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Da dove nascono le paure?

Quelle paure che afferrano e paralizzano da dove vengono? O quantomeno, una buona parte di queste? Dopo essere entrati nel nuovo millennio, almeno per quanto riguarda l'Occidente, e dopo tutti i: "che ne sarà di noi" e "sopravvivremo al 1000 e non più 1000" ci siamo rilassati. Anche se, qualche amante del genere apocalittico e catastrofico ha rimandato a qualche decennio ancora la fatidica "fine del mondo"... Pare che l'uomo abbia sempre bisogno di temere qualcosa. Non importa se il qualcosa è reale o frutto della propria fantasia....E se non c'è nulla da temere se lo costruisce, se lo inventa.

Quando mia figlia era piccola, ho sempre evitato di trasmetterle paure quali: il buio, il lupo, del diavolo, l’uomo nero o blu che sia.
Eppure lei se ne è inventata una: quella delle api o della tigre.
Una paura personale costruita da lei stessa. Forse una necessità per scaricare le proprie tensioni.
Oppure un bisogno per esorcizzare problemi più reali, più tangibili.
Le paure (bhaya) sono frutto sì, della debolezza, ma anche del non sapere.
L’ignoranza di far parte del tutto.
La libertà dal timore è solo di colui che conduce una vita pura.
Questa frase l’ho scritta a proposito del primo dei pancha-yama.
Che vuol dire una vita pura? Per prima cosa si dovrebbe comprendere qualcosa a proposito dell’Ahimsa, non-violenza, tanto cara a Gandhi e, in secondo luogo, valutiamo come e quando si comincia ad avere delle paure.
Quelle paure che afferrano e paralizzano e, a parte chi crede agli amanti del catastrofico di prima, da dove vengono? O quantomeno, una buona parte di queste? e che nesso hanno con una “vita pura”?
Probabilmente, visto che la nostra società si ciba soprattutto di esseri viventi uccisi, visto che questi esseri viventi non credo si immolino con grande tripudio e gioia, e visto che la paura e la rabbia scaricano nei tessuti le tossine (vorrei ricordare che ci sono dei serpenti che riescono a percepire la preda nell’oscurità perché sentono il suo terrore) si potrebbe dunque arguire che, insieme all’animale, l’essere umano si cibi anche della paura, la rabbia, la frustrazione dell’animale stesso.
A questo punto posso lasciare trarre a voi stessi le conclusioni.
Non è un’esortazione a diventare vegetariani poiché ritengo che ognuno debba percorrere la propria evoluzione. Credo altresì sia inutile che una persona si costringa a diventare vegetariana e mentre mangia una insalata di verdure miste si sogni una bistecca al sangue.
Anche la lattuga è un essere vivente e sono più che sicura che il suo timore nel momento di essere sradicata si espanda nelle sue venature, le sue foglie; credo però che essendo percepibili solo a un grado di evoluzione molto sottile, le conseguenze di un assorbimento della paura vegetale sull’essere umano contemporaneo siano meno individuabili.
E allora come viviamo? Di che cosa ci possiamo cibare? potrebbe obiettare qualcuno.
Niente preoccupazioni di questo tipo! Chi si dovesse trovare nello stadio raffinato di percepire il disagio di nuocere al regno vegetale basterà che si nutra solo dei frutti, dei prodotti del vegetale stesso (es. il pomodoro, la melanzana, il peperone, il fagiolo, le olive e così via. Anche se noi li pensiamo verdure, sono frutti, cioè non è necessario uccidere la pianta, si utilizza il prodotto. Così come frutti sono la mela, la pera, la banana ecc.) Questo si può riportare anche nel mondo animale con l’utilizzo solo dei prodotti dell’animale stesso quali il latte, il formaggio, il burro, il miele e così via. In questo modo si evita di assorbirne la paura, e tutto quello che ne consegue, e, al contrario, si ottiene il beneficio di un uno scambio naturale.
I cereali meritano un discorso a se stante poiché il frutto è al termine della vita della pianta (proprio come un canto del cigno) e il loro utilizzo non la danneggia minimamente.
Nella nostra dieta mediterranea i cereali sono molto importanti e a dire il vero anche nella dieta vegetariana.
E, anche se alcune sensibilità non rimangono sconvolte dall’uccisione di qualche innocente essere vivente, si sappia che la limitazione dell’uso eccessivo di carne non solo aiuta a stare meglio fisicamente ma anche ad affrontare più serenamente la vita.
Basta provare.