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Intervista a Chiara Candidi

Attrice, scrittrice, regista ed interprete di "Abigail Alive" in scena il 15 dicembre 2006, ore 21 al Teatro di Velletri.

Elettra__ Parlami del tema principale e delle realtà umane presenti nel tuo spettacolo.

 

Chiara Candidi__Il tema principale è sicuramente il Teatro, la magia e l’artificio che questa arte possiede, che consente ad un attore o ad un attrice, perfino di far rivivere un personaggio realmente esistito, o anche frutto della fantasia, potendolo così riscattare dal corso della storia, dandogli ancora voce perché possa dire tutto quello che non ha potuto dire in vita, indagando nel suo intimo, nella sua umanità e quindi, attraverso di lui, indagando nell’intimo e nei segreti dell’essere umano. E’ un sovrapporsi di livelli: svelando i nodi più reconditi dell’essere umano, si svelano anche i nodi più reconditi dell’arte teatrale, e dell’arte dell’attore e viceversa, il che può voler dire solo che teatro, attore e uomo sono “la stessa cosa”: il teatro è l’arte umana per eccellenza (senza l’essere umano in carne, ossa e spirito non può esserci teatro ), e l’attore ha come strumento della propria arte, sopra ogni atro, l’essere umano.
Naturalmente scegliendo la storia di Abigail il tema è anche, strisciante e arrabbiato nel corso di tutto il mio testo, i detentori del potere che usano le disgrazie umane, che loro stessi hanno causato, per mantenere il loro potere, dopodichè, una volta essersene serviti, le mettono alla gogna sino a distruggerle… tema ad oggi attualissimo, e che non smette un solo giorno di indignarmi.

 

Elettra__Quali sono state le esperienze formative più belle nella tua carriera di attrice?

 

Chiara Candidi__Sono all’incirca sette anni che studio e pratico questo mestiere ( ho 22 anni ) e ce ne sono state molte…. L’esperienza di lavoro con Giuliano Vasilicò, la possibilità che mi ha dato il mio corso di laurea, il dams, di conoscere i grandi maestri del teatro romano degli anni ‘70, da Remondi e Caporossi a Giancarlo Nanni, ma per me anche solo aver visto film come “Salomé” di Carmelo, è stata un’esperienza formativa attoriale sconvolgente, come lo è stata tutta la ricerca sul Living Theatre che ho fatto per la mia tesi. Ma le esperienze più importanti, sono state sicuramente la mia recente permanenza all’Odin Teatret e il lavoro sul personaggio di Abigail Williams.

 

Elettra__Abigail, personaggio complesso….parlami di come è nato questo spettacolo tuo sulla sua figura ai limiti di un diario intimo dell’anima.

 

Chiara Candidi__E’ nato tutto da quel quadernino nero che mi accompagnava ogni volta mentre lavoravo per costruire il personaggio per lo spettacolo “La Seduzione del Male”, poi lo spettacolo c’è stato e abbiamo avuto un buon successo, ma dentro di sé Abigail era insoddisfatta, io ero insoddisfatta, sapevo che Abigail aveva ancora tantissimo da dire, che nel corso dello spettacolo aveva potuto dar libero sfogo a solo una minima parte della sua anima…. E questa incompletezza mi pesava dentro… finché non sona stata su all’Odin Teatret e lì…. Vedendo, vivendo e sperimentando quello stracolmo di creatività, di bellezza, di libertà teatrale, ho sentito che il non detto di Abigail stava sempre più ribollendomi dentro… così ho riaperto quel diario, c’era un mondo intero, che mi ha anche spaventata perché attraverso le parole di Abigail leggevo anche verità su di me e poi con la penna, nella mia mano, Abigail continuava a scrivere su quel diario e allora l’ho lasciate fare e mi sono lasciata andare anche io…ogni giorno, ancora oggi, Abigail ha da scrivere, io ho da scrivere e sembra proprio che non ne abbiamo mai abbastanza di sviscerarci vicendevolmente anima, pensieri e ricordi…. Devo tantissimo ad Abigail Williams… perché proprio lei?… i personaggi negativi della storia mi hanno sempre molto incuriosita, mi incutono molto timore, perché sono il monito che l’essere umano è capace delle più efferate malvagità, ma, in una qualche maniera, sono loro “legata”, perché non credo nella assoluta malvagità dell’uomo. Quando ho conosciuto per la prima volta, Abigail Williams, vedendo il film tratto dal dramma di A.Miller, “il Crogiuolo” lo odiata con tutta me stessa! Quello che fece fu orribile, poi… leggendo il testo di Miller, affrontandola come personaggio da interpretare e documentandomi sulla sua storia, sul suo passato e sulla fine che fece…. Mi sono incuriosita sempre più, come aveva potuto fare una cosa tanto orribile? Me lo sono chiesta e… mi sono messa al lavoro per darmi una risposta….

