
Curata dal direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Lugano Rudy Chiappini, la retrospettiva promossa dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione (e organizzata da Comunicare Organizzando) si avvale dei prestiti di importanti istituti museale internazionali. In particolare, saranno esposte al Vittoriano tutte le opere conservate in Italia: i 3 oli della Pinacoteca di Brera, altre 3 opere della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, due invece da Torino (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli) e poi, ancora, Livorno, Udine, Venezia, Vicenza, Verona.
Tra le opere in mostra al Vittoriano spiccano gli splendidi ritratti, come quelli di Monsieur Cheron (1915), del poeta polacco Leopold Zborowski (1916) e ‘Paul Guillaume seduto’, di Monsieur Baranowski (1918), Monsieur Brabanter (1919) e il ritratto a matita di Jean Cocteau.
Bellissime le figure femminili dalla vezzosa ‘Lolotte‘, dai volumi netti e sintetici (1916), la lieve ‘Bionda Renee’, la ‘Donna con vestito scozzese’, ‘Hanka Zborowska’ del 1917, dalla sintetica volumetria, ‘Teresa‘ del 1915, in cui si fondono cubismo, sintetismo primitivista e la lezione di Cezanne, ‘La bella spagnola’ del 1918, la splendida ‘Lunia Czeschowska‘, olio su tela del 1919, dove un unico e continuo filamento ondoso delinea i contorni purissimi. Tenera la raffigurazione della donna della sua vita,
Jeanne Hébuterne, ritratta seduta sul letto nel 1919. Peronalità affascinante quella di Modigliani tra Prigi e L’Itaalia.
La sua formazione culturale è tutta italiana in quanto egli amava molto Dante, Carducci,Leopardi e
D’annunzio. Nella sua arte al centro dei suoi interessi c’erano anche gli artisti gotici fino a quelli rinascimentali per arrivare al novecento alle esperienze dei Macchiaioli.
La sua vita personale fu molto inquieta e segnata dalla malattia e dal dolore dell’anima.Nativo di Livorno, studia arte alle “Belle Arti di Firenze“, assiduo frequentatore degli Uffizi e dell’atelier di Fattori. Poi si trasferisce a Parigi che allora doveva essere il luogo ideale per tutti gli inquieti, gli sradicati, luogo per cercare la propria identità, una sigla espressiva.
Dopo il periodo veneziano in cui grande è l’influsso della carnalità del colore della scuola veneta, nel 1906 si stabilisce a Monmartre a Parigi. Nel 1909 dopo un breve ritorno in Italia, passa alla Rive Gauche a Montparnasse esperienza fondamentale per la realizzazione ed esperessione del suo genio sregolato.
Di Elettra Cecilia

Elettra Cecilia








