Questo sito contribuisce alla audience di

Astanga Yoga (otto membra)

L’Astanga (otto membra) Yoga non è uno stile bensì una denominazione dello Yoga classico (Raja Yoga), descritto dal saggio Patanjali negli Yoga Sutra, come il percorso che si dovrebbe intraprendere per raggiungere la realizzazione. Eppure, qui in Occidente, pare sia arrivato come un “tipo di Yoga”. Un tale concetto errato non può che portare confusione, fraintendimenti e anche, forse, allontanare dal percorso. Dunque vorrei provare a semplificare, in poche righe, queste otto basi per chi, per caso o per ricerca, in questa determinata fase della sua vita, si accosta per la prima volta allo Yoga. Otto stadi principali necessari per intraprendere il cammino progressivo verso quella che gli indiani chiamano liberazione (Moksha) dalle rinascite

Una signora mi ha telefonato chiedendomi la possibilità di “fare Yoga” tenendo a precisare che non voleva fare lo “stile Astanga” poiché si era trovata male in una palestra dove facevano questo tipo troppo energico di Yoga.

 

L’Astanga (otto membra) Yoga non è uno stile bensì una denominazione dello Yoga classico (Raja Yoga), descritto dal saggio Patanjali negli Yoga Sutra, come il percorso che si dovrebbe intraprendere per raggiungere la realizzazione. Eppure, qui in Occidente, pare sia arrivato come un “tipo di Yoga”.

Un tale concetto errato non può che portare confusione, fraintendimenti e anche, forse, allontanare dal percorso.

Dunque vorrei provare a semplificare, in poche righe, queste otto basi per chi, per caso o per ricerca, in questa determinata fase della sua vita, si accosta per la prima volta allo Yoga.

 

Astanga: gli otto stadi principali necessari per intraprendere il cammino progressivo verso quella che gli indiani chiamano liberazione (moksa) dalle rinascite.

I primi due stadi sono costituiti dalla disciplina morale, che comprende sia le cinque regole Yama (che armonizzano le relazioni interpersonali) sia le cinque osservanze Niyama (che armonizzano le sensazioni interiori).

Nel primo stadio, il praticante dovrebbe, dunque, astenersi dall’offendere ogni creatura vivente (Ahimsa), dire la verità (Satya), astenersi dal prendere ciò che non gli appartiene (Asteya), avere controllo delle proprie passioni (Brahmacharya) e non prendere più di quanto gli è necessario (Aparigraha).

Il secondo stadio riguarda i Niyama, che suggeriscono l’osservanza  di un corretto approccio con se stessi, cioè: mantenere la purezza del corpo e dello spirito (Saucha), conservare un atteggiamento soddisfatto ed essere felici di quanto si possiede (Samtosha), cimentarsi con costanza e decisione al conseguimento della propria realizzazione (Tapas), dedicarsi alla ricerca e studio del proprio Sé più profondo (Svadhyaya) e, infine, meditare e concentrarsi sul Principio, l’Origine (Ishvara-pranidhana).

Il terzo stadio riguarda le Asana, le posizioni dell’Hatha Yoga. Asana significa sedile, posizione comoda, pertanto, il praticare queste posizione implica naturalezza, benessere e non sofferenza. Un mio caro amico Gerard Blitz, ex presidente della Federazione Europea Yoga, usualmente diceva: “Uno Yoga che fa male è uno Yoga fatto male!”

Nel quarto stadio si utilizza la respirazione Pranayama (il controllo del respiro) funzione basilare, molto importante della nostra vita che inizia con una inspirazione e termina con un’esalazione. Il controllo del respiro consente un’acquisizione di consapevolezza e di portare la propria attenzione sul presente.

Il quinto stadio Pratyahara, corrisponde alla dissensazione, al ritiro della coscienza e dei sensi dall’oggetto della concentrazione: un assorbimento che consente il passaggio all’anga successivo.

Il sesto stadio, contempla la concentrazione Dharana. Dharana consente alla mente di focalizzare un solo oggetto escludendo tutti gli altri. Questo permette di eliminare le distrazioni e qui si entra nei livelli più spirituali.

Nel settimo stadio si arriva a Dhyana, la meditazione, che si divide in altri livelli. Nella Gheranda Samhita viene diviso in tre parti. Il primo detto concreto e grossolano (Sthula), il secondo detto luminoso (Jyotis), il terzo detto sottile (Sukshma) .

La conseguenza arriva con l’Ottavo stadio Samadhi che è l’estasi suprema. Scopo dello Yoga. Anche questo stadio ovviamente ha parecchi livelli. Per Patanjali ve ne sono due: quello conscio (samprajnata) e quello inconscio (asamprajnata). Questi si dividono in altri. In effetti, ognuno può sperimentare un suo personale Samadhi.

 

Comunque volevo puntualizzare che il percorso non segue rigidamente questi passi. Uno stadio non può essere dissociato dagli altri. Ogni individuo potrebbe stravolgere questo elenco. 

 

Questo è un viaggio che una persona in ricerca può percorrere indipendentemente dalla scelta della tecnica.

 

Non uno stile di yoga ma uno stile di vita.