Elettra__Qual’è la tua idea di teatro espressa nel tuo spettacolo, mi pare di capire che si lavori anche sul corpo e sulle musiche  di Bjork (una delle mie cantanti preferite!!!:-) Come la musica di Bjork si innesta nella costruzione dello spettacolo?

 

Chiara Candidi__Come ho detto prima mi sono lasciata andare e…. diciamo a metà percorso di lavorazione, mi sono resa conto che stavo mettendo in pratica gran parte degli insegnamenti dei tanti maestri che ho incontrato in questi anni di studio dell’arte della recitazione (da tecniche di zoomorfia, all’suo dei risuonatori della voce, allo studio della memoria emotiva, ecc.. ecc.. ). Ma una volta consapevole di questo, ho superato tale consapevolezza e ho continuato a “lasciarmi andare” - uso questa espressione per intendere che ho lasciato che i pensieri e le emozioni mie, di Abigail, e mie riguardo la storia di Abigail, fluissero libere prendendo forma in voci, suoni, rumori, movimenti, oggetti, gesti, parole e sentimenti – ne è venuta fuori una composizione di corpo e voce che, almeno lo spero, dilata il più possibile le possibilità del mio corpo e della mia voce. Se sentivo che un sentimento di Abigail andava espresso con il corpo mi sono lasciata guidare dal suddetto sentimento perché si esprimesse con ogni centimetro del mio corpo, in relazione con lo spazio circostanze, che si faceva anch’esso strumento del mio agire. E lo stesso è accaduto per la musica di Bjork… sin dal primo istante in cui ho iniziato a lavorare su Abigail ho saputo che la musica di Bjork era la voce dell’anima di Abigail, in particolar modo l’ultimo album “Medulla”, e così, ( anche seguendo gli insegnamenti dall’Odin Teatret) mi sono lasciata guidare dai lamenti, dagli strazi, e dalle acrobazie vocali di Bjork, per dare libero sfogo ai sentimenti di Abigail…. Alla fine ne son venute fuori coreografie di teatrodanza, anche se in maniera assolutamente autodidattica. Penso che anche per il fatto di essere sola in scena,  se voglio esprimere, essere, incarnare il vissuto di Abigail, ossia quello che la sua esperienza di vita ha significato e significa ancora oggi, quindi farne un simbolo, dovevo investire la totalità della mia espressività corporea (e quindi è ciò che ho provato a fare)…. E questa è sempre una cosa che il teatro permette di fare, perché, e questo è l’insegnamento anche di Eugenio Barba, nel teatro c’è la danza, la danza sta nell’attore, sta nella sua costruzione di una partitura fisica e vocale che vada col suo battito interno a dare corpo anche a qualcosa che corpo non lo ha. Ogni spettacolo teatrale, a mio avviso, anche il più statico, se ha un ritmo interno che guida gli attori, è una coreografia di danza.

 

Elettra__Parlami della tua recente esperienza all’Odin Teatret.

Chiara Candidi__E’ stata, ad oggi, l’esperienza non solo teatrale, ma anche umana, più bella della mia vita… vivere con loro, immergermi nella loro quotidianità inzuppata ad ogni ora del giorno e della notte di teatro è stato bellissimo. L’ho detto già un migliaio di volte: l’Odin Teatret è un’isola felice, nella quale si può decidere di condurre la vita senza che ci sia alcuna differenza tra teatro e vita. Come lo è stato per primo il Living Theatre, l’Odin è la realizzazione di un’utopia, non solo teatrale, ma anche umana, di vita insieme, di collaborazione e scambio, di condivisione, di totale uguaglianza. 

 

Forse oggi, nell’era del monopolio da parte della tv, nell’era del benessere e dell’indifferenza,  al di fuori di quell’isola questo non è più possibile, non lo so… certo, per chi come me insegue, sin da bambina, quel sogno sia teatrale, che umano, andare e stare lì, su con loro, ti spinge a continuare a credere nell’utopia e a rincorrerla… forse oggi, a differenze degli anni ’70, non si può più con un gruppo di persone che condividono la tua stessa rabbia e il tuo stesso sogno, ma da soli, nella solitudine della propria vita, attuando ogni giorno la propria piccola anarchia teatrale e umana, si. Comunque, secondo me, anche solo imparare il loro training e assistere ai loro spettacoli, dà un piccola idea ad ognuno della grandezza e della bellezza di quel mistero, umano e divino, che è il teatro.

 

 

Intervista a cura di Elettra Cecilia

 

Nelle Foto immagini di Chiara Candidi

 

Commenti dei lettori

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  • marisa

    03 Feb 2010 - 14:29 - #1
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    chiara candidi, la mia nipotina, è la vera artista di famiglia.marisa

  • marisa

    10 Feb 2010 - 19:50 - #2
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    chiara candidi è una abigail molto passionale e forte: spero possa affermarsi nel difficile mondo del teatro per esprimere tutta la sua creatività, che altrettanto, se non di più, pasionale e forte. marisa monteferri

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