.dungeondolls.com delle Barbies modificate e abbigliate con vestiti e accessori fetish e BDSM. “rivelo soltanto la natura sessuale delle Barbie ponendola in un moderno contesto erotico”, ha dichiarato al giudice. La corte ha stabilito che “i richiami alla espressione artistica e alla parodia dell’accusata e le prove documentali che ha fornito giustificano la sua difesa di uso corretto”. Considerato che “non vi sono elementi che facciano considerare le Dungeon Dolls quali prodotti sostituivi delle Barbie.” Per questo le Barbie BDSM di Susanne Pitt sono considerate parodie e prodotti artistici e non violano il copyright della Mattel. Il giudice, facendo riferimento alla presentazione delle Dungeon Dolls che la descriveva vestita di: “completo bondage short di pelle in stile bavarese e cappuccio in gomma con maschera in PVC” ha stabilito che la Barbie Sadomaso era “parecchio differente dal classico prodotto per bambini prodotto dalla Mattel.” E anche che “per quanto questa corte sia a conoscenza, non esiste una linea di Barbie S/M prodotte dalla Mattel.”(2) e questo non fosse bastato, ancora nel novembre del 2002 un’altra azione legale della Mattel, stavolta contro il fotografo americano Tom Forsythe, è stata archiviata dal giudice federale, che ha considerato la libertà di espressione dell’artista preminente sul diritto di immagine della Mattel, che i legali della compagnia dichiaravano leso dalla rappresentazione della bambola in situazioni esplicitamente sessuali.

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