Sono presenti altre opere bronzee che raffigurano delle giovani donne in bilico su una
sedia, quella sedia che campeggiava sulle pareti del suo salone ad Ardea insieme ai disegni
degli IMpressionisti e di Brancusi, unico oggetto che, come spesso teneva a sottolineare,
proveniva dalla casa paterna.
Un’altra ragazza seduta su una poltrona circolare retta da un perno, ispirata a quelle di
alcantara che aveva nel suo salone, si articola con le gambe e le braccia come un’acrobata.
Ci sono inoltre sculture in bronzo che lui chiama “divertimenti”, composte da un semplice
panneggio o da elementi vegetali che sintetizzano la sagoma di un fenicottero.
La mostra offre altri ritratti di grande intensità e una figura di fanciulla panneggiata,
realizzata in ebano, uno dei suoi materiali preferiti, nonostante la difficoltà di
lavorazione.
Una statua di Ulisse in bronzo, con un tralcio di albero in mano, chiude questo itinerario,
ed è diventata simbolo-immagine di questa rassegna.
Quasi tutti i personaggi rappresentati da Manzù riflettono l’interiorità molto penetrante,
dolente ma con l’aspirazione più profonda ai più alti ideali umani.
Il modellato di Manzù fa vibrare la materia, è volutamente semplificato rispetto
all’anatomia umana, ma riecheggia la plastica antica e nello stesso tempo lo proietta in
una dimensione allineata all’esperienza della plastica novecentesca, come ha sottolineato
Argan in una mostra degli anni ‘70 in cui definisce lo scultore come “l’ultimo degli
antichi e il primo dei moderni”.
La mostra ha la particolarità di poter essere toccata in quasi tutte le opere,
un’esperienza necessaria per farla fruire anche ai non vedenti e agli ipovedenti e
un’esperienza interessante e unica per tutti gli altri visitatori.
E’ da segnalare l’efficacia dell’organizzazione e dell’ufficio stampa “Economia e Cultura”
che ha facilitato il compito e le esigenze degli studiosi ed ha reso maggiormente leggibile
al grande pubblico l’opera del grande artista lombardo.

Elettra Cecilia









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